Quattro passi per rendere bella Cefalù… anche se oggi tutto va bene

Una città turistica deve avere fantasia, attrazioni, infrastrutture e servizi. Cefalù possiede solo alcuni elementi di fantasia. Per il resto non valorizza le sue attrazioni, ha un parco infrastrutture fermo agli anni ’70 e non possiede quei servizi necessari per essere vera località turistica.

Iniziamo dalla fantasia. A Cefalù oggi esiste solo la fantasia degli hotel e dei ristoranti che sono ben attrezzati e rispondono alle richieste di chi si muove e fa turismo. Non fosse per queste realtà, infatti, la città oggi sarebbe del tutto spenta. Per il resto manca tutto. Non vi sono, infatti, quei divertimenti, fatta eccezione per l’acqua park, capaci di offrire la fantasia turistica che cercano quanti si muovono e fanno turismo. Per iniziare Cefalù dovrà ricostruirsi con intelligenza la sua vita notturna. Occorre invertire la rotta attuale del degrado notturno creando vere attrazioni della notte e ideando per essa anche nuovi percorsi turistici. La Rocca non si può chiudere al calare del sole, la Cattedrale va ammirata al suo interno anche nelle ore serali e notturne, le strade del centro storico devono sapersi aprire agli artisti tutto l’anno e a tutte le ore, la musica dovrà essere la regina anche della notte con concerti, balli e danze che rispettano la quiete pubblica. Tutto questo non è difficile. Basta solo affidarsi ai tantissimi talenti della nostra città che vanno valorizzati e non mortificati da arrivisti e mediocri che sono buoni solo a mettersi in mostra.

Il secondo passo deve valorizzare con intelligenza le attrazioni di Cefalù. ll Museo, la Rocca, il percorso fra le tante chiese della città, il bastione, il lavatoio medievale, il teatro Cicero, il castello Bordonaro, la pedonale sulla scogliera, la strada di epoca romana e la Giudecca non si possono tenere chiusi. Occorre renderli fruibili 24 ore al giorno. Solo così la città potrebbe incassare ogni anno almeno cinque milioni di euro. Soldi che si dovrebbero destinare per una parte a pagare i custodi di queste attrazioni. Per una seconda parte a rivestirli per rendere questi beni sempre più fruibili e per una terza parte, infine, per creare quel cartellone di manifestazioni e di attrazioni che solo saprà far vivere la città di Cefalù dodici mesi l’anno. Anche questo non è difficile. Basta solo mettere attorno allo stesso tavolo le tante intelligenze della nostra città e lasciarvi fuori quei pochi mediocri, arrivisti e senza idee che impediscono ogni sviluppo.

Per il terzo passo, quello che riguarda le infrastrutture cittadine, occorre un discorso a parte. Urge creare parcheggi pubblici, dotare la città di un vero piano traffico, ricostruire il lungomare, rimettere a nuovo il Porto, valorizzare davvero il Centro storico partendo dal rispetto verso quanti vi risiedono, dotare la città di una nuova condotta idrica, costruire il tanto atteso nuovo depuratore e portare a termine l’ampliamento di quello già esistente. Il tutto facendo arrivare in città i soldi, pubblici e privati, che si possono avere solo aprendo Cefalù ad una vera e sana progettazione europea. Non mancano, anche in questo caso, i veri progettisti. Occorre solo aprire loro, con molta trasparenza, le porte della città.

Infine il quarto passo: i servizi. La raccolta differenziata, il rispetto dell’ambiente, lo sviluppo delle energie alternative, l’agricoltura biologica, la valorizzazione dei prodotti tipici locali devono diventare il biglietto da visita della nuova Cefalù. Solo così i giovani potranno restare in città ed evitare il triste viaggio dell’emigrazione. La questione dei servizi, però, merita un’ultima riflessione: gli investimenti economici oggi non si fanno nel buio. Per questo Cefalù dovrà dotarsi di una grande banca dati turistica capace di offrire alla città i numeri sempre aggiornati sul turismo e sull’economia cittadina ma anche quelli che riguardano le problematiche da risolvere. Il tutto senza paure e nella vera ed autentica libertà. Soldi pubblici e privati vanno investiti con intelligenza. Perché questo accada occorre affidarsi a studi e ricerche che oggi vanno portati avanti sulle solide basi della statistica e della ricerca scientifica. Una città che vuole fare turismo non può aspettare, come oggi accade, i dati sulle affluenze turistiche da una regione, quella siciliana, incapace di raccoglierli. Una città che vuole fare turismo oggi deve possedere una vera banca dati comunale e territoriale sulla quale costruire il suo futuro.

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