A Cefalù solo 170 parti: chiude il centro nascite? Meetup denuncia

Centro nascite di Cefalù a rischio chiusura? Nei primi sette mesi di quest’anno, infatti, vi hanno partorito solo 170 donne. Con questo ritmo sembra assai difficile che entro la fine dell’anno vi arrivino altre 330 partorienti. Perché resti in vita il centro nascite dell’ospedale Giglio, nel corso del 2016, vi dovranno nascere almeno 500 fra bambini e bambine.

La denuncia arriva dal Meetup Cefalù e dal Movimento 5 stelle che chiedono di non chiudere il centro nascite cefaludese.



«Il punto nascita dell’ospedale di Cefalù “ Fondazione G. Giglio”, reparto all’avanguardia e punto di riferimento dei cittadini cefaludesi e madoniti,  rischia di chiudere il 31 dicembre 2016  se non verranno raggiunti i 500 parti l’anno» denuncia in una nota il Meetup di Cefalù .«Ad oggi il centro  nascite ha all’attivo circa 170 nascite con unità operativa di ostetricia e ginecologia efficiente dotata di ginecologi, ostetrici , pediatri e  personale infermieristico altamente specializzato, a cui afferisce anche un servizio di pediatria che offre assistenza specialistica sia in regime ambulatoriale che in regime di degenza e garantisce le urgenze ostetriche e ginecologiche con turni di guardia attiva 24 ore su 24».

Nonostante un servizio ospedaliero così efficiente perché a Cefalù le donne non vogliono più partorire? «Nell’ambito dell’assistenza al parto spontaneo è attivo anche il servizio di partoanalgesia 24 ore su 24 – continua il comunicato – con visita anestesiologica programmata in regime di preospedalizzazione utile a fornire alla gestante tutte le informazioni inerenti le tecniche anestesiologiche. Nonostante tutto questo, nell’ultimo anno la paventata chiusura e una politica denigratoria, hanno fatto si che molte partorienti abbiano preferito andare a Termini Imerese o a Palermo perché  convinte che il reparto non sia più efficiente e sia  carente di personale. Ma tutto questo è falso». Nel suo comunicato Meetup mette l’accento sugli insuperabili disagi di viabilità che rendono difficili i collegamenti con il territorio e che potrebbero comportare inadeguatezza dell’assistenza sanitaria, anche dopo il provvedimento di chiusura del punto nascita di Petralia.

«I paesi delle Madonie – spiega Giuseppe Provenza del meetup di Cefalù – si trovano a un’altitudine media di mille metri sul livello del mare e il  rischio che il parto sfoci in una tragedia è elevatissimo, anzi, aumenterebbero i parti programmati con taglio cesareo, venendo meno  quanto previsto dal piano  stesso, che dovrebbe prevedere una riduzione al taglio cesareo e l’implementazione dell’epidurale. Noi Siciliani  dovremmo poterci permettere la sanità migliore d’Europa. La compartecipazione della Regione siciliana alla spesa sanitaria è passata dal 42,5% del 2007 al 49,11% del 2009, per un valore stimato in 600 milioni di euro l’anno e quello che dallo Stato non riceviamo (per il 2016) 500 milioni dell’Irpef dei siciliani che, ex art.55 dell’esercizio provvisorio appena approvato, è subordinato alla definizione di un accordo tra Stato e Regione stessa. Ecco, quindi, che come premio per la sudditanza dimostrata ed i soldi avanzati, la Sicilia ottiene chiusure di ospedali e reparti».

I Parlamentari nazionali e regionali del Movimento 5 stelle, fa sapere il comunicato, «interesseranno, la  Regione e il Ministro Lorenzin ,affinché si possa rimodulare la rete dei punti nascita basandosi non solo su mere soglie fisse su cui chiedere deroghe, come fossero favori, ma sulle reali esigenze del territorio, tenendo conto anche delle gravissime carenze infrastrutturali della Sicilia. L’evento Italia 5 stelle che si svolgerà a Palermo il 24 e 25 settembre, sarà l’occasione  per parlare anche di questa vicenda  e non si esclude in incontro proprio a Cefalù».