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Chiudono il pronto soccorso e per protesta il Sindaco vi trasferisce il suo ufficio

Un sindaco che sa il fatto suo. E’ quello di Niscemi, un comune di 28mila abitanti in provincia di Caltanissetta, a circa due ore da Cefalù. Francesco La Rosa, rientrato dall’assemblea nazionale sulla sanità tenutasi a Bologna, ha trasferito presso l’ospedale “Suor Cecilia Basarocco” il suo ufficio di Gabinetto. Lo ha fatto per protestare contro la chiusura del pronto soccorso prevista dalla nuova riforma sanitaria attuata dal Governo Crocetta. Secondo la nuova riforma delle reti sanitarie, infatti, è previsto per i comuni Niscemi e Mazzarino un unico pronto soccorso presso l’ospedale Vittorio Emanuele di Gela. «Siamo tutti sbigottiti, increduli, indignati, amareggiati e fortemente preoccupati del grave atto di incoscienza ed irresponsabilità umana e politica con i quali il Governo regionale ha decretato la chiusura del pronto soccorso».

Attualmente sono 12 i sanitari che lavorano nella struttura dove sono attivi due reparti, quelli di medicina e chirurgia. All’ospedale si rivolgono i 28 mila abitanti di Niscemi a cui si devono aggiungere i cittadini degli altri comuni nisseni. Il consiglio comunale di Niscemi, allargato ai sindaci di Piazza Armerina, Mazzarino e Leonforte si è riunito presso l’ospedale. «Abbiamo deciso – dice La Rosa – che se l’assessore alla Salute non ritirerà questo scellerato decreto. Siamo pronti a trasferire la protesta a Palermo, con un sit-in permanente davanti a palazzo d’Orleans insieme ai nostri concittadini. Fa impressione – aggiunge il primo cittadino – come il Governo Regionale abbia deciso di privare Niscemi, comune di 28 mila abitanti, del pronto soccorso ospedaliero come se si trattasse di una scelta talmente normale da lasciare perplessi sia dal punto di vista umano che politico, quando in realtà si tratta di una vera e propria assurda ed incomprensibile follia. Ricordo a tal proposito al Governo Regionale che l’Italia è una Repubblica fondata non solo dalle città metropolitane ma anche da Comuni, e che così facendo si determina migrazione e spopolamento. Noi ci batteremo per conservare l’identità del nostro territorio, affinchè vengano garantiti i parametri minimi di assistenza sanitaria alla popolazione. Nessuno mai dovrà essere lasciato in pericolo di vita per carenza di servizi sanitari».


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