La coscienza del Passato: rivitalizzazione del centro storico. Convegno a Tusa

I centri storici delle nostre città e dei nostri paesi hanno subito negli ultimi anni un grave fenomeno di degrado e di abbandono. Nei piccoli paesi il centro storico si è svuotato a vantaggio delle periferie, con la nascita di veri e propri quartieri dormitorio senza identità. Nelle grandi città invece il centro storico è diventato luogo di residenza per extra comunitari, il più delle volte clandestini, che approfittando dei bassi costi degli affitti, e più spesso dello stato di abbandono degli immobili, ne hanno fatto il loro rifugio.
Il convegno organizzato dalla proloco di Tusa in collaborazione con l’UMPLI Sicilia, il Comune di Tusa e il GAL Nebrodi Plus. dal titolo: “La coscienza del Passato: rivitalizzazione del centro storico” si interroga su tali fenomeni, cercando di trovare delle risposte e lanciando delle proposte per la rivitalizzazione dei centri storici, a volte vere e proprie testimonianze delle tradizioni e delle storie di un popolo.
Al convegno hanno partecipato diversi esperti, tra cui l’archeologo Vittorio Alfieri, Dottore in Beni Culturali Archeologici che negli ultimi dieci anni ha maturato importanti esperienze professionali in ambito di Promozione dei Beni Culturali ed Ambientali, che ha tracciato un excursus storico-archeologico del centro storico di Tusa risalendo alle origini dell’impianto urbanistico montano, nuovo sito scelto dalla comunità alesina verosimilmente intorno al X–XI secolo che trovò iniziale sviluppo nei quartieri di San Nicola e del Castello a cui si aggiunse più tardi quello della Matrice che fece da cerniera urbanistica e sociale tra le due zone abitate rispettivamente da genti di rito greco e genti di rito latino. Accennando brevemente ad architetture militari, civili e religiose si è arrivati fino ai giorni nostri in cui il centro storico ha bisogno di riprendersi il ruolo di “cuore pulsante della città” che in passato ha rivestito. L’architetto Santina Levanto, Architetto specializzata in Mediazione del Patrimonio Culturale che svolge la propria attività professionale a Palermo e che a Tusa si è occupata dello studio, della promozione e della valorizzazione dei mosaici della villa romana rinvenuti in contrada Lanciné, curandone la divulgazione scientifica in diverse pubblicazioni, l’ipotesi di ricostruzione e anche il loro allestimento presso l’Antiquarium “Badia” di Tusa. Proprio sui mosaici e sull’Antiquarium l’Arch. Levanto ha incentrato il proprio intervento sottolineando il sensazionale rinvenimento fortuito avvenuto oltre un secolo fa alle pendici del colle tusano di una vera e propria villa romana di età imperiale dotata anche di un triclinium, ovvero di una sala da banchetto, in cui sono stati individuati tre ambienti pavimentati a mosaico (denominati alfa, beta e gamma) che consentono di datare l’edificio alla fine del III secolo d.C. Questi mosaici si trovano oggi custoditi presso l’Antiquarium “Badia” di Tusa, inaugurato nel 2002 e oggi uno dei maggiori attrattori culturali del centro montano, luogo in cui si trova anche la celeberrima statua marmorea di togato nota come Claudio Pulcro che in passato faceva bella mostra di se al centro di Piazza Mazzini.
Santino Distefano, Vice Presidente della proloco, ha parlato del recupero del centro storico di Tusa sia dal punto di vista della ristrutturazione architettonica, lanciando anche una provocatoria iniziativa di acquisto di case a costo zero, sia, soprattutto, dal punto di vista della rivalsa morale, invitando sia le istituzioni che i cittadini a recuperare la coscienza del proprio passato e a rivitalizzare tutti insieme il centro storico.
Più tecnici sono stati infine gli ultimi due interventi che hanno mostrato come si possano e si debbano recuperare i beni storico-artistici che costituiscono l’identità di un’intera comunità.
La Dottoressa Elisabetta Carcione, Collaboratore restauratore–Tecnico di restauro per il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con decenni di esperienza acquisita nel campo del restauro ligneo e pittorico in diversi siti di interesse storico-artistico di tutta la Sicilia, tra cui ad esempio Tindari dove ha restaurato il simulacro della Madonna nera, ha fatto una carrellata di ipotetici interventi di restauro da eseguire su stucchi e dorature, affreschi e tempere, crocifissi e simulacri lignei, arredi sacri lignei (fercoli processionali, organi, altari, cantorìe, armadi, etc.) e dipinti olio su tela che costituiscono il patrimonio culturale di Tusa, tra cui in particolare l’affresco quattro-cinquecentesco di ignoto raffigurante il Santo Vescovo di Mira, Nicola, incorniciato da riquadri con episodi della sua vita rinvenuto casualmente sulla parete settentrionale della Chiesa di San Nicola e il Crocifisso ligneo custodito presso la Chiesa di San Giuliano realizzato dallo scultore tusano Scipione Li Volsi nel 1542.
Ultimo tra i relatori a prendere la parola è stato il Signor Gaetano Russo, scultore il cui nome è iscritto sul registro dei “Tesori Umani Viventi Patrimonio dell’Unesco”, autore della statua della Madonna di Ravanusa donata nel 2013 a Papa Francesco e oggi esposta presso i Musei Vaticani, e figura nota nel comprensorio di Mistretta dove vive e opera da molto tempo. Russo ha toccato il tema del restauro lapideo anche se man mano ha prevalso in lui lo sfogo per la difficoltà di vivere quotidianamente in un territorio come il nostro potenzialmente straordinario ma che deve fare i conti con una politica nazionale e regionale che tendono a depotenziarlo e a declassificarlo.
Tutto ciò è stato spunto di riflessione per il Sindaco di Tusa, Avv. Angelo Tudisca, che si è compiaciuto e complimentato con la Pro Loco per la felice riuscita dell’iniziativa culturale e si è soffermato su alcuni aspetti toccati nel corso degli interventi precedenti, da quelli storici a quelli archeologici, da quelli tecnici a quelli politici, non lesinando di dare la propria disponibilità e la propria determinazione per continuare a lottare per il territorio, la città e in particolare il centro storico di Tusa che senza ombra di dubbio meritano un futuro degno del loro splendido passato. Testo e  Foto: Massimo raimondi