Mimma Zito: «la malvagità miete vittime e consensi»

Quanto dolore dietro accuse infamanti che lacerano la tua vita provocando ferite che compromettono la tua pace, almeno fino al tempo in cui Dio agisce per ristabilire la Verità. Ma ciò che è certo, che se i nostri nemici sapessero quanto bene Dio trae dal male ricevuto eviterebbero di nuocerci. Certo il dolore innocente grida al cospetto di Dio che non rimane indifferente alla malvagità degli empi i quali operano al fine di distruggere la tua vita magari con insulti e diffamazioni.
Così “ intessono le loro oscure trame” cercando di isolarti e di distruggere le tue relazioni familiari e non solo. Il contesto sociale spesso infatti si lascia attrarre dalle lusinghe di “pruriginosi argomenti” che non hanno magari alcun fondamento. I diffamatori tra l’altro spesso non hanno il senso della civile e umana convivenza. E quindi possono per loro maniacali interessi metterti alla gogna e fartela pagare se magari li hai solamente allontanati perché i tuoi sani valori contraddicono il loro stile di vita. Magari valendosi del fatto che esercitano un lavoro influente e hanno un vasto giro di amicizie esercitano su di te il loro potere di oppressione. Ma dietro accuse infamanti e infondate alla lunga prendi coscienza che devi reagire, per non divenire complice del male. Ci sono gli strumenti per farlo. Devi solo prenderne consapevolezza e agire.

Tra l’altro la diffamazione è una zavorra che condiziona pesantemente non solamente la tua vita personale, ma anche familiare, lavorativa e soprattutto per ciò che mi riguarda, ecclesiale. E’ anche Cristo che ti chiede di operare perché sia fatta giustizia nella tua vita per amore della verità e per operare con libertà di spirito il bene. Mi piace concludere con il passo 2 Corinzi 12, 9b-10: «Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole è allora che sono forte».



Mimma Zito