Le virtù della scrittura …

Cari lettori, mi piace ricordare che proprio in questo mese di novembre la nostra rubrica di psicologia compie tre anni! In questo periodo il vostro interesse è cresciuto e ringraziandovi, ho fiducia che la lettura dei vari articoli proposti, possa ancora essere un piacevole appuntamento.

Così oggi la mia riflessione si concentra sul senso e sul valore della scrittura, su cosa significhi affidare i propri pensieri ad una pagina bianca, nella valutazione che scrivere è un atto intimo e personale.

Scrivere per un pubblico significa immaginare i destinatari e il loro potersi identificare, condividere o dissentire dal contenuto, vuol dire cercare di essere chiari, sintetici usando poche e semplici parole per non perdere di efficacia, spesso occorre “togliere” scegliendo cosa mantenere, sebbene ciò possa essere non facile perché chi scrive si affeziona sempre ai propri elaborati; si tratta di un impegno e di una responsabilità ma è anche gratificante poiché è un po’ come dare vita ad una propria creatura, inviando un messaggio in cui si investe e al contempo si scopre, qualcosa di sé.

Ma scrivere può essere un atto fatto solamente per se stessi, un modo per esprimere liberamente pensieri ed emozioni, per dare concretezza a certi vissuti che dopo appaiono più chiari e ordinati; la scrittura infatti, non di rado porta sensazioni di sollievo e come in un “raccontare” a se stessi, diventa un modo per “raggiungersi”.

Così stati d’animo confusi, poco consapevoli oppure unicamente intimi ed inconfessati, trovano una più limpida visibilità e ciò accade non solo grazie alla tangibilità del mettere nero su bianco, ma anche perché scrivere di sé porta a dare forma, a delineare, a ricomporre un puzzle, in un dialogo interiore tra cognitivo ed emotivo.

Anche se oggi la comunicazione scritta è quasi del tutto affidata agli sms o alle e-mail, molti  ricorderanno le lettere scritte a mano e molti avranno fatto l’esperienza, forse ormai lontana nel tempo, di tenere un proprio diario. Questi due esempi attengono ad un canale espressivo non verbale che pur non prendendo il posto del dialogo, è ugualmente prezioso; narrarsi anche per iscritto è un atto terapeutico ed esporre le proprie sensazioni consente di rielaborarle, prendendo familiarità e confidenza con se stessi e il proprio mondo interiore.

Poiché “verba volant, scripta manent”, affidare le proprie esternazioni ad uno scritto, ha il valore della continuità e di frequente fissa le tracce di un percorso personale di cambiamento e di evoluzione, infatti rileggere nel tempo i propri elaborati consente di cogliere differenze tra il “lì e allora” ed il “qui e ora”, riappropriandosi o distaccandosi da certe esperienze.

Come percorrendo un itinerario dentro se stessi, scrivere è un dono che possediamo e un’affascinante opportunità di scoperta … per “ri-scrivere” una nuova stesura della nostra storia.