Prima Guerra Mondiale: 15 maggio 1917 la battaglia del Canale d’Otranto

Nella notte tra 14 e il 15 maggio di cento anni fa, la formazione navale da guerra austriaca al comando del capitano di vascello Miklós Horthy, muovendosi dalla base navale di Cattaro, posta nel basso Mar Adriatico, tentava di raggiungere e distruggere lo sbarramento del Canale d’Otranto. Il blocco del Canale, era stato realizzato dalla marina dell’Intesa, mediante una lunga catena di pescherecci armati, i cosiddetti “Drifters”, allo scopo di impedire la k.u.k. Kriegsmarine l’accesso nel Mediterrano dal Mar Adriatico. Le navi da pesca, a presidio del tratto di mare tra la Puglia e l’Albania, sin dal 1915, erano state dotate di reti d’acciaio al fine di ostacolare anche ogni possibile azione di forzamento da parte dei sottomarini dell’imperiale e regia Marina austro-ungarica. Questa vera e propria barriera artificiale composta da circa cinquanta imbarcazioni si articolava lungo il tratto di mare che andava da Capo Santa Maria di Leuca in Puglia, fino all’Isola di Fanò a nord-ovest di Corfù. L’area dello sbarramento era sorvegliata da una ricognizione delle forze aereo-navali alleate. Non era la prima volta che la marina austro-ungarica tentava di forzare il blocco. In realtà, in numerose occasioni, le incursioni notturne a sorpresa da parte delle navi austriache partivano dalle Bocche del Cattaro, un munito e inviolabile rifugio navale, sulla costa dalmata meridionale del Mar Adriatico, alla volta dello sbarramento del Canale d’Otranto. Tuttavia, l’azione militare austro-ungarica innescò un vero e proprio scontro navale, quest’ultimo, considerato dagli storici come il più grande combattimento della Prima Guerra Mondiale nelle acque adriatiche. Abbiamo chiesto allo Storico Navale Virginio Trucco (1) di parlarci dell’attacco sommergibilistico e aeronavale austriaco avvenuto nel Canale d’Otranto il 15 maggio 1917.

«Sin dall’inizio del conflitto le marine francese e inglese, cercarono d’impedire all’Austria l’uso del mare chiudendo l’accesso all’Adriatico, anche se con risultati deludenti, l’impossibilità di rifornire presso i porti neutrali dell’Italia e la lontananza delle loro basi (Malta e Corfù) impedivano di mantenere una presenza costante nel Canale d’Otranto. Con l’entrata in guerra dell’Italia e la disponibilità delle basi di Brindisi e Taranto migliorarono la situazione, oltre alle crociere di navi di superficie, si tentò di impedire anche il transito dei sommergibili nemici da e per le loro basi. Fu creato un sistema di pescherecci, che navigavano a lento moto rimorchiando reti d’acciaio con l’intento di far impigliare i mezzi subacquei nemici, scortati a distanza da torpediniere e cacciatorpediniere. Il sistema anche se non molto efficace diede alcuni risultati nel maggio e luglio del 1916 due sommergibili rimasero impigliati nelle reti. I mezzi impiegati soprattutto inglesi (Drifter) e francesi (Chaluitier) erano moderni pescherecci utilizzati per la pesca nell’Atlantico armati con un cannone da 47mm e dotati di stazione RT. Già in precedenza gli austriaci avevano portato attacchi alla linea di sbarramento, ma senza molti risultati in quanto si erano scontrati con i mezzi di scorta ai battelli. Nel 1917 sia per frenare la spinta offensiva Italiana sia in preparazione dell’offensiva austro-tedesca, gli austriaci decisero di attaccare lo sbarramento al fine di permettere ai propri mezzi subacquei di avere libero accesso al Mediterraneo per intensificare la lotta ai convogli. Prese forma così il piano d’attacco che prevedeva che gli esploratori “Novara”, “Saida” e “Helgoland”, uscissero da Cattaro e procedendo isolatamente raggiungessero tre distinti punti della congiungente Santa Maria di Leuca – Isola di Fanò attaccassero tutti i Drifter incontrati, quindi alle 07.15 dovevano riunirsi presso Capo Linguetta per rientrare alla base, il piano prevedeva inoltre l’uscita in mare di due cacciatorpediniere “Csepel” e “Balaton” che dirigendosi al largo dell’isola di Saseno, dovevano incrociare nelle acque a SW dell’isola alla ricerca di convogli nemici quindi impostare la rotta di rientro in modo da essere alle 06.15 nello stesso punto di riunione degli esploratori, dello schieramento facevano parte anche i sommergibili austriaci U27 e U4 che dovevano portarsi in agguato davanti ai porti di Valona e Brindisi e l’UC25 tedesco (rinominato dagli austriaci U7) con il compito di posare un campo minato davanti a Brindisi e poi rimanere in agguato, il rientro dei battelli era a giudizio dei comandanti. Rimanevano a Cattaro pronti a muovere l’incrociatore corazzato “Sankt Georg”, la corazzata costiera “Budaspest” il caccia “Warasdiner” e 7 torpediniere. Al tramonto del 14 maggio i due gruppi navali uscirono da Cattaro, alle ore 03.06 i due cacciatorpediniere incrociarono la rotta di un convoglio di tre piroscafi, “Carroccio”, “Verità” e “Bersagliere” che dirigevano su Valona alla velocità di 6 nodi scortati dal cacciatorpediniere “Borea”, lo “Csepel” aprì il fuoco sul “Borea” da distanza di 1000m, colpendolo nel locale caldaie e nell’impianto RT, la nave si immobilizzò ed iniziò a sbandare, il “Balaton” aprì il fuoco sui mercantili provocando un incendio sul “Carroccio” che trasportava munizioni e danneggiando gli altri che comunque riescono a sottrarsi all’attacco allontanandosi nella notte, il “Borea” preso sotto il tiro dei due caccia affonda alle 05.30. nel frattempo alle 4.20 i tre esploratori arrivano sullo sbarramento e fino alle 5.20 attaccano tutti i Drifter che incontrano, affondandone 14 e danneggiandone diversi altri. Alle 6.04 gli esploratori austriaci in fase di ricongiunzione avvistano la squadra di scorta ai pescherecci, formata dall’esploratore italiano “ Mirabello”, e da tre caccia francesi “Commandant Riviere”, “Bisson” e “Cimeterre”, fra le 07.10 e 07.20 avviene un breve scambio di colpi fra le due formazioni, interrotto a causa di un attacco subacqueo a quella italiana che è costretta a manovrare e che comunque continua a seguire le navi nemiche da una distanza di 10000m. Alle 5.00 in seguito all’allarme lanciato dai Drifter, escono da Brindisi gli incrociatori leggeri inglesi “Dartmouth” sul quale s’imbarca il contrammiraglio Acton comandante delle forze di Brindisi, “Bristol”, l’esploratore italiano “Aquila” ed i Caccia “Schiaffino”, “Mosto”, “Acerbi” e “Pilo”, che dirigono verso il Golfo di Drin con l’intento di tagliare la strada al nemico.

Alle 08.32 “l’Aquila” apre il fuoco contro i due caccia nemici che rientrano a tutta velocità (29 nodi), che iniziano a rispondere al fuoco quando la distanza scende sotto i 10000m, alle 08.32 un colpo fortunato del “Csepel” colpisce “l’Aquila” nel locale caldaie, immobilizzandolo i due caccia riescono così a portarsi sotto la protezione delle batterie costiere e rientrano a Cattaro navigando sotto costa. Alle 09.05 gli esploratori austriaci avvistano di prora gli incrociatori inglesi, che aprono il fuoco alla distanza di 10000m, gli austriaci tentano di nascondersi con una cortina fumogena ma vengono attaccati anche dal gruppo del “Mirabello”, che aveva continuato l’inseguimento, il “Novara” viene centrato più volte con il ferimento del comandante e la morte dell’ufficiale in 2^ anche “Saida” e “Helgoland” vengono colpiti, intervengono sullo scontro anche 6 idrovolanti austriaci che attaccano la formazione nemica con bombe e mitragliatrici che sebbene non ottengano risultati obbligano gli incrociatori a manovrare disturbandone il fuoco. Nonostante il disturbo, il “Novara” è centrato nel locale macchina e deve ridurre la velocità, alle 11.04 dato che il “Bristol” non riesce a mantenere la formazione a causa della minore velocità dovuta alla carena sporca ed avvistati i fumi delle navi uscite da Cattaro per portare soccorso agli esploratori, la formazione italiana accosta verso Nord ed alle 12.05 prende la rotta per il rientro a Brindisi. Alle 13.30 il “Dartmounth” viene silurato dal UC25, ed il caccia francese “Boutefeu” uscito per soccorrerlo urta una mina posata in precedenza dallo stesso sommergibile che ne causa l’affondamento».

(1) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979, frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Testi consultati da Virginio Trucco: “Gli sbarramenti del Canale d’Otranto durante il primo conflitto mondiale”. Stefhan Juliesn Buchet , Franco Poggi; Bollettino d’Archivio anno XXII settembre 2008. U.S.M.M. “Le operazioni navali in Adriatico 1915-1918”. E. Ferrante; Bollettino d’Archivio anno XXII giugno 2008. U.S.M.M.

Foto a corredo dell’articolo: 1) Esploratore austriaco “Novara”, 2) Pescherecci britannici (Drifter) diretti dalle loro basi nell’Adriatico verso il blocco del Canale d’Otranto

Giuseppe Longo
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