Seconda Guerra Mondiale: Operazione di Mezzo Giugno – battaglia di Pantelleria –

La battaglia navale che si svolse nel Mediterraneo centrale e orientale dal 14 al 15 giugno di settantacinque anni fa, e che vide protagoniste le forze aeronavali italo-tedesche contro quelle Alleate, è ricordata per essere stata un vero successo per Supermarina e Superaereo.  L’azione, denominata dagli italiani col nome di “Operazione di Mezzo Giugno”, diede prova dell’efficienza della nostra flotta, in particolar modo di quella impiegata nello scacchiere dell’intero Mediterraneo. L’operazione congiunta delle Potenze dell’Asse fu determinante per ostacolare le navi da carico inglesi, queste ultime, scortate dalle unità della Royal Navy, e delle Marine militari australiana e polacca.  In realtà, i convogli provenienti da Gibilterra e Alessandria, denominati rispettivamente dalle sigle “GM 4” e “MW 11” per il rifornimento di Malta, facevano parte delle operazioni militari chiamate in codice “Harpoon” e “Vigorous”. L’Isola di Malta, distante circa sessanta miglia dalla Sicilia, era un’importante e strategica base navale e aerea per il controllo dello specchio del Mediterraneo, e necessitava di rifornimenti, poiché era stata ridotta allo stremo dai ripetuti attacchi aerei della Regia Aeronautica e della Luftwaffe. Al termine dello scontro, solamente due navi cargo raggiunsero la destinazione prevista. Tuttavia, gli inglesi, riprovarono successivamente a rifornire l’Isola mediante l’invio di un grosso convoglio di rifornimenti, questa operazione fu denominata “Pedestal”, nota anche come la “Battaglia di Mezzo Agosto”. Abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (1) di parlarci della grande battaglia di Mezzo Giugno che vide tra l’altro anche la partecipazione delle portaerei americane a occidente del bacino del Mediterraneo.

«Nella primavera del 1942 lo sforzo principale tedesco si rivolse alla Russia, di conseguenza diversi reparti del II CAT della Luftwaffe dal Mediterraneo furono trasferiti al fronte orientale, provocando una diminuzione delle capacità offensive contro l’isola di Malta. Durante l’offensiva aerea sull’isola che doveva anticiparne l’invasione, le capacità della stessa erano state ridotte al minimo, in poco più di un mese erano state sganciate sull’isola più di 6500t di bombe che avevano ridotto le difese antiaeree, le attrezzature e affondato due cacciatorpediniere e danneggiato gravemente l’incrociatore “Penelope”, tanto che si era dovuto allontanare le navi di superficie dall’isola, ai sommergibili invece fu ordinato di posarsi sul fondo di giorno ed emergere di notte, ma dopo la perdita di 8 di essi, fu deciso di allontanare anche loro dall’isola. A fine aprile del 42, Churchill scrisse che ormai Malta era ridotta al lumicino, infatti, alle batterie contraeree dell’isola furono razionati i colpi. Malta aveva bisogno anche di aerei da caccia, Churchill ottenne in prestito dal presidente Roosevelt la portaerei “Wasp” che assieme alle vecchie “Eagle” e “Argus” lanciarono a portata dell’isola caccia Supermarine Spitfire MK V, mentre il posamine veloce “Welshaman” effettuava dei sporadici rifornimenti. A fine maggio, si decise di rifornire Malta con due convogli, uno proveniente da Gibilterra e uno proveniente da Alessandria. L’operazione da Gibilterra prese il nome di “Harpoon” ed al suo comando fu posto l’ammiraglio Curteis, questi lasciò l’Inghilterra il 5 giugno con gli incrociatori “Kenya” (nave di bandiera), “Liverpool” ed i cacciatorpediniere della 17^ squadriglia di scorta a 6 mercantili, tra l’11 ed il 12 giugno alla squadra proveniente dall’Inghilterra, si unirono le navi uscite da Gibilterra, la corazzata “Malaya”, unica corazzata rimasta nel Mediterraneo, le due vecchie portaerei “Argus” ed “Eagle”, incrociatori e cacciatorpediniere.

Dopo la ricongiunzione, la squadra si divise in due formazioni, la forza “W” di sostegno formata dalla corazzata Malaya, gli incrociatori “Kenya” e “Liverpool”, l’incrociatore contraereo “Charybdis” e 8 cacciatorpediniere; la forza “X” al comando del capitano di Vascello Hardy, formata dall’incrociatore contraereo “Cairo”, 9 cacciatorpediniere, 4 cacciatorpediniere di scorta classe Hunt (poco più grandi di una corvetta), il posamine “Welshman” e alcuni dragamine, tale formazione era la scorta diretta del convoglio, il piano prevedeva che la forza “W” accompagnasse le navi sino all’ingresso del Canale di Sicilia, per poi ritirarsi e rimanere in attesa del convoglio di ritorno. Dato che i servizi informativi avevano segnalato la presenza di incrociatori italiani nel Tirreno, furono inviati 4 sommergibili in agguato sulle loro possibili rotte di provenienza. Il timore più grande era l’intervento del grosso della flotta italiana, per questo gli inglesi dislocarono 18 sommergibili nel Mediterraneo centro orientale e bombardarono Taranto nei giorni 9,10 e 11 giugno. Da Alessandria partì l’operazione “Vigorous”, al comando dell’ammiraglio Vian, della forza navale facevano parte: gli incrociatori contraerei “Cleopatra” (nave di bandiera), “Dido”, “Hermione”, “Euryalus”, “Arethusa” e “Conventry”, gli incrociatori “Newcastle” e “Birmingham”, 17 cacciatorpediniere di squadra e 9 di scorta, 4 corvette, 2 dragamine, la nave bersaglio “Centurion”, camuffata da corazzata, “King George V”, 2 navi salvataggio, 6 motocannoniere e 11 mercantili, poi ridotti a 9 a causa del danneggiamento del “City of Calcutta” e di un’avaria all’“Elizabeth Bakke” costretto al ritorno ad Alessandria. A Supermarina (comando in capo della marina) le prime notizie dei movimenti inglesi giunsero il giorno 12, subito fu attivata la ricognizione aerea e messi in allarme 3 sommergibili in agguato nel Mediterraneo Occidentale, altri 6 ricevettero l’ordine di prendere il mare la sera del 12 ed altri 5 furono inviati nel Canale di Sicilia sulle rotte di approccio a Malta.

Fu deciso di inviare il grosso della flotta al comando dell’ammiraglio Iachino contro le navi dell’operazione “Vigorous”, che era la formazione più grande, mentre contro “Harpoon” vennero inviate le navi della VII divisione dislocate a Cagliari al comando dell’ammiraglio Da Zara, formata dagli incrociatori “Eugenio di Savoia” e “Raimondo Montecuccoli”, la XIV squadriglia cacciatorpediniere; “Vivaldi”, “Malocello”, “Zeno” e la X squadriglia, “Oriani”, “Ascari”, “Gioberti” e “Premuda”, uscite da Cagliari, le navi si diressero su Palermo in attesa di ulteriori ordini, durante il trasferimento furono attaccate senza esito da un sommergibile che però lanciò il segnale di scoperta. Intanto il convoglio Harpoon la notte del 13 subì 2 attacchi da parte di sommergibili ed al mattino del 13 iniziarono gli attacchi aerei che continuarono sino a mattinata inoltrata per riprendere nel pomeriggio, nonostante la violenta reazione della contraerea fu affondato il trasposto “Tanimbar” e messo fuori combattimento l’incrociatore “Liverpool”, nella pausa fra i bombardamenti fu ordinato al “Welshman” che trasportava un carico speciale, di lasciare la formazione e dirigere su Malta a tutta forza. Alle 20.20 la forza “W” si staccò dalla formazione e diresse per il rientro lasciando il convoglio che proseguì su Malta alla velocità di 12 nodi. Alle 19.24 le navi di Da Zara lasciarono Palermo, ma i caccia “Oriani” e “Zeno” dovettero rientrare a causa di avarie. Alle 5.20 il comandante Hardy fu informato dalla ricognizione aerea che gli incrociatori italiani erano vicinissimi, infatti, furono avvistati alle 05.31 ad una distanza di 20000m. il “Cairo” ed i 4 caccia di scorta si frapposero fra gli incrociatori e i mercantili iniziando ad emettere una cortina fumogena, fu ordinato ai mercantili di dirigersi verso la Tunisia, mentre i caccia “Bedouin”, “Marne”, “Matchless”, “Thuriel” e “Partridge” furono mandati all’attacco della formazione italiana, alle 5.39 gli incrociatori italiani aprirono il fuoco concentrandolo sull’unità di testa il “Bedouin”, gli incrociatori viaggiavano a 32 nodi sparando contro i caccia che cercavano di tagliargli la strada, alle 5.50 Da Zara distaccò i caccia “Vivaldi” e “Malocello” per attaccare direttamente il convoglio, mentre questi si dirigevano verso la cortina fumogena, da questa emersero i 4 caccia della classe Hunt che aprirono il fuoco, nonostante questo le unità italiane continuarono l’attacco fino ad una distanza di circa 6000m dai bastimenti contro i quali effettuarono un lancio di siluri, contemporaneamente con le artiglierie battevano alternativamente i caccia ed i mercantili, alle 6.15 il “Vivaldi” fu colpito nel locale macchine di prua, il colpo provocò anche un’avaria al timone, il caccia seppur immobilizzato continuava a sparare mentre il “Malocello” cercava di proteggerlo stendendo una cortina di fumo, i caccia nemici giunsero a circa 4000m e lanciarono i siluri che fortunatamente non giunsero a segno, il “Vivaldi” ripose lanciando 2 siluri e continuando a sparare, vista la strenua difesa dei due caccia e che gli incrociatori stavano per raggiungere il convoglio, i caccia si ritirarono, alle 06.46 il “Vivaldi” riparate in parte le avarie, rimette in moto e dirige per il rientro scortato dal “Malocello”. Intanto gli incrociatori si facevano sempre più vicini, anche se costretti a continue accostate per evitare le salve in arrivo, qualche colpo cadde a bordo ma senza causare danni sensibili, mentre le salve italiane producono seri danni all’incrociatore “Cairo” ed al caccia “Partridge”, il “Bedouin” rimase addirittura immobilizzato, preso al rimorchio dal “Partridge”, fu affondato da un aerosilurante SM 79.

La lunga schermaglia con la scorta aveva però fatto perdere a Da Zara il contatto con il convoglio, l’ammiraglio dovette inoltre aggirare un vicino sbarramento di mine, alle 09.00 il convoglio entrò in una zona di densa foschia. Intanto alle 06.50 erano ripresi gli attacchi aerei che affondarono il piroscafo “Chant”, centrarono e incendiarono la petroliera “Kentucky” che inizialmente presa a rimorchio da un dragamine fu successivamente affondata, furono inoltre affondati il caccia “Thuriel” ed il piroscafo “Burdway”, dei 6 piroscafi iniziali ne rimanevano solo 2 il “Troilus” e l’“Orari”, la sera del 15 giugno, in vista di Malta mentre si preparava per entrare in porto, il convoglio incappò in un campo minato, il piroscafo “Orari” rimase danneggiato, ma riuscì ad entrare in porto, il caccia “Kujawiak” affondò, il “Matchless”, il “Badsworth” ed il dragamine “Hebe” rimasero danneggiati, in totale gli inglesi persero 4 mercantili, 2 caccia ed ebbero danneggiati 2 incrociatori, 4 cacciatorpediniere un dragamine ed un mercantile, per contro gli italiani riportarono il danneggiamento del “Vivaldi” e lievi danni ai due incrociatori. Nel mentre il convoglio Vigorous avanzava verso Malta, nel primo pomeriggio del 14 da Taranto uscirono, la IX divisione corazzate “Littorio” e “Vittorio Veneto”, la III divisione incrociatori pesanti “Gorizia” e “Trento”; la VIII divisione incrociatori leggeri “Garibaldi” e “Duca d’Aosta” assieme a 12 cacciatorpediniere delle VII, XI e XVII squadriglie, fra essi era presente il “Legionario” dotato di un RADAR tedesco modello De.Te, inoltre lungo le probabili rotte inglesi furono dislocati MAS, motosiluranti tedesche e sommergibili. Al comando di Alessandria, l’ammiraglio Harwood era preoccupato, le forze di Vian non potevano affrontare la squadra italiana, da Alessandria fu inviato l’ordine di proseguire su Malta sino al tramonto e poi invertire la rotta in attesa che la situazione migliorasse. Nel frattempo l’aviazione aveva iniziato gli attacchi al convoglio inglese, nella tarda mattinata del 14 fu affondato il piroscafo “Aagtekirk”, nel pomeriggio fu affondato il mercatile “Bhutan” e danneggiato il “Potaro”, fra le unità militari, furono colpite le corvette “Erica” e “Primula” che per i danni ricevuti dovettero abbondonare il convoglio, al calar della notte iniziarono gli attacchi delle motosiluranti che danneggiarono l’incrociatore “Newcastle” ed affondarono il caccia “Hasty”. Alle 5.30 del 15 Harwood, ordinò a Vian di riprendere la rotta verso Malta, salvo poi inviargli un contrordine alle 08.30 comunicandogli di invertire la rotta, per poi nella tarda mattinata comunicandogli che aveva libertà di manovra. Intanto il convoglio era sottoposto a continui attacchi aerei, alle 11.00 fu affondato l’incrociatore “Birmingham”, alle 14.30 fu affondato il caccia “Airdale” e colpita la “Centurion”.

Gli attacchi proseguirono per tutto il giorno, e nel tardo pomeriggio fu affondato il caccia “Nestor”, danneggiato l’incrociatore “Arethusa” e fu di nuovo colpita la “Centurion”. Dopo le 18.00, quando Harwood ebbe il quadro completo della situazione e ricevuta la notizia che alle navi della scorta rimaneva meno del 30% del munizionamento, ordino a Vian di rientrare ad Alessandria. Nella notte, sulla via del ritorno, la formazione incappò nel sommergibile U-205 che silurò affondandolo l’incrociatore “Hermione”, la sera del 16 le malconce navi inglesi entrarono nel porto di Alessandria. All’alba del 15 la squadra italiana stava dirigendo verso l’ultima posizione segnalata del convoglio, quando alle 5.15 fu sottoposta all’attacco di aerosiluranti inglesi che colpirono l’incrociatore “Trento” immobilizzandolo, Iachino lasciò i caccia “Camicia Nera”, “Pigafetta” e “Saetta” ad assisterlo mentre il resto della squadra proseguiva, mentre i caccia si preparavano per prendere a rimorchio il “Trento” sopraggiunse il sommergibile “P-35” che attaccò la nave immobile, centrandola con due siluri, uno colpì un deposito munizioni ed il “Trento” affondò immediatamente. Nel frattempo la formazione italiana, subiva il bombardamento dei Consolidated B-24 Liberator americani, un’unica bomba cadde a bordo, colpendo di striscio la torre da 318 prodiera del “Littorio” senza provocare danni. I vari cambiamenti di rotta del convoglio inglese avevano creato confusione a Supermarina, fu inviato un messaggio all’ammiraglio Iachino in cui gli si ordinava di trovarsi al mattino successivo in un punto dove avrebbe dovuto trovarsi il convoglio. Verso le 22.00 la squadra italiana fu attaccata di nuovo dagli aerosiluranti Bristol Beaufort che alle 23.40 colpirono a prua il “Littorio” che nonostante i danni continuò a navigare a 20 nodi, verso la mezzanotte in base alle informazioni ricevute ed essendo necessario il rifornimento delle navi, Iachino decise di invertire la rotta e dirigere per il rientro, alle 02.00 la ricognizione aerea comunicò che le navi inglesi erano rientrate nelle acque egiziane. Nel pomeriggio del 16 le navi italiane si ormeggiarono a Taranto. La battaglia di Mezzo Giugno era terminata, anche se la squadra italiana non era venuta a contatto con gli inglesi, la sola sua presenza aveva obbligato gli inglesi a ritirarsi provocando il fallimento dell’operazione».

(1) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979, frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Testi consultati da Virginio Trucco: “La guerra italiana sul mare”, Giorgio Giorgerini, Edizioni Mondadori. Storia della marina Vol. 4. Fabbri Editori.

Foto a corredo dell’articolo: 1) I cannoni da 133 mm dell’incrociatore “Euryalus” pronti al fuoco durante la battaglia di Mezzo Giugno – 2) Incrociatore “Eugenio di Savoia” – 3) Incrociatore “Raimondo Montecuccoli” – 4) il posamine “Welshman” – 4) la portaerei “Wasp”.

Giuseppe Longo
giuseppelongoredazione@gmail.com
@longoredazione