I tumori del Colon-Retto sono oggi tra i tumori più frequenti sia nell’uomo che nella donna. L’età media di insorgenza è tra i 50-70 anni, anche se, recentemente, è sempre più frequente riscontrarli nei più giovani. Si tratta di una malattia curabile e dalla quale si può guarire. La prognosi dipende prevalentemente dalla precocità della diagnosi. Una malattia diagnosticata nelle prime fasi è nella maggior parte delle volte guaribile. Diagnosticata la malattia, se questa è in fase iniziale, il paziente va direttamente all’intervento chirurgico, che consiste nell’asportare il tratto di colon-retto malato, intervento oggi eseguito con tecnica mini-invasiva laparoscopica; nei casi in cui il tumore è nel retto basso (molto vicino all’ano), la chirurgia è invece spesso preceduta da un trattamento di radioterapia con lo scopo di ridurre la massa tumorale prevenendo le recidive locali e al contempo consentire al chirurgo di salvare l’ano, evitando una colostomia definitiva. Dopo l’intervento chirurgico, se l’esame istologico conferma la precocità della diagnosi, spesso il paziente non necessita di alcuna forma di terapia medica (chemioterapia), ma solo di controlli nel tempo (follow-up), stabiliti dall’oncologo di fiducia.

Cosa si può fare oggi per arrivare alla diagnosi precocemente?


– Certamente uno Screening, cioè la ricerca del tumore ancora piccolo o del suo precursore (polipo del colon) in una fase asintomatica. L’individuo si sottopone a degli esami diagnostici mirati ed effettuati in condizioni di benessere fisico. La diagnosi precoce cambia radicalmente la prognosi della malattia. La guarigione è imprescindibile da essa.


In che cosa consiste lo screening e a chi va rivolto?

Lo screening va rivolto a tutti gli individui di entrambi i sessi di età compresa tra i 50 e 69 anni. Esso consta di due possibilità. Una indagine di primo livello, che consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF), ed una di secondo livello, che è la Colonscopia. La ricerca del sangue occulto è un esame non invasivo, che va fatto una volta ogni due anni. L’individuo raccoglie un campione di feci che vengono analizzate dal Laboratorio, cercando in esse tracce di sangue. Polipi e Tumori del colon spesso vanno incontro a perdite microscopiche di sangue, anche se chi ne è affetto non se ne accorge. In caso di positività dell’esame, sarà necessario approfondire il tutto mediante un esame di secondo livello, che è la colonscopia. E’ importante, tuttavia, sottolineare un aspetto. La presenza di sangue nelle feci non è specifica, in quanto altre patologie possono sanguinare (coliti, diverticoli, emorroidi, ecc.); inoltre, l’assenza di sangue non esclude la presenza di un polipo/tumore, perchè il sanguinamento può essere intermittente. La colonscopia rappresenta in assoluto l’esame migliore; essa è una indagine abbastanza sicura che consente di osservare la mucosa del colon-retto da cui originano i carcinomi e di effettuare biopsie delle lesioni dando loro una identità; essa, inoltre, permette il più delle volte di asportare completamente i polipi prevenendo la loro cancerizzazione; la colonscopia andrebbe fatta in caso di positività del SOF o comunque ogni 5 anni.    


Cosa si sente di consigliare ai cittadini?

Prevenire è sicuramente meglio che curare e la diagnosi precoce è una forma di prevenzione definita “secondaria” che, a volte, rappresenta l’unica arma per salvarci la vita. Lo screening in Italia è gratuito con prescrizione del medico curante, il quale indicherà nella ricetta un codice di esenzione identificativo. Invito tutti ad eseguire screening periodici secondo le Linee Guida.