Polizzi: quello strano gilet indossato per san Gandolfo

Foto di Gandolfo Sapienza
Foto di Gandolfo Sapienza

Lo indossano alcuni uomini quando portano in processione la statua di san Gandolfo custodita presso l’Eremo che domina la valle che scende verso il fiume Imera. E’ un gilet dal colore identico al saio francescano, simile quasi ad una pettorina, che porta in bella mostra, nella sua parte anteriore, un santino con l’immagine di quel san Gandolfo che attraversa le strade della cittadina la sera del sabato. E’ un gilet strano, agli occhi di tanti che lo vedono in bella mostra nei giorni della festa, che ha fatto la sua prima apparizione in processione negli anni ’90. A volerlo sono state alcune persone che non hanno mai dimenticato un eremita che ha dedicato la sua vita al santo protettore di Polizzi. Stiamo parlando di Fra Jachinu, un uomo che vestiva sempre una giacca e un gilet dal colore del saio francescano. Abitava presso l’Eremo di san Gandolfo e mostrava il segno di questo suo legame con il santo patrono portando appeso sul suo gilet un santino con l’immagine di san Gandolfo. In testa, fra Jachinu, portava un berretto, una sorta di copricapo anche questo dal colore del saio di Gandolfo. E poi aveva la barba che lasciava pensare alla vita di un frate.

Fra Jachinu andava in giro con il suo mulo e si sosteneva con le offerte dei tantissimi polizzani che lo volevano bene. La sua figura diventava importante solo in tre momenti dell’anno. A settembre in occasione della festa di san Gandolfo, a maggio quando si teneva l’ultimo mercoledì dedicato al santo Patrono di Polizzi proprio presso l’Eremo dove abitava e l’indomani di Pasqua quando nella chiesa di san Nicola si ricordava la morte del santo di Binasco. In questi tre giorni fra Jachinu si faceva vedere a Polizzi e la sua presenza diceva a tutti che la comunità era in festa.

Fra Jachinu in una delle poche foto che lo ritraggono

A settembre, in particolare, fra Jachinu arrivava fra le strade della città n processione insieme alla statua di san Gandolfo che veniva portata, nel pomeriggio di sabato, dall’Eremo verso la chiesa Madre. Fra Jachinu non abbandonava mai quella statua. Il suo era un legame forte con san Gandolfo. In processione si collocava accanto questa statua e procedeva fra le strade della città sempre sorridente e con quell’andatura lenta che è propria di chi conosce l’umiltà. Lo ricordo ancora quando il lunedì mattina si teneva la processione verso le porte della città per riportare la statua presso l’Eremo. Alla fine del percorso cittadino e prima di collocare la statua sul camion che l’avrebbe riportata all’Eremo si teneva una predica di commiato. Lui, fra Jachinu, era ai piedi della statua. Ascoltava in silenzio la predica e nello tesso tempo mostrava un sorriso diverso dal solito. Era il sorriso di chi sapeva che da quel giorno quanti volevano incontrare il santo protettore dovevano scendere presso l’Eremo dove lui aveva la fortuna di vivere. Proprio da quell’Eremo fra Jachinu, con una preghiera tutta sua, intercedeva per la sua città. Era una preghiera semplice e silenziosa che solo lui conosceva. Era la preghiera del sorriso che solo fra Jachinu sapeva mostrare. Un sorriso con il quale continua a guardare ancora oggi la città di Polizzi che lo ricorda ancora con quel gilet che indossano quanti portano in processione la statua che per tanti anni è stata custodita da fra Jachinu.