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Chi è veramente il nuovo vescovo Giuseppe Marciante?

Chi è veramente il nuovo vescovo di Cefalù Giuseppe Marciante? La domanda arriva ascoltando quanto ha detto di lui venerdì mattina, presso il Vicariato di Roma, l’arcivescovo Angelo De Donatis, vicario di Papa Francesco. E’ mezzogiorno e presso l’Aula della Conciliazione la chiesa romana è riunita perché convocata dallo stesso Vicario per la comunicazione della nomina di Marciante a Vescovo di Cefalù. In una Sala gremita da presbiteri, religiosi e laici l’arcivescovo De Donatis annuncia la nomina del nuovo vescovo di Cefalù. Dopo gli applausi tratteggia una biografia del nuovo presule cefaludese.


A Roma Giuseppe Marciante arriva da seminarista nel 1976 con il suo vescovo di Catania Domenico Picchinenna. Allora prende parte al convegno ecclesiale “Evangelizzazione e promozione umana”. Un convegno, ricorda proprio il vescovo Giuseppe, che ha segnato molto le scelte della chiesa italiana perché ha anche portato alla fine del collateralismo con certa politica. Venti anni dopo, nel 1989, nella Capitale, il giovane don Giuseppe, vi torna per restarvi. Vi aveva fatto i suoi studi in missiologia, era tornato nella sua Catania ma dopo alcuni anni torna nella Diocesi del Papa. «Non ho voluto fare gli studi accademici perché sentivo forte il bisogno di annunciare il Vangelo al Popolo di Dio» commenta. Qui viene chiamato a prendere la responsabilità  di una parrocchia del Tiburtino: San Romano. Da subito inizia a mettersi a servizio di una grande realtà che proveniva da alcuni anni difficili. La comunità, infatti, viveva una sofferenza particolare perché era una parrocchia molto abitata che da oltre venti anni svolgeva tutte le sue attività in un locale a piano terra di un popoloso palazzo di Portonaccio. Don Giuseppe, che conosceva molto bene l’esperienza pastorale comunità Chiesa mondo, si rimbocca le maniche e comincia ad offrire ai suoi parrocchiani percorsi di spiritualità biblica e liturgia. Inizia a lavorare con le famiglie. Nella parrocchia nascono tante iniziative pastorali e soprattutto una specifica attenzione verso le situazioni di marginalità. Prende vita l’esperienza di una casa famiglia affidata dalla parrocchia ad alcuni fedeli che si rendono disponibili a servire ragazze madri e situazioni familiari di gravi disagio. Con il passare degli anni in parrocchia crescono le attività giovanili e diventa proficuo il dialogo con il territorio. Nel 1995 don Giuseppe viene chiamato a ricoprire l’incarico di Prefetto della XII prefettura e in questa veste offre il suo contributo alla stagione della missione cittadina e del giubileo. Due esperienze segnano la sua vita. Il Sinodo romano, dal quale apprende lo stile dell’ascolto del Popolo di Dio, e la missione cittadina in preparazione al Grande Giubileo che ha impegnato circa 15.000 missionari. L’impegno in Parrocchia di don Giuseppe porta all’edificazione della nuova chiesa che vede la luce dopo anni di attesa. Il desiderio dei suoi parrocchiani si realizza.

L’11 luglio del 2009, vent’anni dopo il suo arrivo a Roma, don Giuseppe viene consacrato vescovo ausiliare per il Settore est. A fare una sintesi di quanto ha fatto da Vescovo a Roma, nei suoi nove anni di episcopato e prima di iniziare il suo nuovo servizio a Cefalù, pensa l’attuale Vicario di Papa Francesco, l’arcivescovo Angelo De Donatis: «In questi nove anni di ministero ha viaggiato fra le molte parrocchie del settore che è il più popoloso della nostra città. Ha incontrato e servito parrocchie con un’altissima densità di abitanti cercando di  promuovere la comunione e aiutando il lavoro di verifica pastorale avviato dall’allora cardinale vicario Agostino Vallini. Sempre attento ai cambiamenti sociali della città ha colto le sfide delicate provenienti da realtà socialmente complesse». Lo stesso arcivescovo De Donatis ringrazia il vescovo Giuseppe. «Il grazie della chiesa di Roma è pieno. Ci hai mostrato come sia bello lavorare insieme coniugando la diversità delle esperienze nella consapevolezza che il ministero dell’evangelizzazione è il cardine su cui far ruotare la vita di ogni comunità soprattutto in anni di cambiamenti e di sfide come quelle che stiamo vivendo nell’attuale stagione».

 

 

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