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Marciante saluta Roma: l’amore nel suo stemma

Il vescovo Giuseppe Marciante farà il suo ingresso nella Diocesi di Cefalù nel pomeriggio di sabato 14 aprile alle ore 16,30. All’appuntamento mancano 53 giorni. Da sabato, quando è stato annunciata la sua Elezione a vescovo della diocesi cefaludense per Marciante gli incontri, ai quali partecipa a Roma, sono diventati momenti nei quali salutare il popolo che guida da 9 anni, da quando l’11 luglio del 2009 è stato consacrato Vescovo. All’indomani della nomina a nuovo pastore di Cefalù, infatti, ha salutato i fedeli della parrocchia Santa Maria Josefa a Villaggio Falcone, una frazione di Roma capitale. Anche le suore del Settore Est, nel consueto incontro di formazione mensile, hanno salutato il nuovo Vescovo di Cefalù.


Marciante sotto la protezione di san Benedetto. A farlo è notare è stato lo stesso Presule nel giorno della sua ordinazione episcopale avvenuta l’11 luglio, giorno nel quale la chiesa celebra la festa del patrono d’Europa. «Sono certo che San Benedetto mi ha posto sotto la sua protezione: il primo seme della chiamata l’ho coltivato durante l’adorazione eucaristica nella chiesa del monastero San Benedetto di Catania; nella stessa chiesa ho ricevuto l’ordinazione sacerdotale; il Papa che porta il nome di Benedetto mi ha chiamato all’episcopato; sono consacrato vescovo nella festa di San Benedetto, evangelizzatore e patrono dell’Europa».

Lo stemma del vescovo Marciante.
Le parole del motto episcopale «Amore amori tui» sono tratte dalla preghiera “absorbeat” attribuita a San Francesco d’Assisi. Identificano il ministero episcopale come risposta concreta all’amore per Cristo e per ciò che di più caro gli appartiene. Nello scudo troviamo l’aratro che identifica il servizio del Vescovo per la Chiesa, fermo e paziente come il lavoro silenzioso ma costante del bue che, trascinando il vomere, prepara il solco affinchè il seminatore vi possa seminare il buon seme. La Parola di Dio è  rappresentata dal Libro della Sacra Scrittura con lettere Alpha e Omega, a ricordare che il Signore è “l’Alpha e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine”. Il libro è posto sull’argento che in araldica simboleggia la trasparenza, quindi la verità e la giustizia, doti su cui deve poggiare lo zelo pastorale del Vescovo nel diffondere la Parola. Un saggio proverbio africano recita: “Bisogna attaccare l’aratro a una stella”: l’aratro è la vita quotidiana, la fatica di essere uomini, il lavoro, è il mistero del dolore, mentre la stella è Cristo, “la stella radiosa” (Ap 22,16) del mattino di Pasqua, la stella che guida e rendebella la notte. Un analogo proverbio arabo dice: “Quando vai ad arare, se vuoi fare il solco diritto, punta l’aratro verso una stella”: agganciare l’aratro alla stella indica che la nostra vita, il nostro lavoro, la nostra fatica quotidiana è guidata da Cristo, dalla parola di Dio, messaggio di speranza e d’amore. Questi simboli campeggiano sull’azzurro, il colore dell’incorruttibilità della volta celeste, le idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio. Il fascio di candele accese ricorda i ceri portati in processione dai fedeli delle varie corporazioni durante la festa di Sant’Agata, patrona di Catania, diocesi di provenienza di Mons. Marciante.

 

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