I raid condotti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia colpiscono obiettivi a Damasco e nei pressi di Homs

Dura reazione di Putin secondo il quale è stato violato il diritto internazionale
Il presidente degli Stati Uniti ha sciolto le riserve e, a una settimana dal presunto attacco chimico alla città siriana di Duma, ha ordinato la rappresaglia in stretto coordinamento con Londra e Parigi. L’annuncio dell’azione militare è arrivato con un discorso alla nazione, in cui Donald Trump ha insistito sulla necessità di agire contro il regime di Bashar Al Assad, definito un «mostro» che massacra il proprio popolo.

Per il momento si è trattato di un’operazione durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti principalmente tre obiettivi, come ha spiegato il Pentagono: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un presunto sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest della città di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo.

Poche ore più tardi Vladimir Putin, citato dalla Tass, ha espresso l’intenzione di chiedere la convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il leader russo ha condannato fortemente l’attacco compiuto in Siria, condotto contro uno stato sovrano in lotta contro il terrorismo senza un mandato dell’Onu e quindi in aperta violazione del diritto internazionale.

L’impressione di molti osservatori in queste ore è che gli obiettivi da colpire possano essere stati comunque condivisi con Mosca, per evitare incidenti e per non colpire personale o postazioni russe in Siria. Il capo di stato maggiore delle forze armate americane, Joseph Dunford, ha dichiarato che Washington non ha avvertito in anticipo il governo russo degli attacchi, né ha comunicato gli obiettivi nel mirino, al di là delle normali comunicazioni.

Queste dichiarazioni tuttavia sono in contrasto con quanto ha affermato il ministro della difesa francese, Florence Parly, la quale ha sottolineato che «con gli alleati, abbiamo fatto in modo che i russi fossero avvertiti in anticipo». Ed effettivamente nessuno dei missili lanciati contro gli obiettivi siriani è entrato all’interno delle aree antiaeree russe.

E mentre il governo iraniano ha dichiarato di considerare inevitabili pesanti conseguenze sul piano regionale, la prima reazione di Damasco — dove questa mattina si è svolta una manifestazione a sostegno del governo — è tesa a sminuire i risultati dell’operazione degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Se i raid sono finiti qui, hanno affermato fonti siriane, i danni sono davvero limitati. (Fonte: L’Osservatore Romano)