Pino Riggio incontra Papa Francesco: la cronaca

16 dicembre 2017. L’appuntamento era per le ore 16,00, ma a causa del freddo e della pioggia don Marcello ed io ci presentammo a Santa Marta alle 15,30. Ci fecero accomodare nel salottino d’ingresso ove spesso il Papa incontra i piccoli gruppi e con  ansia aspettammo che Lui scendesse dal 1° piano ove è allocato il suo appartamento. 

Non sapevo quanto sarebbe  durato l’incontro, ma per me anche 10 minuti sarebbero stati un grande dono. Don Marcello era più sereno di me, perché era abituato ad incontrare il Papa, io invece mai avrei immaginato che mi sarei trovato in  tale situazione.

Alle  hh 15,55 un addetto alla casa pontificia venne a dirci che Sua Santità ci attendeva al piano di sopra. Giungemmo in una sala-corridoio e ci accomodammo in un salottino antistante l’ingresso dell’appartamento papale  sulla cui porta spiccava un segnale stradale di divieto  con la scritta ‘Vietato lamentarsi’. Non mi aspettavo di vedere Guardie svizzere, ma un segretario sì…vidi invece transitare due volte un anziano ecclesiastico in carrozzella, ospite di Santa Marta, e compresi che il piano dove abita il Papa non è off-limits all’interno del palazzo.

Alle ore 16,05 il Papa si affacciò alla porta del suo appartamento, con un fare del tutto familiare e un sorriso, ci salutò agitando le mani e aggiunse: “Scusatemi, ho  bisogno ancora di qualche minuto. Faccio presto”. Poco dopo uscì con un signore e dopo avere segnato qualcosa su un quaderno posto su una consolle accanto alla sua porta d’ingresso, accompagnò l’ospite fino alla scala. Tornando, si avvicinò a noi e stringendoci calorosamente le mani disse: ‘adesso tocca alla mafia siciliana’. Ridemmo tutti e tre ed entrammo nel suo salottino privato.

Come potevo non pensare, in un veloce flashback sulla mia esistenza, alle tante lunghe anticamere che in situazioni varie  mi era toccato di fare in diversi Palazzi del potere ecclesiastico e civile, con tanto di segretari e diversi clientes?

Mi fece accomodare accanto a sé, il mio imbarazzo cominciò a scemare e senza accorgermene gli raccontavo già della mia famiglia mostrandogli le foto, in una narrativa familiare come se parlassi con un parente che non vedevo da molto tempo, mentre Lui si mostrava interessato a conoscere, con una pazienza infinita e un atteggiamento di apertura e rispetto nei miei confronti da farmi intendere che il nostro incontro era quanto Dio chiedeva a Lui in quel pomeriggio, senza limiti di tempo e senza infingimenti.

Conversammo di tutto: gli anni della nostra formazione paralleli al Concilio Vaticano II; le grandi speranze alle quali il Concilio ci aveva aperto; i miei studi di Teologia e Liturgia all’Ateneo Sant’Anselmo, che si conclusero nel ’69 nello stesso anno in cui il Papa veniva consacrato Sacerdote; le esuberanze post-conciliari e i timori della Gerarchia che il concilio fosse stato troppo spinto, considerando il popolo di Dio  ancora non sufficientemente maturo; la liberazione interiore vissuta dai giovani in una ecclesiologia nuova che ormai si andava affermando; il grande Paolo VI… Come in seguito tutto si spense facendo cadere il silenzio per oltre 50 anni sugli insegnamenti del Concilio riproponendo la cultura ecclesiale preconciliare e guardando quasi con sospetto coloro che viceversa vi facevano riferimento. Eravamo entrambi convinti che la Chiesa e il mondo avrebbero avuto un altro corso se gli insegnamenti e lo spirito del Concilio non fossero stati volutamente messi da parte.

Gli dissi quanto apprezzavo la promozione di una maggiore sinodalità sui problemi dottrinali ed etici che investono la vita dei fedeli; Lo ringraziai della gioia che riesce a comunicare testimoniando ed insegnando che Dio ci ama anche quando siamo nel peccato e accennai alla mia teoria filosofica e teologico-sacramentale sulla santità ontologica del cristiano che è altra cosa dalla santità morale, che avevo meglio specificato nella lettera che Gli consegnai all’inizio del colloquio. La Gioia dovrebbe caratterizzare il cristiano e soprattutto dovrebbe essere trasmessa con l’annuncio della Parola. La comunicazione è trasmissione di entusiasmo, spesso invece vediamo preti tristi che pare non ci credano nemmeno loro! Il Papa mi citò la critica di Nietzsche ai cristiani, che io adesso cito letteralmente prendendolo dai testi:”Se Cristo è risorto, perché siete tristi?”, e ancora: “Io crederei all’esistenza del salvatore se voi aveste la faccia da salvati” e convenne sulla necessità di una teologia liturgico-sacramentale che si basi quindi sul vissuto spirituale del cristiano. Concluse facendo riferimento al danno derivato dalla casistica nella teologia morale, che di fatto ha allontanato i fedeli e non ha per niente formato dei  cristiani adulti. Ricordammo sorridendo come nel periodo conciliare si parlava di Cristianesimo adulto e di cristianesimo bebè!

Dopo circa tre quarti d’ora di colloquio, cedetti il posto all’amico don Marcello e mi accomodai nel salottino antistante l’appartamento papale. Poco prima delle 18,00, il Papa prima di accompagnarci all’uscita mi fece dono del suo libro “Nei  tuoi occhi è la mia Parola – Omelie e discorsi di Buenos Aires 1999-2013” e in una busta 10 coroncine del rosario con gli auguri di Natale per i miei familiari ed amici. Prima di salutarlo Gli dissi ancora: Santità, a Cefalù aspettiamo il nuovo vescovo. Per favore, ci mandi un pastore. Una persona preparata e capace. Uno che non è  stato fatto vescovo grazie alle amicizie ecclesiastiche altolocate  né perché fingeva santità con il collo torto davanti al Santissimo. Il Papa sorrise della mia intemperanza e mi rispose seriamente: “Ho nei miei pensieri un Vescovo ausiliare di Roma veramente preparato e capace. Non ho ancora deciso,  ma deciderò nei prossimi giorni. State tranquilli.” Io mi rasserenai perché capii che il Papa segue personalmente la scelta del nostro futuro vescovo.

Fuori di Santa Marta camminavo a venti centimetri dal suolo. Ero felice. 

Giuseppe Riggio