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Prima Guerra Mondiale: l’affondamento della corazzata Wien

Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre di cento anni fa nella rada di Trieste veniva affondata dal M.A.S. 9 la corazzata austriaca SMS “Wien”. Nell’intrepida operazione furono protagonisti i Motoscafi Armati Siluranti: MAS 9 e 13 della Regia Marina al comando rispettivamente del Tenente di Vascello Luigi Rizzo, coadiuvato dal secondo nocchiere Giuseppe Battaglini, e del capo timoniere Andrea Ferrarini. L’azione si svolse nelle acque del Vallone di Muggia, dove nella fonda erano ancorate le corazzate “SMS Wien” e la gemella “SMS Budapest”, unità navali che furono un vero e proprio ostacolo per i comandi delle Forze Armate italiane. Infatti, dopo la dodicesima battaglia dell’Isonzo che portò la ritirata delle truppe italiane fino al Piave, anche la Regia Marina aveva abbandonato la base avanzata di Grado. Di conseguenza, per gli italiani, venne meno il controllo dello specchio di mare a ridosso del porto austriaco di Trieste.  Infatti, prima dell’arretramento del nostro esercito dal fronte dell’Isonzo, proprio da Grado, le missioni del naviglio leggero, insieme ai velivoli del Regio Esercito e della Regia Marina, quest’ultima, presente con la 253ª Squadriglia, rendevano insicure le acque adriatiche alla flotta austroungarica. Con l’arrivo al porto di Trieste delle corazzate imperiali “Wien” e “Budapest”, classificate come “nave da battaglia da difesa costiera”, gli austriaci riuscirono non soltanto a fornire facilmente un appoggio al proprio esercito, disposto lungo la costa adriatica ma anche impedire agli italiani di compiere dei colpi di mano nel golfo di Trieste. Pertanto, era impellente e necessario per la Regia Marina, attivarsi per una strategia d’attacco atta a neutralizzare le due unità da guerra della Kaiserliche Marine. Un’importante occasione si presentò il 16 novembre, quando le suddette corazzate da battaglia, mentre erano impegnate a cannoneggiare la batteria della Regia Marina di Cortellazzo, furono attaccate senza nessun esito dagli assaltatori italiani al comando del Capitano di Fregata Costanzo Ciano. Fallito questo tentativo, finalmente, arrivò l’occasione tanto attesa. In realtà da una ricognizione aerea fu individuata la presenza delle due corazzate austro-ungariche, all’ancora nel vallone di Muggia. Per questo motivo, la sera del 9 dicembre furono attivate le operazioni necessarie affinché i MAS trainati dalle torpediniere 9 P.N. e 11 P.N. facessero rotta verso l’Istria (1). Il MAS 9 con a bordo il milazzese Rizzo con il suo aiutante Battaglini e il MAS 13 al comando di Ferrarini, dopo essere stati rilasciati in piena notte nella parte centrale del golfo di Trieste, silenziosamente, raggiunsero e superarono i cavi d’acciaio delle ostruzioni poste oltre la testata nord della grande diga foranea del Vallone di Muggia, e dopo aver oltrepassato i varchi, eludendo la sorveglianza, si diressero nell’oscurità attaccando le unità della Marina Imperiale alla fonda. Dal MAS 9 partirono i siluri che colpirono e affondarono la “Wien” (2) mentre dal MAS 13, i siluri lanciati mancarono di poco la corazzata “Budapest” ed esplosero sulla banchina. Subito dopo l’incursione i MAS riuscirono a sottrarsi al fuoco nemico e rientrare a Venezia. Per questa operazione militare, il Tenente di Vascello Luigi Rizzo fu insignito della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare (3). La corazzata “Wien” orgoglio della flotta austro-ungarica, aveva un equipaggio di 445 persone tra ufficiali e marinai, nell’affondamento perirono 33 uomini. I resti mortali, recuperati a circa 20 metri di profondità, furono sepolti nel cimitero di S. Anna a Trieste. Abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (4) di parlarci dell’impresa organizzata dal Capitano di fregata Carlo Pignatti Morano di Custoza e dell’esito vittorioso dei mezzi d’assalto italiani nel Vallone di Muggia, in quel lontano 10 dicembre 1917.

«Dopo lo sfondamento di Caporetto e l’arretramento delle nostre forze sul Piave, lo Stato Maggiore austriaco fece pressione sul proprio ammiragliato affinché operasse in appoggio degli attacchi di terra nella zona litoranea. Il 16 novembre le corazzate Wien e Budapest (5), scortate da 10 cacciatorpediniere e 3 idrovolanti si portarono presso la Bocca di Piave ed iniziarono a bombardare l’ala destra del fronte italiano, soprattutto le batterie della Brigata Marina a Cortellazzo. Appena avvisato l’ammiraglio Revel, ordinò di salpare a 5 cacciatorpediniere classe Orsini ed ai MAS 13,15 e 9 quest’ultimo costretto al rientro per un’avaria ad un motore, intanto le nostre batterie controbattevano il fuoco nemico, all’apparire della formazione italiana gli austriaci credendola l’avanguardia di una forte squadra, sospendono il bombardamento e dirigono verso Trieste, a questo punto i nostri caccia per un’errata interpretazione di un segnale, invertono la rotta e dirigono su Venezia, gli austriaci allora tornano di fronte a Cortellazzo e riprendono il bombardamento. Il MAS 13 al comando del capo flottiglia C.F. Costanzo Ciano e il MAS 15 al comando del T.V. Berardinelli, si spostano verso il largo e approfittando del fumo prodotto dalle artiglierie austriache, si lanciano all’attacco, appena avvistati, vengono fatti segno del tiro delle artiglierie di piccolo calibro della formazione, zigzagando a tutta velocità si portano a circa 800m dalle corazzate austriache e lanciano i loro siluri che sfortunatamente mancano i bersagli, gli austriaci intimiditi dall’attacco e per i colpi ricevuti dalle batterie di terra (5 sulla Wien ed uno nell’opera viva della Budapest) sospendono l’attacco e rientrano a Trieste e poi a Pola per le riparazioni.

Agli inizi di dicembre le due navi tornano a Trieste e con loro ritorna il pericolo di bombardamenti dal mare sul basso Piave e Venezia. L’ammiraglio Revel con il C.F. Carlo Pignatti di Morano con l’ausilio del T.V. Luigi Rizzo studiano un piano per attaccare le due navi in porto. A Rizzo che ha già operato nel Golfo di Trieste e per ben due volte ha effettuato ricognizioni sulle difese del porto, viene assegnato il comando della missione a cui parteciperanno il MAS 9 e il MAS 13. l’attacco è fissato per la notte del 9-10 dicembre al fine di sfruttare la mancanza della luna. All’imbrunire del 9 escono da Venezia le torpediniere 9PN e 11PN con al rimorchio i MAS 9 al comando di Luigi Rizzo ed il 13 al comando  del capo timoniere Andrea Ferrarini, il mare è leggermente mosso e su di esso si spande una densa nebbia, il freddo è pungente. Rizzo nonostante i suoi 30 anni, accusa i dolori dell’artrite e indossa un pesante giubbotto di pelle nera ed un berretto di lana con sopra un casco di cuoio e pesanti guanti. Man mano che le navi avanzano verso il golfo di Trieste la nebbia si infittisce tanto da far preoccupare di non riuscire ad effettuare una navigazione precisa, alle 22.00 il caposquadriglia Pignatti ordina alle torpediniere di ridurre la velocità, nell’aria si avvertono i profumi della terra, arrestatisi da uno squarcio nella nebbia, si accorgono di essere a poche centinaia di metri da terra, Rizzo con la sua esperienza riconosce la costa e fa dirigere le torpediniere verso Sud, alle 22.45 raggiungono il punto previsto per il rilascio dei MAS, scambiatisi silenziosi saluti i due MAS accendono i motori elettrici e scompaiano nella nebbia. Distanziati di 50 metri ed a velocità ridotta, i due MAS raggiungono la testa Nord della diga di Muggia, Rizzo fa ormeggiare le imbarcazioni e quindi scende a terra per controllare che non vi siano nemici in vista, poi fa trascinare i MAS fino ai cavi dell’ostruzione, è mezzanotte, il capo torpediniere Giuseppe Volpi, dal MAS 13 inizia a tagliare i cavi più grandi con una cesoia idraulica, terminato, passa a quelli più piccoli che invece di essere tagliati dalla cesoia vengono solo schiacciati, allora il Volpi assieme ad Arturo Martini del MAS 9 si immergono in acqua e attaccano i cavi con le lime, inizia un duro lavoro che mette in agitazione gli equipaggi, quanto ci vorrà? Avremo tempo di portare l’attacco prima dell’alba? Queste sono le preoccupazioni degli uomini, finalmente al 01.50 i cavi sono tagliati, il varco è aperto i MAS mettono in moto i motori elettrici ed entrano nel porto nemico, costeggiano la diga e poi si dirigono verso San Sabba, dove la ricognizione aerea ha segnalato le due navi nemiche. Alle 02.10 Rizzo avvista la prima sagoma scura, ordina a Ferrarini di avvicinarsi a 300m e di lanciare i suoi siluri senza attendere il comando non appena avverte le esplosioni dei suoi o se scoperto, poi si avvicina a 50m dalla nave per controllare che non vi siano reti antisiluri, prosegue poi alla ricerca della seconda nave la trova più verso terra anche qui si avvicina sino a 50 m per controllare l’assenza delle reti, ritorna a distanza di lancio ed alle 02.32 ordina il lancio dei siluri dopo pochi secondi di corsa Rizzo ode due distinte esplosioni, ma una sola grande colonna d’acqua si alza dal fianco della nave colpita che inizia ad inclinarsi e ad affondare, per un attimo un riflettore si accende sulla corazzata poi si spegne come tutte le luci di bordo, Ferrarini udite le esplosioni lancia i suoi siluri purtroppo uno non esplode ed uno passa di prora alla Budapest ed esplode contro la riva.

Si accendono riflettori che sciabolano le acque e il cielo del porto, i cannoni antiaerei sparano in aria, si pensa ad un attacco aereo si odono le grida di aiuto dei marinai gettatisi in acqua dalla nave da cui si alzano i bagliori dell’incendio. I MAS accesi i motori termici a tutta velocità si dirigono verso l’uscita inseguiti dai riflettori e dalle cannonate, trovano il varco ed escono inseguiti dal nemico, il MAS 13 dirige sotto costa verso Venezia, mentre il 9 si dirige all’appuntamento con le torpediniere, su queste, gli equipaggi che hanno udito le esplosioni, si interrogano, avranno avuto successo? torneranno? verranno presi prigionieri?, all’improvviso il MAS di Rizzo spunta dalla nebbia accolto dagli hurrah dei marinai, Rizzo sale a bordo viene abbracciato e baciato, occorre comunicare a Venezia il successo dell’operazione, ma prima dalla Torpediniera 9PN viene lanciato in chiaro e in tedesco il seguente messaggio “Wien e Budapest attaccate, tutti i siluri esplosi una delle navi affonda l’altra è colpita Viva il Re viva l’Italia. Poi le navi prendono la strada per il rientro al mattino giungono a Venezia, dove si riuniscono al MAS 13».

(1) “… La sera del 9 dicembre 1917, sotto il comando di Pignatti Morano le due torpediniere “9 P.N.” e “11 P.N.” con a rimorchio un MAS a testa (il “9” al comando di Luigi Rizzo e il “13” al comando di Andrea Ferrarini) salpano da Venezia con rotta a Trieste (ora della partenza le 17.00, con una nebbia fittissima). 
Rizzo in mezzo alla nebbia pensa quale delle tre parole convenute si dovranno riferire (al rientro a venti miglia dalla costa italiana, via radiotelegrafo) per l’esito della missione: Salus: siluri scoppiati. Benis: siluri scoppiati, una nave certamente colpita. Nissim: siluri scoppiati, due navi certamente colpite. Alle 22.00 dopo ore di navigazione in mezzo alla nebbia si vede la costa. I due MAS sono rilasciati dalle torpediniere. Rizzo ordina: “Avanti con i motori elettrici”. Ore 24.00. La lunga diga che chiude il Vallone di Muggia è raggiunta. Ci si porta (dopo una passeggiata di Rizzo a terra per saggiare la vigilanza nemica) sotto le ostruzioni del canale, dove sono tesi tra diga e diga numerosi cavi d’acciaio. Inizia così il lavoro del capotorpediniere Giuseppe Volpi che con la cesoia idraulica (e con l’aiuto di grosse lime) recide i cavi d’acciaio. Alle ore 02.00 il varco è aperto. Si prosegue facendo rotta verso l’estrema curva del Vallone e si naviga per venti minuti. Nel mezzo della nebbia spuntano alla fine le sagome di due navi. Il MAS “9” lascia il MAS “13” a circa 200 metri dalla nave e si avvicina fino a 50 metri all’altra nave. Il MAS “13” dirige sull’altra nave. Dopo un attimo di studio il MAS “9” con al comando Rizzo lancia i due siluri… poi dopo secondi che sembrano secoli “boom” due violente esplosioni con due enormi colonne d’acqua… e poi dal fondo del vallone Ferrarini ha centrato anche il suo bersaglio. Mentre la “Wien”colpita a morte, iniziava la sua agonia Rizzo aveva messo in moto i motori e si era diretto verso l’uscita del Vallone, quasi contemporaneamente a Ferrarini. Alle 7.00 del mattino i MAS si ritrovarono dentro lo sbarramento delle nostre linee. Fu mandato il telegramma prestabilito: Benis benis benis…” (da www.associazionedecimaflottigliamas.it).

(2) …Come riporterà il comandante della nave, il capitano di fregata Leopold Huber von Schebenhain: «Lo sbandamento aumentò rapidamente, e la nave si piegò a dritta, finché il ponte di coperta si trovò quasi in posizione verticale, e così perdemmo l’equilibrio e scivolammo. Dal siluramento al momento dell’affondamento trascorsero circa 5 minuti»… La Voce del popolo IN PIÙ Storia. Anno 11 n. 88. Sabato, 2 maggio 2015

(3) Medaglia d’Oro: Affondamento della Corazzata “Wien”, Trieste 9 – 10 Dicembre 1917 …«Per la grande serenità ed abilità professionale e per il mirabile eroismo dimostrato nella brillante, ardita ed efficace operazione da lui guidata di attacco e di distruzione di una nave nemica entro la munita rada di Trieste»…. Da “50° anniversario della scomparsa dell’Ammiraglio Luigi Rizzo a cura del STV (MD) Claudio Italiano.

(4) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979, frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

(5)  Corazzate costiere della classe Monarch dislocamento di 5600t, armate con 4 cannoni Krupp da 240mm, Skoda da 152mm, 12 cannoni da 47mm, equipaggio 441 fra ufficiali, sottufficiali e marinai.

Testi consultati da Virginio Trucco: Navi e Marinai volume II, Compagnia Generale editoriale s.p.a. – Le audaci imprese dei MAS di Ettore Bravetta casa editrice Giacomo Agnelli 1930 – La grande Guerra in Adriatico di Lucio Martino il Cerchio iniziative editoriali.

Foto a corredo dell’articolo: 1) Equipaggio M.A.S. 9 ed equipaggio M.A.S. 13 dopo l’affondamento della corazzata Wien a Trieste (da mytrieste.blogspot.it). 2) SMS Wien nel 1898. 3) SMS Budapest 1919.

Giuseppe Longo
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