Cefalù: quella prima processione del 1993 nel ricordo di chi l’ha voluta

È un momento emozionante ricordare quegli inizi. Anche se qualcuno parlava di “piantare la chiesa”, non era così, perché c’erano già dei battezzati, ma la scintilla è stata la missione e la benedizione dell’allora vescovo Rosario Mazzola, il quale mi convocò e mi inviò per essere il parroco nella zona allora chiamata “dietro u castieddu”. E quel modo di dire non era una felice espressione per pensare a Cefalù est! Quando arrivai lì, quell’11 febbraio del 1992, festa della Madonna di Lourdes, il vescovo, dopo aver superato tutti i contenziosi che gravavano sulla struttura di quella chiesa mai completata, mi consegnò le chiavi e mi benedisse dicendomi: “U Signuri t’aiuta!”. E da lì iniziò tutto: il primo contatto con quella comunità che aveva bisogno di essere ripresa e curata, con tutta la trepidazione che c’era. Non si trattò di “andare a piantare la chiesa”, ma piuttosto di riecheggiare quel momento della vita di san Paolo in cui, appena arrivato a Corinto, con il cuore stretto e pieno di timore, il Signore gli si fece presso e gli disse che Lui, in quel luogo, possedeva un popolo numeroso. 

E la giornata del 14 agosto, già fin da allora, è la conferma di questa promessa del Signore che anche in questa zona, a oriente di Cefalù, possiede un popolo numeroso ancora oggi sotto i nostri occhi. Il tutto avvenne all’insegna della Madre del Signore. Lo spunto è nato dai primi contatti con gli abitanti del villaggio dei pescatori che dimoravano lì e che andavo a salutare per primo. Qualcuno mi disse che desideravano “a Matri a Lumi”. E io risposi positivamente… giusto! A Matri a Lumi, che poi divenne Santa Maria della Luce, dato che Gesù Salvatore è la Luce del Mondo e che siamo a oriente, da dove spunta il sole! E ci fu quel primo pellegrinaggio a mare, dove allora, non avendo ancora problemi di salute, riuscii a stare tutto il tempo in ginocchio; giunti al porto, sulla barca, vidi la Madonna sullo sfondo del sole e le dissi appunto: “Sei la Madre della luce!”. Questo è stato l’inizio: del seguito siamo tutti testimoni, ma come allora Paolo ebbe la sorpresa, all’indomani di quella notte del suo arrivo, di incontrare Aquila e Priscilla, coniugi della comunità di Corinto, anch’io trovai tanti “Aquila e Priscilla”. Alcuni voglio ricordarli: ad esempio, la signora Titì Raimondo e, a proposito della festa, u “zzu” Pasquale Allegra e i due “Mastro” Totò, rispettivamente Portera a Catanese. E poi un pensiero a mia sorella Antonietta e a mia nipote Francesca che subito mi hanno accompagnato ad abitare presso la chiesa, malgrado i disagi iniziali: era importante andarsi a incarnare proprio lì. Loro due mi hanno seguito e, passo dopo passo, sono state insieme a me artefici e partecipi di questo cammino. Molti altri nomi dovrei fare… tra cui tanti giovani che pian piano confluirono nella parrocchia grazie alle varie occasioni di preparazione ai Sacramenti e che ancora oggi, dopo la giovinezza, sono cresciuti in età e spiritualità e da sposi continuano a vivere e a contribuire alla crescita della bella realtà parrocchiale. Grazie alla Madonna Santissima e al Signore, nel cui Nome tutto avviene e tutto si compie.

Oggi, dopo venticinque anni, anche se non possiamo ancora parlare di tradizione, il segno forte è quello di una festa che si è radicata nel cuore e nel nostro sentire comune. Voglio sottolineare due cose: la prima, l’idea di fondo, che fu molto motivata, del far sentire a Cefalù, in maniera efficace, la festività della Madonna Assunta, non come Ferragosto che disperde il momento di fede dopo la festa del SS. Salvatore, ma come presenza viva della Madonna in tutta Cefalù. La seconda: l’Assunta a Cefalù, sì, ma con quale risorsa? La risposta nacque come un’illuminazione: il mare! Immancabili dovevano essere i carissimi e benedetti pescatori, il popolo dei pescatori. Quando andammo a proporre loro la nostra intenzione, un entusiasmo inatteso si sviluppò fra tutti, fino a volersi contendere la gioia e l’onore di portare l’immagine di Maria negli anni, a turno, sulle proprie imbarcazioni. Il popolo dei pescatori, a cui si aggregò il popolo dei marittimi e dei turisti.

Così è nata la festa del 14 agosto: partendo dal porto, costeggiando tutta Cefalù che viene benedetta dal mare dalla Madonna, navigando lungo la costa fino a Capo Santa Lucia, meta naturale del percorso. Poi il ritorno, con la sosta impagabile al molo dove, di anno in anno, si raduna la moltitudine di popolo, per recitare una preghiera, un’Ave, la preghiera del Salve Regina, le Litanie e la benedizione della Madonna a tutta la città, oltre che ai presenti. Infine, l’arrivo al porto dove il popolo dei fedeli è radunato da Maria per celebrare l’Eucaristia. A seguire, la fiaccolata di ritorno in chiesa e il momento ricreativo della comunità (allora inventammo “i muluna”) e poi la mistica veglia in attesa dell’aurora e del sole. L’aurora è Maria, il sole è il Signore Gesù! Ora Cefalù, in quella comunità, non è più “dietru u castieddu”, ma è Cefalù a oriente!

Don Santino Di Gangi, primo parroco della parrocchia “Sant’Agata vergine e martire” di Cefalù.

 

Nella foto un momento della festa del 1994.