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Arte madonita sconosciuta: sette custodie marmoree legate da un vescovo cefaludese

Un filo teologico lega sette custodie eucaristiche marmoree che si trovano tra i comuni delle Madonie. Sette custodie realizzate, in alcuni casi, da scultori dal nome sconosciuto che si trovano a Cefalù, Collesano, Isnello, Gratteri, Petralia Soprana, Pollina e Caltavuturo. A provocarne e volerne il loro arrivo in Diocesi è stato uno dei vescovi di Cefalù che oltre ad essere molto preparato teologicamente era anche retto moralmente. Parliamo di Francesco Vitale che è stato vescovo di Cefalù dal 1484 al 1492. In otto anni di episcopato ha portato in diocesi tantissime novità in campo teologico e morale. Originario di Noja, oggi Noicattaro, in provincia di Bari, il vescovo Vitale è stato un celebre e stimato teologo, grande conoscitore di Duns Scoto, precettore e segretario personale di Ferdinando II d’Aragona, re di Spagna e di Sicilia dal 1468 al 1516. Un vescovo retto moralmente che muore a Valencia nel 1492 in seguito ad una paralisi. Era un minore francescano e consegue le lauree in Teologia e Arti presso l’Università di Parigi. Diventa presto un affermato teologo, un intellettuale dai costumi integerrimi, una personalità molto influente sul piano politico proprio perché segretario personale del Re. Se Ferdinando II d’Aragona è conosciuto quale “Ferdinando il Cattolico” lo si deve anche a questo vescovo che ne è stato suo precettore. 

Il vescovo Vitale è stato il precursore delle custodie eucaristiche di marmo arrivate in Diocesi. Ha commissionato quella che si trova a Isnello e il fatto è certo perché vi si trova il suo stemma. Il 26 aprile 1485 ha commissionato anche una custodia marmorea per la Cattedrale. In questo caso si conosce l’artista: Giorgio da Milano. Purtroppo oggi di questa custodia arrivata a Cefalù abbiamo solo lo scomparto con lo sportellino. L’intera opera è stata smembrata durante i lavori interni alla cattedrale portati avanti dal vescovo Francesco Gonzaga. Dopo lo smembramento proprio lo scomparto della custodia con lo sportellino è stato murato nella parte meridionale del diaconicon per deporvi il sacro legno della Croce che si venerava in Cattedrale. La custodia cefaludese era formata da uno scomparto centrale dove era rappresentato il Risorto ed era molto simile a quella di Isnello. Vi erano presenti gli angeli ai lati del risorto e anche nella custodia che trova posto in cattedrale vi era lo stemma del vescovo Vitale. 

Uno sguardo a queste custodie mette in risalto il ruolo avuto dal vescovo anche per la loro composizione. Riflettono bene, infatti, il pensiero del Presule che era un grande conoscitore di Duns Scoto che poneva alla base della sua riflessione il tema della predestinazione di Cristo e dell’umanità. Scoto pone al centro la figura del Cristo e la sua missione salvifica e proprio questa idea è alla base delle custodie marmoree volute dal vescovo Vitale. 

Nel tabernacolo di Isnello come in quelli di Cefalù, Gratteri e Collesano troviamo, per fare un esempio, la presenza degli angeli reggi – cortina. Un dettaglio a prima vista poco importante che in realtà mostra il carattere teologico delle opere. Gli angeli scolpiti ai lati della custodia, infatti, rivelano agli uomini la vera dimora di Dio. Ed ecco allora svelato perché queste custodie vedono nello scomparto centrale gli angeli adoranti disposti in profondità sotto una volta o un soffitto con delle colonnine tortili ai lati e gli angeli reggi – cortina sui due fianchi. Da questa tipologia si discosta la custodia marmorea di Pollina perché con molta probabilità è stata commissionata alcuni anni dopo quando vescovo di Cefalù non era più il Vitale.

In ordine di tempo la prima custodia ad essere stata realizzata è stata quella di Collesano. A seguire quella di Isnello e poi quella di Cefalù. Nell’ultimo decennio del secolo sono arrivate quella di Castelbuono e quella di Pollina che sembra molto più vicina a quella di Isnello. Nonostante alcune diversità nelle sette custodie è da annotare che presentano molti elementi comuni. Lo scomparto centrale con gli angeli adoranti disposti in profondità sotto una volta o un soffitto, la presenza di colonnine tortili ai lati, gli angeli reggi – cortina sui due fianchi, l’Annunciazione che sovrasta l’immagine a mezzo busto del Padreterno. Da queste si discostano le custodie di Pollina, Petralia e Caltavuturo. Quella di Pollina è la più tarda fra le sette e quella che con molta probabilità non è stata realizzata durante l’episcopato di Vitale. Stessa tipologia mostrano le custodie più tardive come quella che della chiesa del SS. Salvatore di Petralia Soprana che risale agli inizi XVI secolo e quella che si conserva presso la chiesa madre di Caltavuturo che proviene dalla locale chiesa della Badia e presenta una datazione ancora più tarda nel 1516. In quella di Soprana troviamo il baldacchino che sovrasta gli angeli in adorazione. Nella custodia di Caltavuturo, invece, il pannello centrale è identico a quella di Cefalù ma vi scompaiono i due angeli adoranti disposti in profondità sotto una volta e lo scomparto centrale cede il passo alla figura intera di Cristo e degli angeli. Per questo anche lo sportellino del tabernacolo contente l’eucaristia, che era il punto focale delle altre custodie, in questo caso viene relegato in una posizione secondaria e le colonnine tortili vengono a mancare a favore di paraste decorate con un motivo a candelabra: tutti elementi formali e iconografici che si discostano da quelli che si erano diffusi sulle Madonie durante gli anni del vescovo Francesco Vitale.