Per non dimenticare (e non solo oggi!)

La Giornata della Memoria porta con sé il bisogno di raccontare momenti emozionanti come quello che chi era presente ha vissuto questa mattina al Teatro Cicero.
Tutto è partito da un bando proposto dall’amministrazione comunale, con cui si apriva a 20 giovani cefaludesi di età compresa tra i 18 e i 25 anni la possibilità di partire per un viaggio, il Viaggio della Memoria, al fine di ripercorrere quella storia fatta di dolore e di rammarico. Quei 20 giovani quest’oggi non ci hanno deluso.
È facile nascondersi dietro il luogo comune che i giovani di oggi siano tutti social e tecnologie. No, ai giovani serve solo la spinta iniziale, poi sono capaci di provare emozioni e di impartire insegnamenti che per le vecchie generazioni sono solo utopie.
Dopo il saluto del sindaco Daniele Tumminello da buon amministratore, ma ancor prima da impaccabile docente che ha più volte ringraziato i ragazzi e la loro voglia di mettersi in gioco, ha fatto seguito il racconto del presidente del consiglio, partito anche lui come rappresentante del consiglio comunale e dell’intera città, l’avvocato Francesco Calabrese, anche lui colpito dalla forte esperienza su quella terra martoriata, ma ancora di più affascinato dalla maturità dei giovani di Cefalù, piccoli di età ma grandi d’anima.
Ma sono le testimonianze dirette di alcuni di loro prima rivolte al pubblico, poi attraverso due video montati sapientemente dalle loro mani, dai loro ricordi, dalle loro emozioni ad aver lasciato l’uditorio in silenzio per più di un’ora e mezza.
Due sono le parole che, però, sono alla base delle loro testimonianze: gelo e disorientamento.
Il gelo fa paura. Hanno percorso quei sentieri con il freddo tipico della Polonia invernale. Ma loro potevano godere del tepore dei loro giubbotti, degli stivaletti ai loro piedi e sciarpe e cappellini utili ad impedire al freddo pungente di fare male. Quella gente no. Quella gente camminava e lavorava a piedi scalzi, senza coperture adeguate, costretta a scontare una pena che non avevano cercato. Costruzioni ingegneristicamente perfette, elaborate da una mente che sapeva dove arrivare, fatte di mattoni rossi che promettevano calore,ma che in realtà erano solo fucine di morte.
Disorientamento. Varcato l’ingresso, scompare la paura e non si capisce più niente. Auschwitz o Birkenau, cambia solo il nome e forse qualche chilometro in più, ma restano “terre profanate”, luoghi che qualcuno ha il coraggio di pensare non essere mai esistiti. La mente si spegne e restano solo gli occhi, che osservano e conservano immagini profonde, a volte dure e difficili, e le mani, per toccare quei pavimenti portatori di disperazione. E resta il coraggio di 20 giovani che durante il loro Viaggio della Memoria hanno mantenuto il silenzio e il capo chino quasi in segno di rispetto, che non hanno mostrato cedimenti, ma solo rigoroso ascolto, che alla fine si sono abbracciati come a suggellare la fine di una sofferenza vissuta attraverso il ricordo e, questa mattina, ancora vivo nelle loro parole.
La lezione di oggi ce l’ha insegnata Flaminia La Placa, che ha risposto a una delle domande giunte dall’uditorio: noi possiamo provare a non dimenticare, ma concretamente possiamo smetterla di fomentare l’odio nei confronti del diverso, ogni giorno, anche dentro la nostra quotidianità.

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