Dove Garibaldi issò il tricolore, e dove una cattedrale è oggi un rudere a cielo aperto
Non tutte le capitali nascono per durare. Alcune lo sono per un istante, e quell’istante basta a entrare nella storia. In Sicilia esiste un borgo che, prima ancora che il Regno d’Italia fosse proclamato, sventolò il tricolore come “capitale d’Italia”.
Un borgo arabo-medievale sul Monte delle Rose
Quando si pensa alla prima capitale d’Italia, la mente corre a Torino. Eppure, mesi prima dell’Unità, quel titolo toccò per un giorno a un paese siciliano: Salemi. Con il suo fascino arabo-medievale, Salemi vanta il titolo di “prima capitale d’Italia” per un giorno sotto Garibaldi e fa parte dei Borghi più belli d’Italia. Sorge nel cuore della Valle del Belice, alle pendici del Monte delle Rose, ed è una città medievale fondata molto probabilmente sul sito dell’antica cittadella elima di Halicyae. Il centro storico ha un’impronta islamica, caratterizzato da strette viuzze acciottolate che risalgono verso il castello.
Il giorno in cui Salemi fu capitale d’Italia
È il 1860 il momento che cambia tutto. Il 14 maggio 1860, dopo lo sbarco a Marsala con la spedizione dei Mille, Giuseppe Garibaldi issò da sé, sulla cima della torre cilindrica del castello normanno-svevo, la bandiera tricolore, proclamando Salemi “capitale d’Italia”, titolo che mantenne per un giorno. Grazie all’aiuto del barone Giuseppe Triolo, che si era unito a lui con una banda di picciotti, assunse la dittatura, cioè il governo, in nome di Vittorio Emanuele II, futuro re d’Italia. Ancora oggi la piazza del municipio è denominata “Dittatura” in ricorrenza dell’evento, e una lapide ricorda quella data.
Il castello dei Normanni, degli Svevi e dei Borboni
Il teatro di quell’atto è il castello, simbolo della città. Fu costruito sulla sommità della collina da Ruggero il Normanno intorno al 1077, su preesistenti fortificazioni greco-romane, e rimaneggiato da Federico II di Svevia nel XIII secolo. La sua pianta trapezoidale con tre torri, due quadrangolari e una cilindrica, domina il panorama circostante. Nel 1789 fu adibito a carcere e dal 1934 divenne biblioteca comunale. Danneggiato dal terremoto del Belice del 1968, fu chiuso 35 anni per restauri e lavori di consolidamento da parte della Regione Siciliana, e riaperto nel 2002.
Una cattedrale diventata piazza
Lo stesso terremoto ha lasciato un altro segno, oggi diventato sorprendentemente bello. L’ex Chiesa Madre, costruita a partire dal 1615 e completata nel XVIII secolo, subì gravi danni nel terremoto del 1968 e fu in parte abbandonata. Privo di un pronto intervento di restauro, l’edificio si ridusse nei decenni a rudere, poi magistralmente riqualificato grazie a un intervento dell’architetto portoghese Álvaro Siza Vieira e dell’architetto siciliano Collovà, che hanno saputo abbinare uno spazio laico e uno sacro, realizzando “una piazza dentro la piazza” che valorizza i vuoti, il contesto storico e i ruderi degli antichi monumenti. Quella che è oggi Piazza Alicia è stata inclusa tra i sessanta buoni esempi di riqualificazione urbanistica al mondo.
La bellezza alla prova del futuro
La storia recente di Salemi è anche quella di una rinascita. Dopo il violento terremoto della notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, che colpì tutta la Valle del Belice, il centro abitato devastato fu in parte spostato nella zona a valle della collina. Oggi il borgo è una meta culturale: tra i luoghi da visitare c’è anche il Museo del Pane, collocato nell’ex chiesa di San Bartolomeo, testimonianza della tradizione dei pani votivi modellati dalle donne del paese. Per molti, il vero valore di Salemi non sta in un singolo monumento, ma nell’essere un unicum: il borgo che fu capitale d’Italia per un giorno e che ha trasformato persino le proprie rovine in un luogo da visitare.















