Il teatro antico più bello d’Italia non è il Colosseo. È questa cavea greco-romana affacciata sull’Etna

Una scena aperta sul vulcano e sul mare, dove si recita da oltre duemila anni

Non tutti i teatri antichi diventano simboli per le loro dimensioni o per la città che li ospita. Alcuni lo diventano perché trasformano il paesaggio stesso in scenografia. In Sicilia esiste un teatro dove, da oltre duemila anni, lo sfondo della scena è un vulcano.

Una cavea affacciata sull’Etna

Quando si pensa al più celebre monumento per spettacoli dell’antichità, la mente corre a Roma e al Colosseo. Eppure uno dei teatri antichi più scenografici si trova in Sicilia, a Taormina, in provincia di Messina: il Teatro Antico, scavato nella roccia del colle, con la scena spalancata sul Mar Ionio e sull’Etna. È il secondo teatro antico della Sicilia per dimensioni, dopo il Teatro greco di Siracusa: raggiunge un diametro massimo di circa 109 metri e un’altezza di circa 20. In antico poteva accogliere fino a circa 10.000 spettatori.

Greco nelle origini, romano nelle forme

Le origini sono ellenistiche: il teatro dell’antica Tauromenion risalirebbe al III secolo a.C., all’epoca di Gerone II di Siracusa, come testimoniano alcune iscrizioni greche incise sui sedili — tra cui il nome di Filistide, moglie del tiranno. Per ricavarlo dal colle fu necessario asportare oltre 100.000 metri cubi di roccia. L’aspetto che vediamo oggi è però interamente romano: dopo una prima ricostruzione di età repubblicana o del primo Impero, le forme attuali risalgono a un ampliamento della prima metà del II secolo d.C. In età imperiale l’edificio fu perfino adattato a ospitare le venationes, le lotte tra gladiatori e bestie feroci, con l’orchestra trasformata in arena.

Il «vezzo» che lo rese unico: la scena aperta sul vulcano

Ciò che rende Taormina inconfondibile è il fondo della scena. Il muro romano, parzialmente crollato e aperto al centro, incornicia un varco panoramico sul Mar Ionio e sull’Etna: ciò che altrove era una parete chiusa, decorata da colonne e statue, qui è diventato una finestra sul paesaggio, in cui il vulcano fa da sfondo naturale alle rappresentazioni. La cavea, scavata nella roccia, è divisa in nove settori da otto scale e, nella parte alta, era cinta da una doppia galleria ad arcate. Restano adagiate alcune colonne di marmo, che lasciano immaginare come dovesse apparire in origine.

Nel cuore di una città-balcone

Il teatro è soltanto il monumento più celebre di Taormina, città-balcone affacciata sul golfo, dove si sovrappongono epoche e stili diversi: dal Palazzo Corvaja, che intreccia elementi arabi, normanni e gotici, al Duomo di impianto normanno. E proprio ai piedi della collina, sulla costa, sorgeva Naxos, considerata la prima colonia greca della Sicilia: un dettaglio che ricorda quanto profonde siano, in questo angolo dell’isola, le radici elleniche da cui nacque anche il teatro.

La bellezza alla prova del futuro

Ciò che mantiene vivo questo teatro non è la pietra, ma la voce che continua a risuonarvi. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento è tornato a essere un palcoscenico, ospitando spettacoli e anche la cerimonia di premiazione del David di Donatello; dal 1983 vi si svolgono ogni estate Taormina Arte e il Taormina Film Fest, e nel 2017 ha fatto da scenografia al vertice del G7 tenutosi in città. Oggi, tra posti a sedere e parterre, può nuovamente accogliere fino a circa 10.000 spettatori, mentre la capienza agibile delle sole gradinate è di circa 4.500 posti.

Per molti, il vero valore del Teatro Antico di Taormina non sta nelle sue dimensioni, ma nell’essere un luogo in cui, alzando lo sguardo oltre la scena, lo spettacolo è incorniciato da un vulcano e dal mare. Un patrimonio in cui paesaggio e arte recitano insieme, da oltre duemila anni.