La rivoluzione gentile: il paese più creativo d’Italia

Se pensate che la grande arte contemporanea viva solo nelle metropoli e nei musei blasonati, un piccolo paese dell’entroterra agrigentino vi farà cambiare idea.

A pochi chilometri dalla Valle dei Templi, Favara è oggi una destinazione culturale di fama internazionale. Il merito è di Farm Cultural Park, un centro culturale indipendente che ha trasformato un quartiere abbandonato in un laboratorio d’arte ammirato da Seoul a New York.

La parola d’ordine, qui, è una sola: rigenerazione. Niente grande museo calato dall’alto, ma il recupero paziente di case e cortili, dove arte, comunità e bellezza diventano un modo di immaginare il futuro delle città. È il momento perfetto per mettersi in viaggio e scoprirlo: ecco la sua storia.

Il punto di partenza: un centro storico abbandonato

Favara è un comune di poco più di trentamila abitanti in provincia di Agrigento, a breve distanza dalla Valle dei Templi. Nel suo centro storico si trova il quartiere dei Sette Cortili, un piccolo cluster urbano di matrice araba fatto di sette corti con giardini nascosti, rimasto a lungo semiabbandonato e degradato. È da qui, da un luogo che molti consideravano perduto, che è partita la trasformazione.

La scommessa di una coppia

Farm Cultural Park nasce nel 2010 dall’idea visionaria di Andrea Bartoli, notaio, e di Florinda Saieva, avvocata: due collezionisti con la passione per l’arte contemporanea e il desiderio di fare qualcosa per il proprio territorio. La coppia ha acquisito alcune delle abitazioni dei Sette Cortili e le ha trasformate, intendendo l’arte non come decorazione ma come catalizzatore di sviluppo sociale.

I Sette Cortili: un museo diffuso a cielo aperto

Oggi i Sette Cortili sono un museo diffuso dove gli spazi di Farm si alternano alle case dei residenti. Tra le corti si incontrano gallerie d’arte contemporanea, installazioni site specific e street art, ma anche cucine a vista per workshop, un cocktail bar, uno shop vintage, giardini e spazi di coworking. Un luogo “ibrido”, pensato per far incontrare artisti, creativi e cittadini.

SOU: la scuola di architettura per bambini

Tra i progetti più originali c’è SOU, la scuola di architettura per bambini ideata da Bartoli e Saieva. Il nome è un omaggio all’architetto giapponese Sou Fujimoto, e l’obiettivo è abituare i più piccoli alla libertà di pensiero e alla creatività, insegnando loro a immaginare e progettare città migliori. La scuola ha sede a Favara, presso Palazzo Miccichè.

Countless Cities: la biennale delle città del mondo

Farm ha dato vita anche a Countless Cities, la Biennale delle Città del Mondo: ogni due anni città di tutto il pianeta si raccontano attraverso mostre, installazioni e interventi artistici. Non un semplice evento culturale, ma una piattaforma di riflessione sul futuro urbano, che affronta temi come la giustizia sociale, il cambiamento climatico e le migrazioni.

Da Favara al mondo: un modello che si espande

L’impatto sulla comunità è tangibile: dove nel 2010 c’era un solo bed & breakfast con poche camere, oggi si contano centinaia di posti letto e numerose nuove attività. Un sogno privato diventato il sogno di un’intera città, che ha trasformato Favara in una capitale internazionale della rigenerazione urbana.

Il modello, intanto, si moltiplica. Oltre alla sede di Favara, Farm Cultural Park ha esteso il progetto a Mazzarino e, dal 2025, a Palermo, nell’ex Convento dei Crociferi a pochi passi dai Quattro Canti. E nell’autunno 2025 i murales storici di Favara sono stati reinterpretati in realtà aumentata da oltre trenta artisti digitali, aggiungendo un nuovo livello al museo diffuso.

Come visitarlo. Farm Cultural Park si trova nel centro storico di Favara, in provincia di Agrigento, a breve distanza dalla Valle dei Templi: è facile abbinarlo a una visita ad Agrigento. Per gli orari aggiornati, i biglietti e le mostre in corso (anche nelle sedi di Mazzarino e Palermo) conviene consultare il sito ufficiale farmculturalpark.com.