Viaggio dentro Palazzo Butera, lo scrigno della Kalsa dove arte antica e contemporanea, restauro e natura dialogano affacciati sul mare di Palermo.
Se pensate che per incontrare un capolavoro dell’architettura contemporanea sia necessario volare dall’altra parte del mondo, una storica dimora del Settecento nel cuore di Palermo vi farà cambiare idea.
Nel quartiere arabo della Kalsa, affacciato sul mare lungo il Foro Italico, Palazzo Butera è oggi uno dei più significativi esempi di valorizzazione del patrimonio storico in Italia: una dimora aristocratica salvata dall’abbandono e trasformata in casa-museo e laboratorio culturale aperto alla città.
La parola d’ordine, qui, è una sola: dialogo. Niente restauro-vetrina e niente arte ingabbiata, ma un continuo intreccio tra passato e presente, tra arte e natura, dove perfino una radice d’albero diventa opera da contemplare. È il momento perfetto per mettersi in viaggio e scoprirlo: ecco perché.
Il palazzo: una dimora dei principi di Butera affacciata sul mare
Le prime notizie del palazzo risalgono alla fine del Seicento, quando la famiglia Branciforte sceglie quest’area della Kalsa per costruire la propria residenza cittadina. Nei secoli successivi l’edificio assume l’attuale veste settecentesca e passa poi alla famiglia Lanza, legando il proprio nome ai principi di Butera. Tra i suoi ospiti illustri si annoverano Goethe e il kaiser Guglielmo II di Germania.
Con i suoi quasi 7.000 metri quadrati e una scenografica enfilade di saloni, Palazzo Butera è uno dei più grandi palazzi d’Italia. La posizione è parte del suo fascino: l’edificio si apre direttamente sulla passeggiata delle Cattive e sul Foro Italico, riconnettendo simbolicamente la città al suo mare.
Il restauro: il “cantiere aperto” di Giovanni Cappelletti
Dopo anni di incuria, nel 2015 la dimora viene acquisita dai collezionisti Francesca e Massimo Valsecchi. I lavori di restauro prendono il via nel gennaio 2016 su progetto dell’architetto Giovanni Cappelletti, che cura anche l’allestimento museografico. Cappelletti, formatosi nello studio di Mario Bellini lavorando a progetti come la National Gallery of Victoria di Melbourne e l’ampliamento della Pinacoteca di Brera, sceglie qui la via del rispetto e dell’ascolto.
L’intervento si sviluppa con la formula del Cantiere Aperto: il palazzo viene mostrato al pubblico mentre si trasforma, riportando alla luce dettagli originari e introducendo soluzioni contemporanee. Tra queste, una passerella luminosa che, seguendo il tracciato dei vecchi piani ammezzati, attraversa le sale del piano terra. Dalla primavera del 2021 il palazzo è riaperto al pubblico con il primo allestimento integrale della collezione.
La radice di jacaranda: quando la natura diventa opera d’arte
È forse il dettaglio più sorprendente di tutto il percorso. Durante il restauro dell’ex locale caldaie, sotto il pavimento, gli operai hanno scoperto un canale di scolo delle acque piovane rivestito di maioliche del Settecento e dell’Ottocento. Continuando lo scavo si sono accorti che quel canale era “abitato”: una radice della grande jacaranda del cortile vi si era insinuata, diramandosi fino a raggiungere la cisterna che un tempo riforniva d’acqua il palazzo.
Invece di reciderla, si è scelto di valorizzarla. Oggi la radice è visibile attraverso una lastra di vetro trasparente posata nel pavimento, esposta come fosse una delle opere d’arte contemporanea che la circondano. Un’opera “involontaria” della natura che sintetizza perfettamente l’anima del luogo: un edificio vivo, dove storia e natura si attraversano a vicenda.
La collezione Valsecchi: arte antica e contemporanea in dialogo
Il cuore del palazzo è la collezione che Francesca e Massimo Valsecchi hanno riunito a partire dalla fine degli anni Sessanta. Una raccolta che intreccia senza gerarchie arte antica, arte contemporanea e arti decorative: dipinti d’epoca, porcellane, vetri iridescenti, mobili e oggetti del design inglese dell’età della Rivoluzione industriale, accanto a opere di artisti internazionali come Gilbert and George, Anne e Patrick Poirier, David Tremlett, Tom Phillips e Daniel Spoerri.
L’allestimento rifugge le logiche del museo tradizionale: le opere dialogano con gli ambienti restaurati, con le volte affrescate e con i colori delle maioliche, in un percorso pensato più come una casa abitata dall’arte che come una galleria.
La terrazza e il Torrino: Palermo e il mare a 360 gradi
Il percorso culmina in alto. La grande terrazza del palazzo, fiorita lungo gran parte dell’anno, si affaccia sul vecchio porto e sul Foro Italico regalando una delle viste più belle sulla città. Salendo ancora, dal Torrino lo sguardo abbraccia Palermo a 360 gradi, tra le cupole del centro storico e il profilo delle montagne che chiudono la conca.
La visione: un laboratorio culturale per la Kalsa
Palazzo Butera non vuole essere soltanto un museo. Nelle intenzioni dei Valsecchi è un laboratorio culturale e un centro di ricerca: uno spazio in cui storia, arte e scienza diventano catalizzatori di rigenerazione sociale e urbana per il quartiere della Kalsa e per l’intera città. Il progetto, gestito dalla Fondazione Palazzo Butera, prevede collaborazioni con l’Università di Palermo e con istituzioni straniere come il Fitzwilliam Museum di Cambridge e l’Ashmolean Museum di Oxford.
Un’idea di futuro che continua a fare scuola ben oltre la Sicilia: l’esperienza del restauro è raccontata anche nel volume Palazzo Butera: progetto e cantiere (2023) di Giovanni Cappelletti, oggi vicepresidente della Fondazione e impegnato nel recupero del vicino Palazzo Piraino.
Come visitarlo. Palazzo Butera si trova in via Butera, nel quartiere della Kalsa a Palermo, ed è aperto al pubblico. Per gli orari aggiornati, i biglietti e le mostre in corso conviene consultare il sito ufficiale















