Gratteri rinnova l’antico rito de “U Juovi di Mastri”: la suggestiva “Tuccata di Lupi” tra fede, memoria e identità

Il giovedì successivo alla solennità del Corpus Domini, ultimo giorno dell’antica Ottava e tradizionalmente chiamato “U Juovi di Mastri”, la splendida cornice paesaggistica di Gratteri, nel cuore delle Madonie, torna a risuonare del ritmo profondo e ancestrale della “Tuccata di Lupi”, una delle più antiche e affascinanti tradizioni popolari della Sicilia.

Questa tammuriniata, tramandata di generazione in generazione, affonda le sue radici in un passato lontano, quando nel bosco di San Giorgio, alle porte di Gratteri (PA), viveva ancora un numeroso branco di lupi. Spinti dalla fame, i predatori assalivano gli ovili e facevano strage di pecore. Per allontanarli, i cacciatori usavano grandi tamburi percossi con ritmo incessante: quel suono, capace di disorientare e spaventare gli animali, era chiamato appunto “a tuccata di lupi”.

Durante le battute di caccia, uomini muniti di grossi tamburi precedevano i cacciatori, battendo con forza le pelli tese per costringere i lupi a uscire allo scoperto. Col passare dei secoli, i lupi scomparvero — sia per l’intensa attività venatoria, sia per gli incendi che devastarono progressivamente il bosco di San Giorgio — ma il rito sopravvisse, trasformandosi da pratica di difesa a patrimonio identitario della comunità gratterese.

L’Ottava del Corpus Domini e il “Giovedì dei Mastri”

La “Tuccata di Lupi” si svolge ancora oggi nel giorno conclusivo dell’antica Ottava del Corpus Domini, una settimana di celebrazioni religiose e civili che, nei tempi passati, scandiva la vita sociale del paese. Tra la festa del Corpus Domini e il giovedì successivo, ogni mattina si celebrava la Messa Cantata e ogni pomeriggio si snodava per le vie del borgo la processione del Santissimo Sacramento con l’ostensorio, attraversando un rione diverso ogni giorno.

L’Ottava era inoltre organizzata secondo i vari ceti sociali e professionali della comunità:

  • Corpus Domini: dedicato ai pastori;
  • venerdì: ai viddani, i braccianti agricoli;
  • sabato: ai galantuomini, ossia i nobili;
  • domenica: ai preti;
  • lunedì: ai burgisi, i proprietari terrieri;
  • martedì: alle donne;
  • mercoledì: agli urdinari, trasportatori di merci nei feudi con muli legati dalla tradizionale rietina;
  • giovedì: ai mastri, cioè a tutte le categorie artigianali.

Con il mutare dei tempi e la scomparsa di alcune antiche professioni, l’ordine delle categorie si è trasformato: ai galantuomini e agli urdinari subentrarono prima i carrettieri, poi i camionisti e infine i maistri, gli insegnanti.

Un rito che attraversa i secoli

Ancora oggi, fin dalle prime luci dell’alba — tradizionalmente dalle ore 6 del mattino fino a sera — un gruppo di giovani esperti nel suono del tamburo percorre le vie principali di Gratteri. Le loro percussioni, potenti e perfettamente cadenzate, diffondono nel paese un’atmosfera di festa, memoria e partecipazione collettiva.

“U Juovi di Mastri” non è una semplice rievocazione folkloristica: è un rito vivo, condiviso dalla comunità, capace di unire la dimensione religiosa del Corpus Domini con la memoria storica e antropologica del territorio. Il battito dei tamburi diventa così voce della comunità, richiamo alle radici, simbolo di appartenenza e continuità tra passato e presente.

Tra suggestione e patrimonio culturale

Nella giornata odierna, Gratteri rinnova dunque una tradizione di straordinaria risonanza storica, culturale e spirituale. Le vie del borgo madonita si animano di suoni antichi, colori e gesti che raccontano la sapienza degli avi e la capacità di una comunità di custodire il proprio patrimonio immateriale.

L’eco della “Tuccata di Lupi” continua a vibrare come un ponte simbolico tra le generazioni: ciò che un tempo serviva a proteggere gli ovili dai lupi, oggi custodisce la memoria di un popolo e la sua identità più autentica.