In Sicilia esiste un borgo che incanta tutti: mare turchese, piazze storiche e scorci da cartolina

Ci sono luoghi che non si raccontano: si respirano. Posti dove basta affacciarsi su una piazza per sentirsi catapultati in un’altra epoca, dove il profumo della salsedine si mescola a quello del pane caldo e lo sciabordio delle onde diventa la colonna sonora di ogni passo. In Sicilia, in un angolo che molti viaggiatori distratti continuano a ignorare, esiste un borgo esattamente così: un pugno di case color miele affacciate su un mare che vira dall’azzurro al turchese, una piazza antica che sembra un set cinematografico e scorci che, ovunque punti l’obiettivo, restituiscono cartoline già pronte da incorniciare.

Il suo nome, per ora, lo teniamo nascosto. Lasciamoci guidare dagli indizi.

Un fazzoletto di terra all’estremo Sud

Per arrivarci bisogna scendere. Scendere fino alla punta sud-orientale dell’isola, lì dove la Sicilia si allunga verso l’Africa e il Mediterraneo sembra abbracciarla da ogni lato. Siamo in provincia di Siracusa, a una manciata di chilometri dalla barocca Noto e dalla Riserva Naturale di Vendicari, in una terra così meridionale da trovarsi più a sud di Tunisi.

Qui la luce è diversa: abbagliante d’estate, dorata al tramonto, capace di accendere le facciate delle case e di far brillare l’acqua come se fosse cosparsa di cristalli. È una terra di vento, di vigne basse che producono uno dei vini più celebri dell’isola, di saline e di una fauna marina che ha sfamato generazioni di pescatori.

Il borgo nato attorno al tonno

Il borgo non è sorto per caso. È cresciuto attorno a una tonnara, una delle più antiche e fiorenti di tutta la Sicilia, in funzione fin dall’epoca araba. Furono proprio gli Arabi, intorno al X secolo, a dargli il nome che ancora oggi porta: Marsà al hamen, che significa “rada delle tortore”, il piccolo porto dove gli uccelli migratori si fermavano a riposare.

Per secoli la vita qui ha seguito il ritmo del mare e della mattanza, l’antica e spettacolare pesca del tonno. Attorno alla tonnara crebbero i magazzini, le case dei pescatori, le chiese e il palazzo dei nobili che gestivano l’attività. Un microcosmo perfetto, rimasto quasi intatto fino a oggi.

La piazza che sembra un quadro

Il cuore pulsante del borgo è la sua piazza, una delle più fotografate di Sicilia: uno spiazzo di pietra dorata, lucidato dal tempo e dai passi, su cui si affacciano due chiese dedicate allo stesso santo, San Francesco di Paola, costruite a distanza di secoli l’una dall’altra e poste quasi una di fronte all’altra.

Tutt’intorno, le antiche case dei pescatori, basse e addossate le une alle altre, oggi trasformate in piccole botteghe, gallerie d’arte, enoteche e ristorantini dove il pesce arriva direttamente dalle barche. Al tramonto la piazza si riempie di tavolini, di luci calde e di un brusio piacevole: è il momento dell’aperitivo, quando il borgo dà davvero il meglio di sé.

A questo punto, chi conosce bene la Sicilia avrà già capito. Stiamo parlando di Marzamemi, frazione del comune di Pachino, uno dei borghi marinari più affascinanti e amati dell’intera isola.

Marzamemi, dove il tempo si è fermato

Visitare Marzamemi significa entrare in una cartolina vivente. La tonnara, oggi in parte recuperata, è ancora lì con i suoi muri rossi e ocra che si specchiano nell’acqua; il Palazzo di Villadorata, residenza dei marchesi che per secoli controllarono la pesca, domina ancora la scena con la sua elegante decadenza.

Non sorprende che il borgo sia diventato negli anni un set cinematografico naturale: registi e fotografi lo hanno scelto innumerevoli volte, sedotti da quella sua atmosfera sospesa, da quei muri scrostati che raccontano storie e da una luce che non si trova altrove. Passeggiare tra i vicoli, al riparo dal sole, significa scoprire a ogni angolo un dettaglio: una rete da pesca appesa, una porta azzurra, un gatto acciambellato su un gradino caldo.

Il mare turchese e le spiagge da sogno

Ma il vero spettacolo, qui, è il mare. Le acque di Marzamemi sono di un turchese che toglie il fiato, limpide al punto da lasciar intravedere il fondale anche a diversi metri di profondità. A pochi passi dal borgo si aprono calette e spiagge di sabbia chiara, perfette per chi cerca relax lontano dalla folla.

Spingendosi appena più in là si raggiungono alcuni dei luoghi più belli del Sud-Est siciliano: la spiaggia di San Lorenzo con la sua sabbia finissima, l’Isola delle Correnti, dove il Mar Ionio e il Mar Mediterraneo si incontrano nel punto più meridionale dell’isola, e la già citata Riserva di Vendicari, paradiso di fenicotteri, dune e antiche tonnare immerse nella natura.

A tavola, il sapore autentico del mare

Non si lascia Marzamemi senza essersi seduti a tavola. La cucina è quella schietta del mare: tonno in tutte le sue declinazioni, dalla bottarga ai filetti sott’olio, gambero rosso, pasta con le sarde, ricci di mare freschissimi. Il tutto accompagnato dal Nero d’Avola e dal Moscato che nascono proprio in queste terre baciate dal sole.

Molti dei ristoranti affacciati sulla piazza propongono il pescato del giorno, mentre le botteghe permettono di portare a casa un pezzo di Sicilia: vasetti di bottarga, conserve, vini e dolci della tradizione.

Quando andare e un ultimo consiglio

Il periodo migliore per visitare Marzamemi è la primavera o l’inizio dell’autunno, quando il clima è mite, il mare ancora caldo e il borgo non è preso d’assalto dai turisti. In piena estate il fascino resta intatto, ma conviene arrivare la mattina presto o al tramonto per godersi la piazza senza la ressa.

Un’ultima raccomandazione: fermatevi fino a sera. Quando il sole cala e le luci si accendono sulle case dei pescatori, Marzamemi rivela la sua anima più autentica. Ed è allora che capisci, finalmente, perché chi ci arriva una volta sente il bisogno di tornare.