Il borgo più bello d’Italia non è in Toscana né in Umbria: è in Sicilia, un presepe di pietra sospeso a mille metri sulle Madonie

Quando si pensa ai borghi più belli d’Italia, la mente corre quasi sempre verso le colline della Toscana o i paesi di pietra dell’Umbria, con le loro torri e i centri storici medievali raccolti attorno a una piazza. Eppure, molto più a sud, esiste un paese che a quel titolo può guardare senza timori reverenziali: non per una semplice questione di gusto, ma perché quel riconoscimento lo ha vinto davvero. Si trova in Sicilia, arroccato su una montagna delle Madonie, e con le sue case in pietra che salgono fino alla cima sembra un presepe sospeso tra cielo e terra.

Il suo nome lo sveleremo tra poco. Per ora, seguiamo gli indizi.

Una montagna nel cuore della Sicilia

Per trovarlo bisogna lasciare la costa e salire verso l’interno, nella Sicilia settentrionale, in provincia di Palermo, all’interno del Parco delle Madonie. Qui il borgo si aggrappa alle pendici del Monte Marone, oltre i mille metri di altitudine, in un punto in cui lo sguardo spazia per chilometri sulle colline e sui rilievi vicini. Nelle giornate più limpide, verso est, all’orizzonte si riconosce perfino la sagoma dell’Etna.

È un paesaggio che alterna la pietra dei monti ai boschi del parco, amato da chi cerca il silenzio, i sentieri e un’aria d’altri tempi, lontana dal turismo di massa delle località marine.

Il borgo che sale come un presepe

Il paese si sviluppa in verticale: le case in pietra si arrampicano lungo il fianco della montagna, una sopra l’altra, creando quell’effetto “presepe” che lo rende inconfondibile. Visto dall’alto, l’impianto urbano disegna una forma compatta e rotondeggiante che molti hanno paragonato a una tartaruga adagiata sul monte, un dettaglio che ha incuriosito anche il quotidiano britannico The Guardian, che lo ha citato tra le destinazioni meno conosciute d’Italia.

Vicoli stretti, scalinate e piazzette si rincorrono fino alla sommità, dove il profilo del borgo è dominato da due costruzioni che ne raccontano la storia.

Una torre e un castello sulla vetta

Sul punto più alto svetta il Castello dei Ventimiglia, la fortezza dell’antica e potente famiglia che fu signora del luogo; più in basso si erge la Torre dei Ventimiglia, esempio di architettura tardogotica con bifore trecentesche, oggi trasformata nel campanile della Chiesa di San Nicolò. Sono questi due simboli, insieme alla forma a presepe, a tradire l’identità del paese.

A questo punto, chi conosce le Madonie avrà già capito. Stiamo parlando di Gangi, in provincia di Palermo.

Gangi, il borgo dei Ventimiglia

La storia di Gangi è legata a doppio filo a quella dei Ventimiglia, conti di Geraci, che ne furono signori dalla metà del XIII secolo fino al 1625. Il castello che domina la vetta sorse tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento per volontà di Enrico Ventimiglia, e fu completato dai suoi successori. Poco fuori dal centro, il Castello di Regiovanni conserva ancora lo stemma in pietra dei Ventimiglia datato 1418, oggi ridotto a tracce di mura e scale ricavate nella roccia.

Passeggiare a Gangi significa perdersi in un labirinto di vicoli in salita, scoprendo palazzi nobiliari come il barocco Palazzo Bongiorno, fatto costruire dal barone Francesco Benedetto Bongiorno a partire dagli anni Quaranta del Settecento, e il Palazzo Sgadari, che ospita il museo civico.

Un piccolo scrigno d’arte

Nonostante le dimensioni contenute, Gangi custodisce un patrimonio sorprendente: si contano numerose chiese disseminate lungo le sue stradine. La più importante è la Chiesa Madre di San Nicolò, dove si conserva un grande “Giudizio Universale” di Giuseppe Salerno, uno dei due pittori gangitani passati alla storia con lo pseudonimo di “lo Zoppo di Gangi” (l’altro fu Gaspare Vazzano). Nello stesso edificio si trova anche una cripta che ospita i corpi mummificati di antichi sacerdoti.

Borgo dei Borghi e “case a un euro”

Il titolo del nostro racconto non è un’esagerazione: nel 2014 Gangi è stato proclamato “Borgo dei Borghi”, vincendo il concorso televisivo della trasmissione Rai dedicata ai borghi italiani. Già nel 2012 era stato riconosciuto “Comune Gioiello d’Italia” ed è inserito nel circuito de “I Borghi più belli d’Italia”. Il paese è stato inoltre tra i pionieri dell’iniziativa delle “case a un euro”, pensata per ripopolare il centro storico, e più di recente la rivista statunitense Travel + Leisure lo ha incluso in una classifica delle cittadine più belle d’Europa.

Feste e tradizioni contadine

Il cuore identitario di Gangi è la Sagra della Spiga, manifestazione folkloristica di carattere campestre che intreccia la cultura contadina con il mito pagano di Demetra, la dea delle messi. Nata per iniziativa della Pro Loco, la sagra ha raggiunto la sua sessantesima edizione nel 2025 e culmina con il suggestivo Corteo di Demetra tra i vicoli del centro storico. Tra le altre tradizioni spiccano il Carnevale con la sua “Cravaccata” e la festa dello Spirito Santo, nel lunedì di Pentecoste, con la processione di decine di simulacri di santi.

A tavola, i sapori della terra

La cucina di Gangi è quella schietta e contadina delle Madonie: la pasta col macco di fave, le “figliulate”, e soprattutto i “Novi Cosi” (le “nove cose”), una mistura di legumi e cereali che un tempo ristorava i contadini durante la mietitura. A chiudere, i dolci della tradizione come il “bianco mangiare”, accompagnati da un bicchierino di rosolio artigianale. Sono piatti semplici, nati dalla terra, che raccontano la storia agricola del paese meglio di qualsiasi guida.

Quando andare

Trovandosi in quota, Gangi regala il suo volto migliore in primavera e all’inizio dell’autunno, quando il clima è mite e le giornate limpide permettono di spingere lo sguardo fino all’Etna. Chi capita in agosto può vivere l’atmosfera della Sagra della Spiga, mentre l’inverno avvolge le case di pietra in un’atmosfera ovattata, perfetta per chi cerca il silenzio.

È allora che si capisce perché chi sale fin quassù faccia poi fatica a ripartire: questo angolo di Sicilia ha quella bellezza autentica, costruita pietra su pietra, che resta nel cuore.