Il pellegrinaggio di Cinema Paradiso: come Cefalù è diventata un sogno per i viaggiatori cinesi

C’è una scena che milioni di spettatori, in Cina, conoscono a memoria senza sapere dove sia stata girata. Una sera d’estate, su un molo, un proiettore manda le immagini di un vecchio film sul muro di una casa affacciata sul mare. Poi arriva il temporale, il pubblico scappa ridendo, e resta solo la magia di un cinema all’aperto sotto le stelle. Quel molo è il nostro: è Cefalù, a Porta Marina, sul Molo Vecchio. E per moltissimi viaggiatori cinesi è lì che comincia un piccolo pellegrinaggio del cuore.

Nuovo Cinema Paradiso, il film di Giuseppe Tornatore del 1988, in Cina è amatissimo: una di quelle pellicole che si tramandano, si rivedono, si citano. E con il film viaggia la frase che in Cina tutti ripetono, quella che Alfredo dice al piccolo Totò: “se non esci a vedere il mondo, crederai che questo sia tutto il mondo”. Su Zhihu, una delle grandi piattaforme cinesi, un viaggiatore racconta di non aver mai saputo che dietro quel film ci fosse anche Malèna, e di aver scoperto Cefalù proprio inseguendo Cinema Paradiso. Aggiunge una cosa che a noi suona quasi commovente: che in pochi sanno che la città del film è Cefalù, e che la maggior parte delle persone ricorda soprattutto quella battuta, e da lì parte per il proprio viaggio.

Ed è esattamente quello che fanno: partono. I racconti di viaggio cinesi descrivono Cefalù come “il borgo di Cinema Paradiso“, un posto dove — scrive una blogger — non ci sono yacht, né ville, né spiagge private, ma barche da pesca semplici e gente che prende il sole: gli stessi protagonisti di sempre. Un’altra confessa, con autoironia, di essersi messa “apposta un vestito a fascia per andare in spiaggia a fare la attrice”, perché alcune scene del film furono girate proprio lì, in riva al mare. C’è chi sceglie una stanza con gli aranci nel cortile e descrive la sera passata “sentendo il profumo delle arance, come se fosse tornata l’estate”, e la mattina dopo la colazione preparata dalla padrona di casa, la “mamma italiana”, con il succo d’arancia spremuto e l’invito a cogliere i frutti dall’albero. Sono pagine piene di tenerezza: per loro Cefalù non è un monumento da spuntare in lista, è un luogo dove rallentare. “Un borgo dove andare in pensione”, scrive una di loro, “il ritmo è quello della vecchia Italia, qui non riesci proprio ad avere fretta”.

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Va detta, però, una cosa che rende la storia ancora più interessante: il legame tra Cefalù e il film è reale, ma più sottile di come molti lo raccontano. Diverse fonti cinesi parlano di Cefalù come del “principale luogo di ripresa”. In verità la cittadina immaginaria del film, “Giancaldo”, nacque dal montaggio di più paesi: la piazza e il cinema vero e proprio furono ricostruiti a Palazzo Adriano, la scuola di Totò è il castello di Castelbuono, la partenza in treno fu girata alla stazione di Lascari. A Cefalù tocca però una delle sequenze più belle in assoluto — la proiezione al porto travolta dal temporale — e tanto è bastato perché la città diventasse, nell’immaginario, “il” set del film. Curiosamente, sono gli stessi viaggiatori cinesi a fare chiarezza: uno di loro, arrivato a Palazzo Adriano, annota con un velo di malinconia che il set principale era lì, e che del cinema “Paradiso” non resta più nulla, perché la struttura, costruita apposta per il film, è stata smontata. La verità storica, insomma, viaggia anche in cinese — e non toglie nulla al sogno.

Perché alla fine è questo il punto. Cefalù non ha bisogno di essere “il set principale” di niente. Le basta una scena, un molo, un temporale d’estate, per entrare nei ricordi di persone che vivono a diecimila chilometri di distanza e che, prima di vederla con i propri occhi, l’hanno già amata su uno schermo. Arrivano cercando Totò e Alfredo, e trovano una città vera: le barche, il profumo degli aranci, una signora che offre la colazione, il mare che si accende al tramonto sui tetti rossi. Trovano, cioè, esattamente ciò che il film prometteva — la scoperta che il mondo è grande, e che a volte il pezzo più bello è proprio quel piccolo borgo che credevi di conoscere già.