La Ntinna è nata nel 1783 per lo scampato terremoto? I conti non tornano

Fra la gente, a Cefalù, è opinione comune che la Ntinna sia nata nel 1783, come ringraziamento al Santissimo Salvatore per lo scampato terremoto che quell’anno distrusse Messina, Reggio e gran parte della Calabria. È la spiegazione più accreditata, ripetuta negli opuscoli e tramandata di bocca in bocca. Ma è vera? Regge alla prova dei documenti?

Andando a controllare, i conti non tornano.

Il terremoto ci fu davvero — la Ntinna, no

Che nel 1783 la terra tremasse in modo spaventoso è un fatto storico. Tra il 5 febbraio e il 28 marzo di quell’anno si susseguirono cinque scosse fortissime e centinaia di scosse minori. Le vittime furono quasi trentamila in Calabria e circa settecento nella sola Messina; altre migliaia morirono negli anni seguenti per le repliche, le carestie e le malattie. Un disastro immane, che a Cefalù fu vissuto come un pericolo scampato.

Il punto è un altro: nelle fonti che raccontano quel 1783 cefaludese, della Ntinna non c’è traccia. Nessuna.

Cosa scrive davvero Giardina

Salvatore Giardina, nel suo manoscritto, si sofferma proprio su quell’anno. Racconta che il 5 febbraio 1783, poco dopo mezzogiorno, un terremoto violentissimo scosse Calabria e Sicilia, e che Cefalù ne fu preservata. Aggiunge che i cefaludesi, in segno di ringraziamento, chiesero e ottennero dal papa Pio VI — con rescritto del 2 dicembre 1784 — che ogni 5 febbraio si solennizzasse la festività con messa propria a gloria del Divin Salvatore.

Ecco: Giardina descrive con precisione l’atto di gratitudine della città. Ma parla di una messa e di una ricorrenza religiosa, non di una gara sul mare. Della Ntinna non fa parola. Ed è un silenzio che pesa: se davvero quella tradizione fosse nata proprio allora, come ringraziamento per lo scampato terremoto, avrebbe quasi certamente trovato posto nel suo racconto. Non c’è.

E cosa scrive La Calce

Ancora più preciso è Rodrigo La Calce, nel suo Saggio storico sulle origini, antichità e pregi della piacentissima città di Cefalù. La Calce elenca i disastri del 1783 in Sicilia e in Calabria e, per Cefalù, spiega che la scossa non fu nemmeno avvertita. Anche lui registra l’istituzione di una festa di ringraziamento e la scelta di rendere festivo il 5 febbraio. Riferisce persino un dettaglio minuto: il vescovo dispose che alle ore 19 del 5 di ogni mese suonassero le campane di tutte le chiese, accompagnate dagli spari dei mortaretti.

Un cronista attento a un particolare così piccolo — le campane e i mortaretti mensili — avrebbe ignorato una manifestazione spettacolare come una gara sul mare, se davvero fosse nata in quegli stessi giorni? Difficile crederlo.

L’argomento del vescovo Castelli

C’è poi un terzo elemento, forse il più forte. In quel periodo Cefalù aveva come vescovo il monrealese Gioacchino Castelli, del quale sappiamo moltissimo. Di lui si racconta che portava personalmente il viatico agli infermi e assisteva i moribondi, uscendo anche di notte nel gelo dell’inverno; che pur essendo a capo di una chiesa ricca viveva in povertà, distribuendo i suoi beni ai poveri; che girava la città a piedi e non in carrozza, e che alle processioni officiava scalzo. È il vescovo che incoronò la Madonna di Gibilmanna donando la propria croce pettorale. Quando morì, nel 1788, fu pianto da tutto il popolo.

Di un episcopato così documentato conosciamo perfino i dettagli minori. È impensabile che, proprio durante quegli anni, sia nata una tradizione importante come la Ntinna — per giunta come atto di ringraziamento religioso al Salvatore — senza che se ne trovi il minimo cenno nelle carte del tempo. Se fosse accaduto, lo sapremmo.

Un’ipotesi da mettere da parte

Mettendo insieme i tre indizi — il silenzio di Giardina, la precisione di La Calce, la ricchezza di notizie sull’episcopato di Castelli — la conclusione viene da sé: non esiste alcun riscontro storico che colleghi la nascita della Ntinna al 1783. L’ipotesi più diffusa, quella che quasi tutti danno per buona, è anche quella che le fonti smentiscono con più chiarezza.

Non è un dettaglio da poco. Perché se la spiegazione più accreditata non regge, allora la domanda vera resta aperta: se non nel 1783, quando è nata davvero la Ntinna? E soprattutto: perché? È da qui che dovremo ripartire.

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