Mentre le presenze turistiche crescevano del 50%, la popolazione residente calava del 4%. Oggi Cefalù conta 67 presenze turistiche per ogni abitante e quasi un posto letto turistico ogni due residenti. I dati ISTAT raccontano una città che si riempie di visitatori e si svuota di cittadini.
Ci sono due Cefalù dentro le statistiche ISTAT, e vanno in direzioni opposte. Una è la città turistica, che negli ultimi dieci anni ha conosciuto una crescita che pochi centri siciliani possono vantare. L’altra è la città reale, quella fatta di residenti, famiglie e anagrafe, che nello stesso periodo si è lentamente assottigliata. Messe una accanto all’altra, queste due curve compongono il vero ritratto di Cefalù oggi.
Le due curve
Dal 2015 al 2024 le presenze turistiche sono passate da circa 619 mila a 929 mila: un balzo del 50%. Nello stesso arco di tempo la popolazione residente è scesa, dal massimo di 14.467 abitanti del 2013 ai 13.874 del 2024, un calo di oltre il 4%. Il turismo sale, la città scende.
Per capire quanto conti davvero questo scarto conviene ridurre tutto a un solo indicatore: le presenze turistiche per abitante. Nel 2015 erano circa 43 per residente; nel 2024 sono diventate 67. In nove anni il peso del turismo sulle spalle di ogni cefaludese è aumentato di oltre la metà.
Una città che diventa più letto che casa
C’è un altro numero che fotografa la trasformazione con brutale chiarezza. Nel 2020 Cefalù disponeva di 7.214 posti letto turistici ufficiali a fronte di 13.877 residenti: un posto letto per ogni 1,9 abitanti. E il dato ufficiale sottostima largamente la realtà, perché gran parte degli affitti brevi sfugge alle rilevazioni statistiche. Nel cuore del centro storico, dove la densità di strutture ricettive è massima, il rapporto è con ogni probabilità ancora più sbilanciato: le case destinate ai turisti superano quelle abitate stabilmente.
L’altra faccia: una città che invecchia
Il calo dei residenti non è distribuito in modo uniforme. A pesare è soprattutto la componente giovane. L’indice di vecchiaia di Cefalù — il rapporto tra over 65 e under 15 — ha raggiunto quota 273 nel 2025: quasi tre anziani ogni bambino, un valore nettamente superiore alla media siciliana e nazionale. L’età media è salita a poco meno di 50 anni.
Sono due fenomeni che si tengono. Una città in cui le case valgono più come investimento turistico che come abitazione diventa una città più difficile per chi è giovane e vorrebbe restarci. È lecito ipotizzare — anche se i dati ISTAT sul turismo non lo dimostrano da soli — che l’aumento del valore degli immobili legato agli affitti brevi renda più oneroso affittare o comprare casa a Cefalù, spingendo i più giovani a cercare altrove. È un’ipotesi che meriterebbe di essere verificata con i dati sui prezzi immobiliari, ma che il quadro complessivo rende plausibile.
La domanda che i numeri pongono
Nessuno di questi dati, preso da solo, è una condanna del turismo, che resta la principale ricchezza della città. Ma letti insieme disegnano un modello che va guardato in faccia: una Cefalù sempre più visitata e sempre meno abitata, dove la crescita economica convive con lo svuotamento demografico.
La vera domanda non è se il turismo faccia bene o male — fa entrambe le cose — ma chi ne raccoglie i frutti e chi ne paga i costi. Se a beneficiarne sono soprattutto investitori esterni che acquistano immobili per affittarli, e a pagarne il prezzo sono i giovani residenti che non trovano casa, allora il boom turistico rischia di trasformarsi, paradossalmente, in un fattore di declino della comunità che lo ospita. I numeri, da soli, non decidono. Ma indicano con precisione dove guardare.
Fonti dei dati: ISTAT, Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi e Capacità degli esercizi ricettivi per comune (2015-2024); ISTAT, Bilancio demografico e struttura della popolazione, Comune di Cefalù (2013-2025).
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