Nel 1729 a Cefalù già si spendeva per le “antenne”: ma è la nostra Ntinna?

Scartata l’ipotesi del 1783, che le fonti smentiscono, ne resta un’altra, più insidiosa. Perché questa volta non si appoggia a un’opinione tramandata a voce, ma a un documento vero, conservato nella Biblioteca del Museo Mandralisca. Secondo questa seconda ipotesi la Ntinna sarebbe nata agli inizi del Settecento, e la prova starebbe proprio in quella carta. Vale la pena leggerla da vicino: dice davvero quello che le si fa dire?

Cos’è, esattamente, quel documento

Intanto una precisazione che cambia le cose. Il documento non è del 1729: è un manoscritto del 1750, che rendiconta i festeggiamenti del 1729. Lo firma Nicolò Caruso, Regio Maestro «Notaro della Corte Giuratoria» di Cefalù, cioè il responsabile dell’erogazione dei finanziamenti per la festa. In altre parole, non è una cronaca né un racconto: è un registro di spese. Un elenco di quanto si pagava, e per cosa.

Ed è un elenco interessante. Vi si legge che per la festa si facevano venire «trombette da fuori»; che si comprava polvere da sparo «per li bombardieri quanto per la milizia urbana»; che si spendeva per «luminarie d’oglio e legna». E, tra le voci, compaiono i «palij della corsa alle volte per mare, e quasi ogn’anno per terra», e poi le «antenne».

Cosa dice davvero

Da questo rendiconto ricaviamo alcune notizie precise. Nel 1729, durante la festa del Salvatore, si tenevano tre tipi di gare. Un palio di corsa per mare, che non si disputava ogni anno — forse solo quando il mare lo consentiva. Un palio di corsa per terra, che invece si teneva regolarmente. E, appunto, le «antenne», per le quali veniva stanziato del denaro.

Il plurale è curioso e va notato: «antenne», non «antenna». Potrebbe far pensare che se ne disputassero almeno due, una di terra e una di mare. Ma qui comincia il problema.

Perché nominare non è dimostrare

Che nel 1729 a Cefalù, durante la festa del Salvatore, si spendesse denaro per delle «antenne» è un fatto acquisito. Ma questo dimostra che esisteva già la Ntinna che conosciamo oggi? No. E per due motivi.

Il primo è la natura stessa del documento. Un rendiconto di spese ci dice che una certa voce veniva finanziata; non ci dice da quanto tempo esistesse, come si svolgesse, che significato avesse, né quando fosse nata. È una ricevuta, non un certificato di nascita. Registrare una spesa per le «antenne» nel 1729 prova che il gioco c’era già allora — non che sia nato allora, e tanto meno spiega perché.

Il secondo motivo è più profondo. Il gioco dell’«antenna» — il palo unto di grasso da scalare per afferrare un premio — non è affatto una particolarità cefaludese. È una tradizione diffusa in moltissimi paesi del mondo, quasi sempre legata a una festa, con innumerevoli varianti locali; in diversi luoghi quel palo si chiama proprio «’Ntinna» e un tempo veniva portato in piazza con i buoi dal bosco dove era stato preparato. Lo schema è quasi identico ovunque. Trovare dunque delle «antenne» in un elenco di spese cefaludese del 1729 ci dice che qui, come altrove, si praticava quel gioco. Non ci dice che fosse già la nostra Ntinna: quella sul mare, con la bandiera del Salvatore in cima, con il suo rito e la sua devozione.

Cosa resta, e cosa manca

Attenzione, però, a non buttare via il documento. Anzi. Quel rendiconto è prezioso, perché fa una cosa che l’ipotesi del 1783 non poteva reggere: sposta indietro l’orologio. Nel 1729 le «antenne» c’erano già. Dunque, quando qualcuno le racconta come una novità di fine Settecento, sbaglia. La tradizione — o almeno qualcosa che le somiglia — è più antica di quanto l’ipotesi popolare voglia far credere.

Ma proprio qui sta il punto. Il manoscritto del 1750 allontana il problema, non lo risolve. Ci mostra che nel 1729 il gioco esisteva, e con ciò ci obbliga a cercare la vera origine ancora più indietro nel tempo. Non è la prova che chiudeva la questione: è l’indizio che la riapre, spingendoci a guardare oltre.

Se già nel 1729 a Cefalù si spendeva per le antenne, allora la domanda diventa: quanto più indietro dobbiamo andare? E cosa, esattamente, dobbiamo cercare?

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