Protezione solare, cosa dice davvero la scienza: perché la crema è un’arma contro il melanoma (e la Sicilia deve fare più attenzione)

Con una delle radiazioni solari più intense d’Europa, la Sicilia è un territorio dove proteggere la pelle non è un vezzo estetico ma una necessità sanitaria. Ecco cosa dimostrano gli studi sulla protezione solare e sul rischio di tumori della pelle.

Ogni estate torna il dilemma: la crema solare serve davvero o è solo un prodotto commerciale? Tra chi la applica religiosamente e chi la considera superflua, la scienza ha una risposta piuttosto netta. E in una regione come la Sicilia, dove il sole picchia forte e a lungo, conoscere le evidenze può aiutare a proteggersi da uno dei tumori più diffusi al mondo.

Il sole, un fattore di rischio accertato

Che i raggi ultravioletti siano pericolosi per la pelle non è un’opinione. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato la radiazione solare e i raggi UVA, UVB e UVC come cancerogeni per l’uomo (Gruppo 1), sulla base di prove epidemiologiche sufficienti e di studi sperimentali. La stessa agenzia ha concluso che la radiazione solare causa il melanoma cutaneo maligno, oltre ai carcinomi a cellule squamose e basali della pelle.

Del resto, secondo la letteratura scientifica, la radiazione ultravioletta è l’unico fattore ambientale costantemente indicato come causa di melanoma, e si stima che sia responsabile di una percentuale altissima dei casi, compresa a seconda degli studi tra il 63% e il 90%.

La crema solare funziona: la prova degli studi

La domanda cruciale è: applicare la protezione solare riduce davvero il rischio? La risposta della ricerca è sì. Una revisione pubblicata nel 2020 sul Canadian Medical Association Journal riporta che diversi studi randomizzati controllati ben condotti, con follow-up prolungati, hanno dimostrato che l’uso della crema solare riduce il rischio di carcinoma a cellule squamose e di melanoma.

Un dato ancora più concreto arriva dagli studi sui pazienti trapiantati d’organo, una popolazione ad altissimo rischio di tumori della pelle: uno studio prospettico su 120 pazienti ha mostrato che l’uso di una crema con fattore di protezione (SPF) 50 per 24 mesi ha ridotto lo sviluppo di cheratosi attiniche e carcinomi. Secondo la stessa American Cancer Society, si stima che il 45% dei decessi per melanoma potrebbe essere prevenuto con adeguate precauzioni nei confronti dei raggi UV.

UVA e UVB: due nemici diversi

Non tutti i raggi ultravioletti sono uguali. Come spiega una revisione del 2024 pubblicata sulla rivista Cureus, esistono due tipi di raggi che raggiungono la pelle: gli UVB, più potenti e responsabili delle scottature (l’eritema), la cui esposizione è massima tra le 10 e le 15; e gli UVA, che non provocano scottature ma penetrano più in profondità e la cui esposizione è alta per gran parte della giornata, dalle 8 alle 17.

Per questo gli esperti raccomandano una protezione “ad ampio spettro”, capace cioè di schermare sia gli UVA sia gli UVB. Attenzione però a un equivoco comune: il valore SPF indicato sulla confezione misura solo la protezione dagli UVB, quelli che causano le scottature, non dagli UVA.

Quanto e come proteggersi

Le raccomandazioni della comunità dermatologica sono chiare. Sia la Canadian Dermatology Association sia l’American Academy of Dermatology consigliano l’uso di una crema ad ampio spettro con un fattore di protezione di almeno 30 per la maggior parte di adulti e bambini, come parte di una strategia complessiva di fotoprotezione.

Ma la crema da sola non basta. Gli studi sulla prevenzione del melanoma indicano una serie di misure quotidiane: evitare il sole nelle ore centrali, quando la radiazione UV è più intensa; usare cappelli e indumenti per schermare la pelle; e applicare la crema sulle parti esposte. Un dato interessante emerso dalla ricerca è che le persone tendono ad applicare meno prodotto di quello raccomandato, e in modo non uniforme, riducendone così l’efficacia: per questo è importante spalmarne una quantità generosa e rinnovare l’applicazione.

Chi deve fare più attenzione

Le precauzioni valgono per tutti, ma diventano ancora più importanti per chi è ad alto rischio: chi ha una storia familiare di melanoma, chi ha pelle chiara, occhi chiari e capelli rossi, e chi ha molti nei o nei dall’aspetto irregolare. La ricerca sottolinea inoltre che è l’esposizione intermittente e intensa — le classiche “scottature da vacanza” — a rappresentare il fattore di rischio più forte, più ancora dell’esposizione cronica e continua.

Curiosamente, una meta-analisi del 2025 ha ipotizzato che nei Paesi del Sud Europa alcuni fattori — la carnagione tendenzialmente più scura di tipo mediterraneo, lo stile di vita, la dieta ricca di pesce e verdure e la tradizionale abitudine al riposo nelle ore di punta (la “siesta” e il pranzo lontano dal sole) — possano avere un effetto protettivo contro il melanoma.

Un gesto semplice, una protezione concreta

La scienza è concorde: la protezione solare, inserita in una strategia più ampia che comprende ombra, abbigliamento e buon senso, è un’arma efficace contro i tumori della pelle. In una Sicilia baciata da un sole generoso ma potente, trasformare la fotoprotezione in un’abitudine quotidiana — non solo in spiaggia, ma ogni volta che ci si espone a lungo — è uno dei gesti più semplici e utili per la propria salute.

Resta valido, in ogni caso, il consiglio di controllare periodicamente nei e macchie della pelle e di rivolgersi al dermatologo in caso di cambiamenti sospetti.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o del dermatologo.