La città con il castello di pietra gialla più affascinante di Sicilia: qui furono scritte le leggi del regno e vaga ancora un fantasma

Tra torri, bifore gotiche e affreschi sbiaditi, questa fortezza dorata battuta dai venti sembra più un romanzo medievale che un monumento.

Un castello può essere molto più di una fortezza militare. In Italia ce ne sono di nati come avamposti difensivi e diventati poi corti, tribunali, residenze reali: luoghi dove si sono scritte pagine di storia e sedimentate leggende. La città con il castello di pietra gialla più affascinante della Sicilia si trova in provincia di Agrigento, a poca distanza dalla Valle dei Templi, ed è una delle mete meno battute dell’isola: un borgo che l’imperatore Federico II volle chiamare “la Fulgentissima”.

Ecco qual è la città con il castello di pietra gialla

Siamo a Naro, cittadina medievale e barocca arroccata tra le colline dell’entroterra agrigentino, con una vista che spazia fino al mare. Il suo simbolo è il Castello Chiaramontano, dichiarato monumento nazionale già nel 1912, che domina l’abitato e la vallata con la sua imponente mole di pietra gialla: un colore caldo che al tramonto sembra accendersi, e che ha reso la fortezza riconoscibile da chilometri di distanza.

La struttura ha pianta quadrangolare irregolare, con una torre quadrata sull’angolo est e una torre semicilindrica a sud, raccordate da un camminamento un tempo percorso dalle ronde. Il perimetro misura 166 metri e la superficie sfiora i 1.460 metri quadrati. Oltre il portale a sesto acuto si apre un vasto cortile con un pozzo, su cui affacciavano gli alloggi della guarnigione, la cappella e le scuderie. Da una scala rampante si sale al salone della torre quadrata, detto Sala del principe o dei baroni: coperto da una volta a botte a sesto acuto e illuminato da due bifore gotiche, conserva ancora frammenti di un affresco attribuito al pittore Cecco da Naro.

La storia del castello e i 21 capitoli del regno

Le origini del sito si perdono nella leggenda: alcuni storici le collocano nell’età di Cocalo, il mitico re dei Sicani. È certo però che una fortezza preesistesse alla conquista araba, e che furono proprio gli Arabi ad ampliarla, facendone un punto nevralgico lungo la strada tra Agrigento e Catania. Naro resistette a lungo ai Normanni, cadendo solo nel 1086 dopo mesi d’assedio, quattordici anni dopo Palermo.

Il momento più alto arriva con gli Aragonesi. Fu proprio da questo castello che Federico III d’Aragona emanò i celebri 21 capitoli del regno, il documento sul buon governo delle terre e delle città del Regno di Trinacria inviato ai sudditi: gli studiosi discutono ancora sulla data, collocandola tra il 1309 e il 1324. Nel 1330 lo stesso sovrano fece costruire l’ampia torre quadrata, sul cui lato occidentale è ancora scolpito lo stemma della casa d’Aragona. Nel 1398 il maniero ospitò il re Martino il Giovane e la regina Maria, mentre già nel 1233 Federico II di Svevia aveva concesso alla città il titolo di “Fulgentissima” e il privilegio di battere moneta.

La leggenda del fantasma di Giselda

Come ogni castello che si rispetti, anche quello di Naro ha la sua storia oscura. La leggenda racconta di Madonna Giselda, moglie del signore di Naro, innamoratasi del suo paggio Beltrando: scoperti dal marito, il giovane fu ucciso e lei rinchiusa in una cella. Da allora, si dice, il suo fantasma vaghi tra le sale in cerca dell’amato, e che chi ha perso il proprio amore possa vederla e sentirne il pianto sotto la luna.

Oggi il castello è visitabile e ospita una mostra permanente di abiti e accessori d’epoca appartenuti alle nobildonne di Naro. Lo si raggiunge percorrendo la via Archeologica o salendo la spettacolare scalinata settecentesca di 156 gradini davanti al Duomo Normanno. Non a caso la scrittrice Simonetta Agnello Hornby lo cita tra i sette luoghi speciali che, secondo un’antica tradizione, i giusti salutano prima di andare in paradiso: “il castello di Naro, battuto dai venti giorno e notte”.