Tra nicchie scavate nella pietra, leoni, fiaccole e figure erose dal tempo, questo complesso siciliano sembra più un enigma archeologico che un luogo di preghiera.
Un santuario può essere molto più di un tempio con colonne e frontoni. In Italia ce ne sono di scavati direttamente nella roccia, nati per divinità venute da lontano, dove il culto si intrecciava al paesaggio e la pietra stessa diventava altare. La città con il santuario rupestre più singolare al mondo si trova in Sicilia, nell’entroterra ibleo, lontana dalle rotte turistiche più battute, e custodisce le tracce di uno dei culti più misteriosi dell’antichità: quello della Magna Mater, la grande madre degli dei venerata sulle cime montuose dell’Anatolia e poi arrivata fin qui, all’estremità occidentale del mondo greco.
Ecco qual è la città con il santuario più unico al mondo
Siamo a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, borgo barocco patrimonio UNESCO che sorge in prossimità dei resti dell’antica Akrai, la prima colonia fondata dai Siracusani nel 664 a.C. sul colle di Acremonte, in posizione strategica tra le valli dell’Anapo e del Tellaro. Poco distante dall’area archeologica principale, lungo il fianco meridionale del colle Orbo, si estende il santuario noto come “I Santoni”: dodici grandi nicchie scavate nella roccia calcarea, distribuite per una trentina di metri, con altrettanti rilievi dedicati alla dea Cibele.
Undici nicchie sono allineate sullo stesso livello, mentre la dodicesima si trova poco più in basso. Lungo il sentiero e nelle due spianate semicircolari alle estremità sono ancora visibili pietre circolari, probabilmente basamenti di altari. È proprio questo impianto architettonico regolare e unitario ad aver permesso agli studiosi di identificare il luogo come un vero santuario, e non come un semplice insieme di rilievi votivi accostati nel tempo.
La storia del santuario di Cibele scolpito nella roccia
Il complesso risale a un periodo compreso tra la fine del IV e il III secolo a.C., quando Akrai, sotto il regno di Gerone II, viveva il suo massimo splendore prima di passare, nel 211 a.C., sotto il dominio romano. Nei rilievi, oggi fortemente erosi e scheggiati, la dea appare in genere seduta di prospetto, con l’alto copricapo cilindrico chiamato modio, affiancata da leoni e da figure minori.
Il secondo rilievo è il più grande e complesso di tutti, mentre il dodicesimo si distingue per l’assenza della dea: vi compare un personaggio con una fiaccola accesa e un’altra capovolta, in una scena dal significato ancora dibattuto. Il santuario fu documentato con precisione solo nel 1953, quando la Soprintendenza alle Antichità realizzò disegni e fotografie poi pubblicati dall’archeologo Luigi Bernabò Brea, che lo definì il più completo e vasto complesso di figurazioni legate alla Magna Mater che il mondo antico ci abbia lasciato.
Perché è considerato unico al mondo
Secondo Wikipedia, il sito è unico al mondo per la grandezza e la completezza delle rappresentazioni ed è ritenuto il principale centro del culto di Cibele in Sicilia. La sua eccezionalità sta in un dettaglio: accanto alla dea, gli studiosi hanno riconosciuto Hermes, Attis, Ecate, i Dioscuri, i Galli e i Coribanti. Ognuna di queste figure è collegata a Cibele da fonti letterarie ed epigrafiche, ma la loro compresenza in un solo complesso non trova riscontro in nessun altro monumento noto.
I paralleli più vicini, per tipologia e cronologia, si trovano lontanissimo: nei santuari rupestri della Frigia, in Asia Minore, come quello della Meter Steunene ad Aizanoi o il complesso sacro presso Efeso. Un legame che racconta quanto profondamente il culto orientale avesse attecchito in questo angolo di Sicilia. Per chi visita il Val di Noto, i Santoni restano una delle tappe più affascinanti e meno conosciute: un luogo dove, dietro la pietra consumata, si intuisce ancora il mistero.















