C’è una domanda che, una volta posta, diventa difficile da togliersi di dosso. E riguarda un silenzio.
Giuseppe Pitrè è il più grande studioso delle tradizioni popolari siciliane. Medico, etnologo, instancabile raccoglitore, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento mise insieme venticinque volumi di Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane: canti, proverbi, fiabe, giochi, usi, credenze, medicina popolare, feste. Un’opera monumentale, costruita con una rete di corrispondenti sparsi in tutta l’isola, che raccoglievano notizie e gliele inviavano. Nulla, o quasi, sfuggiva a quella rete.
Eppure della Ntinna di Cefalù, nei suoi volumi, non c’è traccia.
Il gioco lo conosce
E qui sta il punto che rende la questione interessante. Non è che Pitrè ignorasse il gioco dell’antenna a mare. Lo conosceva bene. Nel volume dedicato alle Feste patronali in Sicilia, pubblicato nel 1900, descrivendo la festa di Santa Maria dell’Alemanna a Terranova — l’odierna Gela — lo cita per nome, e persino con la sua glossa dialettale: il «giuoco dell’antenna a mare», che lì chiamavano paliu a ‘ntinna o paliu a mari.
Lo nomina, però, di sfuggita. Lo mette in fila tra le altre attrazioni ordinarie della festa — la processione, i fuochi, i mercati, le corse dei cavalli — e passa oltre, per dedicarsi a ciò che a lui interessava davvero: la dimostranza, la rappresentazione sacra muta con il carro trionfale. Del gioco, nessuna descrizione, nessuna regola, nessuna origine. Solo il nome.
Dunque Pitrè sapeva cos’era un’antenna a mare. E allora?
E allora perché non Cefalù?
Nel volume delle Feste patronali c’è, in fondo, l’elenco dei paesi le cui feste sono state raccolte. Sessanta feste per novantadue comuni dell’isola, ripartite per provincia. Nella provincia di Palermo compaiono Altavilla, Carini, Castronovo, Chiusa, Collesano, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Marineo, Monreale, Montelepre, Palazzo Adriano, Palermo, Roccamena, Roccapalumba.
Cefalù non c’è.
Non compare in quell’elenco, e non compare altrove. La festa del Santissimo Salvatore — con la sua bandiera issata tra le torri del Duomo, la sua fiera, la sua gara sul mare — non entra nella più ampia ricognizione delle feste patronali siciliane mai realizzata.
E non si può nemmeno dire che i suoi corrispondenti non passassero da queste parti. Passavano eccome: in un altro volume, quello sugli usi e i costumi, Pitrè registra puntualmente una filastrocca alla luna raccolta proprio a Cefalù. Materiale minore, minutissimo — una preghiera infantile — ma raccolto, annotato, pubblicato.
La filastrocca sì, dunque. La festa del patrono e la gara sul mare, no.
Le domande, e nessuna risposta
Da qui in avanti ci sono solo domande, ed è giusto lasciarle aperte.
Perché una tradizione così vistosa — un palo sospeso sul mare, una folla, una gara, una bandiera con l’immagine del Salvatore — non arrivò mai al tavolo di Pitrè? I suoi corrispondenti cefaludesi non ritennero che meritasse una segnalazione? La consideravano troppo ovvia, troppo quotidiana, per essere degna di nota? Oppure semplicemente non fu chiesto loro nulla in proposito?
Oppure c’è dell’altro. Poteva la Ntinna, in quegli anni, avere una fisionomia diversa da quella che le attribuiamo? Era percepita come festa cittadina o come cosa dei soli pescatori, chiusa in un quartiere e in un ambiente, e per questo invisibile a chi guardava dall’esterno? E ancora: se davvero, come molti ripetono, fosse nata alla fine del Settecento come solenne ringraziamento dell’intera città al patrono, come si spiega che poco più di un secolo dopo il maggiore etnologo siciliano non ne sappia nulla?
Attenzione, però, a non correre. Un’assenza non è una prova. Il fatto che Pitrè non ne parli non dimostra affatto che la Ntinna non ci fosse: dimostra soltanto che non entrò nel suo raccolto. Le inchieste hanno maglie, e le maglie hanno buchi. Anche le più fitte.
Ma un silenzio così, in un’opera così, resta un fatto che chiede una spiegazione. E la spiegazione, per ora, non ce l’abbiamo.
Ci limitiamo a segnalare la domanda, e a lasciarla lì dove sta: aperta.
La donna che non esisteva
il nuovo thriller di Mario Macaluso — ambientato a Cefalù
Tra i vicoli di Cefalù, dove tutti credono di conoscersi da sempre, qualcuno non è mai esistito. Chi era davvero la donna di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai incontrato? Un intreccio di segreti, silenzi e verità sepolte, sotto un sole che acceca e non lascia scampo.
Preparatevi a dubitare di tutto. Anche di ciò che avete davanti agli occhi.
Acquista su Amazon















