Mentre la Sicilia continua a bruciare, con oltre mille interventi dei vigili del fuoco in appena cinque giorni, monta la polemica su un tema centrale: la macchina della prevenzione e dello spegnimento funziona davvero? Secondo diverse voci del panorama politico e sindacale, la risposta è no. E i ritardi nell’impiego dei mezzi aerei sarebbero solo la punta di un problema molto più ampio e strutturale.
Un sistema “in perenne ritardo operativo”
A puntare il dito è, tra gli altri, Carmelo Miceli, coordinatore regionale per la Sicilia di Progetto civico Italia, che parla di un sistema di prevenzione “da anni in perenne ritardo operativo”. Il paradosso, sottolinea, è evidente: nonostante la stagione antincendio sia ufficialmente fissata dal 15 maggio al 31 ottobre, l’Isola continua a subire danni e a vedere migliaia di ettari andare in fumo già dai primi mesi caldi. Un segnale, secondo Miceli, di gravi inefficienze strutturali.
Il nodo dei mezzi aerei
Il punto più critico riguarda proprio elicotteri e canadair. La dipendenza da mezzi regionali e statali, spiega Miceli, mostra forti limiti. I velivoli antincendio si concentrano in numero limitato sull’Isola e impiegano troppo tempo per raggiungere i focolai nei momenti di massima emergenza. In pratica, quando ogni minuto è decisivo per fermare le fiamme prima che si estendano, i ritardi nella disponibilità dei mezzi aerei rischiano di trasformare un piccolo focolaio in un vasto incendio.
Non a caso, la richiesta che arriva da più parti è quella di un potenziamento immediato dei mezzi aerei e terrestri, con risorse certe destinate alla manutenzione e all’operatività, soprattutto nel periodo estivo.
La prevenzione a terra che manca
I mezzi aerei, però, non bastano. Il vero tallone d’Achille è la prevenzione a terra. Interventi fondamentali come la pulizia del sottobosco, il decespugliamento e la creazione di fasce tagliafuoco sono spesso frammentari, incompleti o realizzati in ritardo rispetto all’inizio del periodo a rischio. Operazioni che, se eseguite per tempo, potrebbero ridurre in modo significativo la capacità del fuoco di propagarsi.
Le richieste dei sindacati
Sulla stessa linea anche Cisl e Uil. La Uil Sicilia, con la segretaria Luisella Lionti, denuncia un copione che si ripete ogni estate: siccità prolungata, caldo e attività di prevenzione insufficienti che creano le condizioni ideali per vasti incendi, spesso di matrice dolosa. Da qui la richiesta di rafforzare subito le unità antincendio e di investire in prevenzione e piani di adattamento climatico.
La Cisl, con il segretario Leonardo La Piana, invita a superare la logica dell’emergenza: il caldo estremo non è più un fenomeno sporadico, ma una condizione strutturale con cui convivere. Serve quindi un piano regionale permanente contro le ondate di calore, definito prima dell’inizio della stagione estiva, quando è ancora possibile programmare uomini, mezzi e risorse.
Superare la logica dell’emergenza
Il filo comune di tutte queste voci è chiaro: non è più accettabile affrontare gli incendi solo quando divampano. Occorre programmare, investire e prevenire, abbandonando definitivamente un approccio emergenziale che, stagione dopo stagione, lascia sul terreno ettari di bosco distrutti e comunità in ginocchio.















