Dal 29 luglio 2026 Il diavolo veste Prada 2 è disponibile in streaming su Disney+. Tre mesi esatti dopo l’uscita in sala — era il 29 aprile — il sequel più atteso degli ultimi anni entra nel catalogo, e chi non era andato al cinema se lo ritrova compreso nell’abbonamento.
Il momento è quello giusto: fine luglio, serate in cui non si ha voglia di uscire, e un film che dura poco meno di due ore e non chiede grande sforzo. Ma per godersela davvero conviene ricordare da dove si riparte.
In cinque righe: cosa succedeva nel primo film
Se non rivedete Il diavolo veste Prada dal 2006, ecco il minimo indispensabile. Andy Sachs (Anne Hathaway) è una neolaureata arrivata a New York con l’idea di fare la giornalista d’inchiesta. Finisce invece a fare l’assistente di Miranda Priestly (Meryl Streep), direttrice della rivista di moda Runway e tiranna leggendaria del settore. Accanto a lei ci sono Emily Charlton (Emily Blunt), la prima assistente ossessionata dalla carriera, e Nigel (Stanley Tucci), direttore creativo e unico vero alleato di Andy. Il film è il racconto di una trasformazione: Andy entra goffa e ne esce competente, elegante e cinica. Alla fine molla tutto e trova posto al Mirror, un vero quotidiano.
Il finale lasciava Andy e Miranda in un incrocio silenzioso per strada, con un cenno che valeva più di una scena intera.
Vent’anni dopo: da dove riparte il sequel
Siamo a New York nel 2026. Il mondo che aveva reso Miranda intoccabile non esiste più: la carta stampata perde terreno, gli inserzionisti spostano i budget sul digitale, e Runway — la rivista che dettava legge — si trova in difficoltà seria.
Per salvarla, Miranda deve fare la cosa che non avrebbe mai voluto fare: chiedere aiuto a Emily Charlton, la sua ex assistente, che nel frattempo è diventata una dirigente potente in un grande gruppo del lusso. Le due si ritrovano su fronti opposti nella corsa agli introiti pubblicitari, in un rapporto fatto di rispetto reciproco, diffidenza e nessuna simpatia. È questa la vera dinamica del film.
Nel frattempo anche Andy si trova a un bivio. Diventata un’affermata giornalista, viene licenziata insieme a tutta la sua redazione nel bel mezzo di una serata di gala in cui doveva ritirare un premio. Poco dopo l’editore di Runway la assume come features editor, responsabile dei servizi speciali — e lo fa all’insaputa di Miranda, che non l’avrebbe mai voluta indietro.
Sullo sfondo, uno scandalo che coinvolge Miranda: un marchio accusato di sfruttamento, e una reputazione da ricostruire.
Da qui in poi non anticipiamo altro.
Chi c’è: il cast quasi al completo, più le new entry
Il colpo grosso del sequel è aver rimesso insieme praticamente tutti.
Tornano: Meryl Streep (Miranda Priestly), Anne Hathaway (Andy Sachs), Emily Blunt (Emily Charlton), Stanley Tucci (Nigel), più Tracie Thoms e Tibor Feldman.
New entry: Kenneth Branagh, Lucy Liu, Simone Ashley, Justin Theroux, B.J. Novak, Rachel Bloom, Pauline Chalamet, Patrick Brammall, Caleb Hearon e Lady Gaga.
Dietro la macchina da presa c’è David Frankel, lo stesso regista del 2006, e la sceneggiatura porta di nuovo la firma di Aline Brosh McKenna. Non è un dettaglio da poco: molti sequel a distanza di vent’anni cambiano tutto lo staff creativo, qui invece la continuità è reale. Il film è prodotto da 20th Century Studios e distribuito da Disney; alcune sequenze sono state girate a Milano.
La durata è di 119 minuti.
Come è andata al cinema
Bene, molto bene. In Italia il film ha aperto il 29 aprile e ha incassato 14,1 milioni di euro nei primi cinque giorni, con oltre 1,7 milioni di presenze. Ha chiuso la sua corsa in sala superando i 4 milioni di spettatori complessivi: numeri che nel 2026, per una commedia adulta senza supereroi né animazione, sono tutt’altro che scontati.
È stato uno di quei casi in cui il pubblico si è mosso in massa nella prima settimana e poi ha continuato a tenere, giorno dopo giorno, senza il crollo verticale tipico dei titoli evento.
Vale la pena vederlo?
Qui il quadro è più sfumato. Il ritorno della coppia Streep-Hathaway è stato accolto con entusiasmo quasi unanime: Meryl Streep ridisegna Miranda aggiungendo crepe e fragilità a un personaggio che nel 2006 era quasi monolitico, e Anne Hathaway riporta Andy con vent’anni di vita addosso.
Le riserve riguardano soprattutto la struttura. Il primo film aveva una tensione limpida e un arco di trasformazione nettissimo; il sequel è più dispersivo, con più fili narrativi da tenere insieme. E il tema centrale — la crisi dell’editoria tradizionale travolta dal digitale — resta spesso in superficie: viene evocato come cornice più che sviluppato come vero motore drammatico. Chi si aspetta la stessa precisione del 2006 potrebbe restare un po’ a metà.
Detto questo: se avete amato il primo, questo vi darà quello per cui siete venuti. Le scene-omaggio ci sono, i costumi sono un evento a sé, e il duello Miranda-Emily funziona.
In sintesi
| Titolo | Il diavolo veste Prada 2 (The Devil Wears Prada 2) |
| Regia | David Frankel |
| Sceneggiatura | Aline Brosh McKenna |
| Cast principale | Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci |
| Durata | 119 minuti |
| Uscita in sala (Italia) | 29 aprile 2026 |
| In streaming | Disney+, dal 29 luglio 2026 |
Consiglio pratico: rivedete il primo film prima di questo. Non è indispensabile per capire la trama, ma metà del piacere del sequel sta nel riconoscere i richiami — e la differenza di vent’anni sui volti degli stessi personaggi vale il doppio se avete appena rivisto com’erano.















