Filippo Carollo, pensionato, è morto giovedì 30 luglio nel centro storico di Cefalù, lungo la via Vittorio Emanuele, dopo aver accusato un malore mentre era seduto su una panchina. La figlia ci ha inviato una lettera che pubblichiamo integralmente.
Salve a tutti, sicuramente vi sembrerò “fuori luogo” in questa lettera, forse sarete tutti impegnati a godervi le vacanze e l’estate, spensierati e felici, mentre io penso a scrivere una riflessione che riguarda la società attuale e ciò che potrebbe arricchire questa nostra vita dove ormai l’umanità è diventata un concetto astratto, teorico, idilliaco, tanto predicato ma poco e niente razzolato, piuttosto che un valore concreto e reale, da mettere in pratica in ogni eventualità quotidiana.
Ebbene, giovedì 30 luglio ho subito la perdita di mio padre, nella (quasi) totale indifferenza della gente circostante nel momento della disgrazia, quando un “semplice” massaggio cardiaco avrebbe magari potuto ridurre drasticamente le probabilità di morte del mio caro papà. Mio padre era cardiopatico, si sa, ma teneva a mantenersi in forma, praticando passeggiata lenta e concedendosi momenti di convivialità da tipico pensionato, magari scambiando due chiacchiere con un conoscente o soffermandosi al “frutta e verdura” per scegliere i prodotti più genuini da portare a casa.
Quel tardo pomeriggio di giovedì 30 luglio, una giornata come le altre, il mio papino stava tornando da una delle sue passeggiate: precisamente era andato a far controllare il decoder del digitale terrestre perché non funzionava più la tv; lui voleva essere utile, avrebbe voluto risolvere il problema. Si sofferma, a pochi metri da casa, sedendosi su una panchina, a scambiare quattro chiacchiere con un conoscente. Ad un certo punto, dopo minuti e minuti di chiacchierata e di guardare “il passìo”, mio padre perde i sensi, si sente male: da un video, in mio possesso, di una telecamera di sicurezza di un negozio, si vede che il mio papino comincia a flettere la testa in avanti, si sta accasciando.
I due ragazzi seduti a seguire continuano a mangiare un panino come se nulla fosse, ignorando che forse una persona si stava sentendo realmente male, che aveva bisogno di aiuto: il panino era la loro priorità. Alcuni passanti, accorgendosi del mio papino che era piegato su se stesso, quasi privo di sensi, si avvicinano per, a modo loro, prestare soccorso: bagnare le mani e il volto con dell’acqua e dare delle pacche sulla spalla a quella povera anima col cuore in sofferenza, un cuore che non riusciva più a pompare e funzionare.
NESSUNO, DICO NESSUNO ha pensato ad effettuare nell’immediato, in attesa dei soccorsi (ringrazio chi ha chiamato il 118, almeno) un MASSAGGIO CARDIACO, di far sdraiare a terra mio padre, a semplici ma importantissime manovre che vengono ormai insegnate in quasi qualsiasi contesto di vita, sia lavorativo che non. Nemmeno i numerosi negozi, ristoranti, strutture nelle vicinanze, con lavoratori che, sicuramente, dovrebbero possedere un attestato BLSD (perché sai, se capita una cosa del genere in un bar o ristorante, magari la cosa cambia!), sono intervenuti.
Mio padre è morto nell’indifferenza e nell’ignoranza totale di gente che, magari, per un corso social network si dimostra preparatissima, oppure gente che vanta un’umanità da Nobel con post o parole ma che, quando si trova davanti una persona anziana in pieno arresto cardiaco (non è difficile capirlo), non è in grado nemmeno di approntare un tentativo di soccorso basilare. Ignoranza? Superficialità? Indifferenza? Non lo so. Quei minuti, in attesa dei soccorsi, arrivati sicuramente in ritardo, in una Cefalù gremita di gente in centro storico, quei minuti persi a dare pacchette sulle spalle o proporre acqua ad una persona priva di sensi, avrebbero potuto salvare mio padre. Mio padre sarebbe potuto essere chiunque.
Mio padre è morto attorniato dall’ignoranza e dall’indifferenza della gente, gente che rispecchia la società in cui viviamo e il rispetto per l’essere umano.
Meditate gente, meditate.















