C’è un enigma affascinante dietro il più antico dipinto moderno che porta il nome di Cefalù nel titolo. Si intitola “Orage nocturne à Cefalù”, ovvero “Tempesta notturna a Cefalù”, ed è opera del pittore svizzero Louis Ducros. Ma il dato più sorprendente è un altro: quel quadro potrebbe essere stato realizzato senza che l’artista abbia mai messo piede in città.
L’opera, databile tra il 1800 e il 1805, è un dipinto di grandi dimensioni: 96 per 74 centimetri, realizzato con una tecnica mista di acquerello, guazzo e olio su fogli di carta incollati e riportati su tela. Non uno schizzo veloce da taccuino, dunque, ma un lavoro importante e meditato, oggi conservato al Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna, in Svizzera, dove fu acquisito nel 1816, sei anni dopo la morte del suo autore.
Prima di tutto, una precisazione doverosa: Louis Ducros, il cui nome completo era Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, era svizzero e non francese. Nato a Moudon nel 1748 e morto a Losanna nel 1810, passò quasi vent’anni a Roma, dove raggiunse grande fama. La sua fu però una vita segnata dalle vicende politiche del tempo: nel 1793 fu costretto a lasciare Roma, sospettato di diffondere idee rivoluzionarie, e in seguito venne cacciato anche da Napoli come giacobino. Un uomo espulso due volte per motivi politici, che finì i suoi giorni lontano dall’Italia in cui aveva costruito la sua carriera.
Ma cosa raffigura esattamente il dipinto? Il museo lo descrive come un paesaggio diviso in quattro fasce sovrapposte. In basso, il mare in tempesta spinge una barca contro gli scogli, sui quali sta per sfasciarsi. Sopra, una rupe a picco con un edificio che un fulmine sta spaccando in due. Più in alto ancora, un castello, di cui però lo stesso museo non sa dire se si trovi in un cielo immaginario o su un altro promontorio. In cima, infine, la massa scura di uno strato di nubi che vela un sole rosso.
È qui che entra in gioco il grande interrogativo, dichiarato senza giri di parole dallo stesso museo di Losanna: le circostanze in cui il dipinto fu eseguito restano sconosciute, così come manca ogni prova che l’artista abbia effettivamente visitato la Sicilia in quel periodo. Non esiste, insomma, alcuna testimonianza che Ducros sia mai stato a Cefalù. Il dipinto più antico che porta il nome della città nel titolo potrebbe dunque essere nato da racconti altrui, da stampe, o come pura invenzione a cui è stato dato un nome dal suono esotico. L’esatto contrario degli altri artisti che negli stessi anni ritrassero Cefalù annotando sui fogli il giorno e il mese preciso.
C’è poi una coincidenza che merita di essere raccontata per quello che è: potentissima, ma pur sempre una coincidenza. Cefalù ha come racconto fondativo proprio una tempesta, quella da cui, secondo la leggenda, si salvò re Ruggero, che per voto avrebbe fatto costruire il Duomo. E il primo quadro moderno intitolato alla città è, guarda caso, proprio una tempesta notturna con una barca che si sfascia sugli scogli. Non c’è alcuna prova che Ducros conoscesse quella leggenda, e sarebbe scorretto affermarlo, ma l’accostamento resta suggestivo.
Gli storici dell’arte leggono quest’opera come il segno di una svolta nella produzione di Ducros: dopo esordi neoclassici e luminosi, la sua pittura si fa qui tenebrosa e preromantica, vicina ai mondi di Johann Heinrich Füssli e John Martin. Dietro c’è il gusto dei committenti britannici per il sublime e il romanzo gotico, ma anche una nuova sensibilità in cui la tempesta in mare traduce l’insicurezza dell’età delle guerre rivoluzionarie. In fondo, quella tempesta su Cefalù è anche un modo per dipingere l’Europa del 1800.

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