Sulla morte di Filippo Carollo, il pensionato deceduto pochi giorni fa in via Vittorio Emanuele, a Cefalù, torniamo con una lettera che ci è stata inviata da Sara Musumeci, presente quel pomeriggio al momento della tragedia. La sua è una testimonianza che risponde a quella pubblicata dalla figlia e che offre una ricostruzione diversa di quei drammatici momenti. La pubblichiamo integralmente.
Mi trovo oggi a scrivere queste righe perché sento l’esigenza di rispondere alla lettera della figlia del signor Filippo Carollo venuto a mancare pochi giorni fa a Cefalù, in via Vittorio Emanuele.
Io ero presente quel pomeriggio quando il signor Filippo si è sentito male.
Era seduto sulla panchina a parlare con un amico, come succedeva ogni giorno, perché in quel punto del paese evidentemente si sentiva a casa, tra amici e spesso passava il tempo libero tra una chiacchiera e l’altra con tutte quelle persone che ogni giorno vivono e animano la via Vittorio Emanuele.
Quando si è sentito improvvisamente male nel giro di pochissimi secondi eravamo tutti lì attorno a lui e posso assicurare che, attendendo i soccorsi, ognuno ha dato aiuto come poteva: piccoli gesti, sicuramente, ma comunque sinceri tentativi di renderci utili nonostante la confusione e la paura di quei momenti. Qualcuno ha chiamato subito l’autoambulanza, qualcuno ha portato dell’acqua per cercare di rinfrescarlo .
Quando è arrivata una turista che ha dichiarato di essere un medico alcuni di noi l’hanno aiutata a distendere il signor Filippo affinché potesse iniziare il massaggio cardiaco. Qualcun altro ha sistemato un panno morbido sotto la sua testa, qualcuno ha messo a disposizione una sedia e altri sono andati a chiamare la moglie e l’hanno accompagnata dal marito.
Tutti questi piccoli gesti sono stati il nostro modo di stargli accanto e di provare a renderci utili.
È vero… prima che arrivasse un medico tra la folla dei turisti nessuno ha provato a fare quello che, nella lettera della figlia del signor Carollo, viene definito un “semplice” massaggio cardiaco.
Questo perché prendere un uomo in gravissime condizioni, distenderlo e fargli un massaggio cardiaco è un gesto che richiede preparazione e consapevolezza, non è niente di semplice, né qualcosa che possa essere improvvisato, per quanto grande sia la voglia di rendersi utili .
Concludo dicendo che, se c’ è una cosa che quel pomeriggio non ho visto, è stata l’indifferenza.
Ho visto persone addolorate, impotenti ma presenti e che hanno accompagnato il signor Filippo nei suoi ultimi momenti con umanità, rispetto e sincera partecipazione.
Alla sua famiglia desidero infine rivolgere le mie più sentite condoglianze. (Sara Musumeci)















