«La donna che non esisteva» è già tra i primi venti nelle classifiche Kindle: intervista all’autore

A un mese dalla pubblicazione, il secondo romanzo di Mario Macaluso è già un caso editoriale. “La donna che non esisteva”, thriller ambientato a Cefalù, si è rapidamente inserito tra i primi venti titoli delle classifiche Kindle: un risultato ancora più significativo se si considera che a contendersi quelle posizioni ci sono romanzi usciti da oltre un anno e già rodati da mesi di passaparola. Un esordio così rapido, per un libro appena pubblicato, non è affatto scontato. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa in più. Attenzione: ogni sua risposta lascia più domande di quante ne tolga.

Mario, partiamo dal dato. In poche settimane il romanzo è già tra i primi venti su Kindle, accanto a titoli usciti da più di un anno. Te lo aspettavi? Sinceramente no. Vedere un libro appena nato farsi spazio tra romanzi che vendono da mesi, che hanno già avuto il loro passaparola e le loro recensioni, è qualcosa che non davo per scontato. Di solito servono mesi per arrivare lassù. Che sia successo in poche settimane, tutto grazie ai lettori, è la soddisfazione più grande. E la cosa che mi colpisce di più non sono i numeri, ma i messaggi che ricevo ogni giorno.

Da dove nasce “La donna che non esisteva”? Da un pensiero che non mi dava pace: e se un quadro potesse riconoscerti? E se, nel momento esatto in cui lo guardi, stesse già guardando te? A Cefalù, in un piccolo museo affacciato sul mare, c’è un ritratto che da cinque secoli sorride senza dire nulla. Lo chiamano l’Ignoto. Nessuno sa chi sia. Nessuno, in cinque secoli, è mai riuscito a scoprirlo. Io ho immaginato cosa accadrebbe se qualcuno, oggi, ci riuscisse.

Un ritratto misterioso. Ma cosa accade esattamente? Qui devo fermarmi, perché se lo dico rovino tutto. Posso dirle che Francesca, una giovane professoressa di filosofia, insieme ai suoi studenti costruisce un’app che legge il “respiro” nascosto nei dipinti, quelle microscopiche variazioni che l’occhio umano non coglie. Doveva essere un gioco. Un progetto per un concorso scolastico. Poi, una mattina, davanti a quel quadro, lo schermo registra una cosa che non dovrebbe essere possibile. E da lì la vita di Francesca cambia per sempre.

Non ci dice cosa registra lo schermo? No. Le dico solo che quella tavola dipinta nel Quattrocento, per un istante, smette di essere un oggetto. E che dentro l’occhio dell’Ignoto compare qualcosa che nessuno avrebbe mai dovuto vedere. Chi arriva a quella pagina, di solito, mi scrive nel cuore della notte. Perché a quel punto il libro non si riesce più a chiudere.

Lei dice che dietro c’è qualcosa di enorme. Molto più grande di quanto Francesca immagini. C’è un medaglione che porta al collo da sempre — luna e stella — ereditato e mai spiegato. E quando scopre a cosa è legato, capisce che quella storia non è cominciata con lei: era iniziata settecento anni prima. Qualcuno la aspettava. Qualcuno seguiva quel progetto ancora prima che funzionasse. Ma chi, e perché, è il cuore del romanzo. E non lo dirò.

Molti lettori parlano di un finale che spiazza. È la cosa di cui vado più fiero. Un lettore mi ha scritto: “quando arrivi alla fine ti accorgi che il mistero più grande non era quello che pensavi.” Un altro: “finito stanotte! Mi dicevo ‘ancora dieci pagine’ e alla fine sono arrivato all’ultima.” Ho costruito il libro perché il lettore creda di aver capito tutto. E si sbagli. Il colpo vero arriva quando meno te lo aspetti.

Cosa rende questa storia così difficile da abbandonare? Il fatto che ti prende in due modi insieme. C’è la suspense che ti trascina, ma sotto c’è dell’altro. Un lettore mi ha scritto: “pensavo di leggere un thriller e invece mi sono ritrovato a pensare a Dio, alla vita e a quello che resta quando cadono tutte le nostre certezze.” Un altro: “parte come una storia che vuoi capire e poco alla volta diventa una storia che ti costringe a capire te stesso.” Entri per il mistero. Resti per tutt’altro.

E Cefalù? Non è uno sfondo. È viva. Una lettrice mi ha scritto che nel libro Cefalù “sembra quasi uno dei personaggi.” Un altro: “le strade, le pietre, le chiese, il mare sembrano custodire qualcosa che normalmente non vediamo.” Chi conosce Cefalù, dopo questo libro la guarderà con occhi diversi. Glielo garantisco.

Francesca, la protagonista, sembra aver conquistato tutti. È una donna sola contro qualcosa di gigantesco. Non ha armi, non ha forza. Ha solo l’unica cosa che una macchina non sa imitare: l’invenzione. Così, in una cucina di Cefalù, fa una cosa disperata e geniale — crea dal nulla una donna che non esiste. Le dà un nome, una storia, un segreto. E la usa come esca, per scoprire chi verrà a cercarla. Da qui il titolo. Ma cosa succede quando l’esca comincia a funzionare… lo lascio ai lettori.

In una riga: perché comprarlo? Perché comincia con un quadro e finisce dentro di lei. Perché una lettrice l’ha riassunto così: “passiamo una vita a cercare risposte fuori di noi, e forse le domande decisive riguardano chi siamo e cosa resterà di noi.” E perché l’ultima pagina, glielo prometto, non la vedrà arrivare.

La donna che non esisteva

il nuovo thriller di Mario Macaluso — ambientato a Cefalù

Tra i vicoli di Cefalù, dove tutti credono di conoscersi da sempre, qualcuno non è mai esistito. Chi era davvero la donna di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai incontrato? Un intreccio di segreti, silenzi e verità sepolte, sotto un sole che acceca e non lascia scampo.

Preparatevi a dubitare di tutto. Anche di ciò che avete davanti agli occhi.

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