C’è una data che lega per sempre il Ferragosto al santuario più amato delle Madonie, e non è una data qualsiasi. Il 15 agosto 1760, sul piazzale di Gibilmanna, il vescovo di Cefalù Gioacchino Castelli pose sul capo della Vergine e del Bambino Gesù due corone giunte appositamente dal Vaticano. Fu il riconoscimento ufficiale, solenne e pubblico, di una devozione che da secoli saliva a piedi lungo i sentieri della montagna.
Perché la Madonna di Gibilmanna fu incoronata proprio il 15 agosto
La scelta della data non fu casuale. Il santuario dei frati cappuccini di Gibilmanna, fondato nel 1535 da padre Sebastiano da Gratteri sul fianco occidentale di Pizzo Sant’Angelo, ha come titolo l’Assunzione della Beata Vergine Maria. Significa che la chiesa è dedicata proprio al mistero che la Chiesa celebra il 15 agosto.
Per questo, per lungo tempo, la festa della Madonna di Gibilmanna cadeva a Ferragosto e non l’8 settembre come avviene oggi. Incoronare la Vergine nel giorno della sua titolare era, agli occhi degli uomini del Settecento, la cosa più naturale del mondo: si dava alla Signora della montagna il suo giorno.
Le corone arrivate da Roma e il rito dell’incoronazione
Le corone provenivano dal Vaticano. Non era un dettaglio secondario: l’incoronazione di un’immagine mariana era ed è un atto solenne, che certifica la fama di un culto ben oltre i confini locali. Da Gibilmanna, frazione di Cefalù a circa 800 metri di quota, la devozione si era ormai irradiata su tutta la diocesi e su buona parte della Sicilia.
Al centro del rito c’era la statua della Vergine col Bambino custodita nel santuario, quella che l’Ottocento avrebbe attribuito ad Antonello Gagini e che ancora oggi i devoti chiamano semplicemente “a Gran Signura”. Sotto di essa arde da sempre una lampada a olio, alimentata ogni anno dall’offerta di uno dei comuni della diocesi.
Il muto e il cieco: cosa racconta la tradizione popolare
Le cronache tramandate a Cefalù riferiscono che la partecipazione popolare a quella giornata fu enorme. E raccontano un episodio entrato nella memoria collettiva: si narra che durante la celebrazione un muto riacquistò la parola e un cieco la vista.
È un racconto che va letto per quello che è, cioè una tradizione devozionale, non un verbale. Ma dice molto sul clima di quel 15 agosto: la sensazione, diffusa tra la gente, di trovarsi davanti a un evento straordinario. Le fonti storiche locali, a partire dagli studi di Domenico Portera, hanno raccolto e conservato questa memoria.
Perché la festa si spostò dal 15 agosto all’8 settembre
Poi qualcosa cambiò. Nel corso dell’Ottocento l’afflusso dei pellegrini cominciò a spostarsi verso la fine dell’estate. La testimonianza di padre Gesualdo da Bronte, la prima a nostra disposizione sul passaggio, non parla di una decisione liturgica ma di un fatto pratico: i fedeli arrivavano sempre più numerosi ai primi di settembre.
La ragione era economica prima ancora che religiosa. I contadini delle Madonie, in pieno agosto, erano nel cuore dei lavori agricoli. All’inizio di settembre erano molto più liberi di mettersi in cammino, spesso a piedi o con lunghe carovane di muli, e di passare la notte accampati ai piedi del santuario tra canti, litanie e fuochi.
Così la festa migrò all’8 settembre, giorno della Natività di Maria. E quando nel 1954 Pio XII, con decreto del 3 dicembre, proclamò Maria Santissima di Gibilmanna Celeste Patrona della Diocesi di Cefalù e principale Protettrice della città, si rese necessaria una festa propria: fissata prima al 1° settembre, dal 1970 alla prima domenica del mese.
Il Ferragosto di oggi a Gibilmanna
Oggi il 15 agosto a Gibilmanna resta comunque una giornata di grande affluenza, con celebrazioni eucaristiche moltiplicate rispetto agli altri giorni e messe all’aperto per accogliere i tanti che salgono dalla costa e dai paesi delle Madonie.
Chi arriva quest’anno al santuario, magari solo per sfuggire al caldo del litorale, forse non lo sa. Ma calpesta lo stesso piazzale dove, duecentosessantasei anni fa, un vescovo di Cefalù sollevò due corone romane davanti a una folla di contadini, pastori e pellegrini. Il Ferragosto di Gibilmanna, prima di essere una gita, è stato questo.














