Furto al MuMe di Messina, rubate quattro opere di Antonello da Messina: il colpo nella notte di Ferragosto

Un furto messo a segno mentre la città era in strada per la Vara. Nella serata di sabato 15 agosto 2026, intorno alle 21.50, ignoti sono entrati nelle sale del MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina intitolato a Maria Accascina, e hanno portato via quattro opere attribuite ad Antonello da Messina. Un colpo che ha scosso l’intera Sicilia e che riguarda da vicino anche il nostro territorio, custode al Mandralisca di uno dei ritratti più celebri del maestro messinese.

Cosa è stato rubato

I ladri hanno sottratto tre delle cinque tavole che compongono il Polittico di San Gregorio, conosciuto anche come Polittico del Rosario, e una tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione su un lato, il Cristo in Pietà sull’altro.

Inizialmente si era parlato di sei opere. Due tavole laterali, quelle con i santi Benedetto e Gregorio, sono state ritrovate poche ore dopo: i ladri le avevano abbandonate sul muretto esterno del museo, lungo viale della Libertà. Ad accorgersene sono stati alcuni passanti, che hanno subito avvertito le forze dell’ordine. Delle altre quattro opere, al momento, non si sa nulla.

Come sono entrati

Secondo una prima ricostruzione, ad agire sarebbero state almeno tre persone a volto coperto. Avrebbero tranciato una parte della ringhiera dell’ingresso secondario del museo per raggiungere le sale espositive. La tavoletta bifronte sarebbe stata estratta direttamente dalla teca blindata in cui era custodita.

Il museo ha smentito che i sistemi di sicurezza siano stati elusi. In una nota, la struttura precisa che allarme e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti. Gli investigatori stanno ora ascoltando i custodi e analizzando le immagini delle telecamere interne e di quelle installate lungo la strada pubblica, per capire cosa non abbia funzionato nell’insieme del sistema di protezione.

Le parole del procuratore

Il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, ha diramato una nota per il grande clamore suscitato dalla vicenda. La Procura procede contro ignoti per furto pluriaggravato di opere d’arte, reato previsto dall’articolo 518-bis, comma 2, del codice penale. Le indagini sono coordinate dalla Procura distrettuale e affidate alla squadra mobile della questura e ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.

Nella nota il procuratore sottolinea come in quei capolavori siano riposti la cifra culturale e il profilo identitario non solo di Messina e della Sicilia, ma dell’intero Paese.

La pista del mercato nero

Per gli investigatori chi ha agito potrebbe aver lavorato su commissione di un mercante d’arte. Un elemento colpisce gli inquirenti: si tratta di dipinti su tavola, non su tela, quindi impossibili da arrotolare e molto più difficili da trasportare e nascondere. Un dettaglio che fa pensare a professionisti, con un piano preciso e una destinazione già individuata.

Lo choc di Messina

“Siamo sconvolti”, ha dichiarato la direttrice del museo Marisa Mercurio, parlando di una grande perdita per il museo, per la città e per il mondo dell’arte. Il sindaco Federico Basile ha condannato con fermezza il gesto, reso ancora più doloroso dal momento scelto: i ladri hanno agito proprio nelle ore in cui la Vara concludeva il suo percorso in piazza Duomo.

Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso sconcerto e dispiacere, annunciando la piena collaborazione del Ministero con le autorità regionali, competenti sui musei dell’Isola in virtù dell’autonomia speciale.