Con le scuole pronte a riaprire in un settembre ancora segnato dal caldo, Palermo ha fatto la prima mossa. Il sindaco Roberto Lagalla ha firmato una direttiva che prevede la chiusura temporanea dei plessi scolastici comunali nelle giornate in cui scatta il bollino rosso per le ondate di calore. Faranno eccezione soltanto gli istituti nei quali i dirigenti scolastici attestino la presenza di impianti di climatizzazione adeguati e perfettamente funzionanti. Per non perdere giorni di lezione, le scuole potranno attivare la didattica a distanza. Il Comune ha anche annunciato un piano tecnico ed economico per potenziare gli impianti di raffrescamento in tutte le strutture scolastiche della città, insieme a soluzioni temporanee per i periodi più caldi.
La decisione del capoluogo apre una questione che riguarda da vicino anche Cefalù e i comuni delle Madonie. Il problema delle cosiddette aule forno, infatti, non è un’esclusiva delle grandi città. Molti edifici scolastici del nostro territorio sono stati costruiti decenni fa, con aule esposte al sole per gran parte della giornata e senza impianti di condizionamento. Nelle prime settimane di scuola, quando le temperature superano ancora i 30 gradi, studenti e insegnanti si trovano spesso a fare lezione in ambienti dove l’aria è pesante e la concentrazione cala dopo poche ore.
Il punto centrale è che la direttiva di Palermo riguarda i plessi comunali, cioè le scuole dell’infanzia, le primarie e le secondarie di primo grado, gli edifici che sono di proprietà dei Comuni. Questo significa che ogni sindaco ha, almeno in linea di principio, la possibilità di adottare una scelta simile per le scuole del proprio territorio. Le scuole superiori, invece, dipendono dalla Città Metropolitana, e per loro servirebbe una decisione a un livello diverso. Per Cefalù, Castelbuono, Pollina, Lascari, Gratteri, Isnello e gli altri centri madoniti la domanda diventa concreta: cosa succede se nelle prossime settimane il bollettino del Ministero della Salute assegna il bollino rosso anche alla nostra zona?
Il bollino rosso è il livello massimo della scala delle ondate di calore. Indica condizioni che rappresentano un rischio per la salute non solo delle persone fragili, ma anche di chi è sano e attivo. Il bollettino viene aggiornato ogni giorno e per la Sicilia fa riferimento a Palermo, Catania e Messina, con effetti che si estendono ai territori vicini. La fascia costiera intorno a Cefalù, mitigata dal mare, tende a soffrire un po’ meno rispetto all’interno, ma i comuni delle Madonie che si trovano nelle valli chiuse possono registrare temperature altrettanto alte, se non superiori.
La scelta di Palermo è stata accolta con favore anche dai sindacati della scuola, che da tempo chiedevano un intervento. La Flc Cgil ha sottolineato che la sospensione delle attività in caso di bollino rosso è prevista dalla normativa vigente per le scuole comunali e ha rilanciato la necessità di un piano di efficientamento energetico che renda gli edifici adeguati a tutte le stagioni, sia al caldo che al freddo.
Ed è proprio questo il tema che i comuni del nostro comprensorio dovranno affrontare, al di là dell’emergenza di questi giorni. Chiudere le scuole nei giorni più caldi è una misura di protezione immediata, ma non risolve il problema di fondo. Servono investimenti su impianti, isolamento e schermature solari, e serve una programmazione che non aspetti la prossima ondata di calore per decidere. Palermo ha indicato una direzione. Ora tocca ai sindaci del territorio dire se e come intendono seguirla.















