Chi possiede una casa a Cefalù, a Taormina o in una delle tante località turistiche della Sicilia e la affitta ai turisti per pochi giorni ha un motivo in più per seguire con attenzione quello che accade a Bruxelles. Mercoledì 9 settembre il commissario europeo all’Energia e all’Edilizia abitativa, il danese Dan Jørgensen, ha presentato ai gruppi politici del Parlamento europeo il primo capitolo dell’Affordable Housing Act, il piano europeo per la casa a prezzi accessibili. Dentro quel piano c’è una proposta di regolamento che, se approvata, varrebbe subito in tutti i 27 Paesi dell’Unione e che punta dritta agli affitti brevi.
L’idea di fondo è semplice: in molte città europee le case costano troppo e gli affitti sono fuori portata per famiglie e lavoratori. Secondo la bozza, una delle cause è la trasformazione di tanti appartamenti in alloggi per turisti. Per questo il testo dà ai sindaci il potere di individuare le zone a “stress abitativo” e, in quelle zone, revocare le licenze per gli affitti brevi. Il calcolo che definisce lo stress abitativo è preciso: scatta dove i prezzi delle case superano di almeno otto volte il reddito medio e dove non si prevede un calo nei tre anni successivi. La norma prevede anche uno scudo legale per i sindaci, per metterli al riparo dai ricorsi, e in quelle stesse aree impedirebbe a un privato di acquistare una seconda casa.
Per una località come Cefalù la questione non è astratta. Il centro storico e le zone vicine al mare vivono da anni sull’ospitalità diffusa: case vacanza, bed and breakfast, appartamenti messi a reddito nei mesi estivi da famiglie che spesso non hanno altre entrate. Se il Comune venisse classificato come area a stress abitativo, e con i prezzi al metro quadro delle zone turistiche non sarebbe difficile, il sindaco avrebbe la possibilità di bloccare le licenze di affitto breve. E il divieto di comprare una seconda casa colpirebbe anche quegli stranieri che negli ultimi anni hanno scelto la Sicilia per vivere, ristrutturando immobili e pagando le tasse qui.
I numeri spiegano la portata del problema. Nel 2025 in Sicilia le presenze turistiche sono state oltre 23 milioni e un terzo di queste, circa 8 milioni e 270 mila, ha scelto di dormire in un affitto breve. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di oltre sei milioni di presenze, e buona parte di questa crescita è passata proprio dalle case private. A Palermo, secondo le rilevazioni delle agenzie immobiliari, l’affitto è la scelta abitativa nel 71% dei casi e un terzo di questi contratti è transitorio, con inquilini in gran parte tra i 18 e i 34 anni.
Chi critica la proposta sostiene che bloccare gli affitti brevi non farebbe tornare quelle case sul mercato delle locazioni lunghe. Un proprietario che oggi affitta ai turisti difficilmente domani darà la casa a una famiglia in difficoltà, con il rischio di non incassare i canoni e di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile. Più probabile che la casa resti chiusa. E per il ceto medio siciliano, già schiacciato da bollette, carburanti e inflazione, l’affitto breve è spesso l’unico modo per far rendere una seconda casa ereditata.
C’è poi un aspetto giuridico. La limitazione della proprietà privata per motivi di interesse pubblico è prevista sia dai trattati europei sia dalla Costituzione italiana, ma la stessa norma stabilisce che se il vincolo fa perdere valore all’immobile l’ente che lo impone deve risarcire il proprietario. Inoltre il Parlamento europeo si è già espresso a favore del principio che la politica della casa resti una competenza di ogni singolo Stato, e l’Italia è stata tra i primi Paesi a regolamentare gli affitti brevi con un codice identificativo nazionale e a finanziare un piano per l’edilizia sociale.
Il paradosso è che tutto questo era nato in Sicilia. Un anno fa la commissione speciale del Parlamento europeo sulla casa era venuta in visita allo Zen di Palermo per studiare l’emergenza abitativa, e il rapporto approvato dall’Eurocamera puntava su investimenti pubblici e privati per costruire e rigenerare case popolari. La bozza del commissario prende invece un’altra strada. Il percorso legislativo è appena iniziato e il testo dovrà passare dal Parlamento e dal Consiglio, dove diversi governi hanno già annunciato resistenze. Per Cefalù e per tutte le mete turistiche dell’isola i prossimi mesi diranno se la stretta diventerà realtà o resterà sulla carta.
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