La nuova campagna olearia è alle porte, ma i silos sono ancora pieni. È questo il paradosso che sta vivendo l’olivicoltura siciliana, fotografato dai dati presentati al convegno “L’isola del Tesolio”, organizzato da Oro Sicilia e Oleifici Barbera con il sostegno dell’assessorato regionale all’Agricoltura. A livello nazionale restano invendute quasi 200mila tonnellate di olio, su una produzione di 330mila. In Sicilia le scorte non collocate sul mercato ammontano a circa 16mila tonnellate.
Il divario di prezzo con Spagna e Grecia
A illustrare la situazione è stato Manfredi Barbera, amministratore delegato della storica azienda olearia palermitana. Secondo l’imprenditore, il problema nasce quando la differenza tra il prezzo dell’olio italiano e quello degli altri Paesi europei supera i 2,50 euro. In quel caso i consumatori si orientano verso il prodotto spagnolo o greco, più economico, e l’olio italiano fatica a trovare acquirenti. Il risultato è che, a fine annata, due terzi della produzione nazionale sono ancora in attesa di essere venduti.
Il nodo finanziario per i produttori
Le conseguenze non sono solo commerciali. Barbera ha sottolineato che le aziende si trovano davanti a un problema di liquidità: senza aver incassato dalla vendita dell’olio vecchio, diventa difficile pagare le olive della nuova raccolta. A questo si aggiunge una questione pratica, perché gli spazi di stoccaggio sono ancora occupati dal prodotto dell’annata precedente e non c’è posto per quello che arriverà dai frantoi nelle prossime settimane. Una situazione che l’imprenditore ha definito preoccupante.
Le richieste alla politica e alla grande distribuzione
Per uscire dalla crisi, secondo Barbera, serve fare sistema. Questo significa da un lato una politica più pronta e veloce nelle risposte, dall’altro un accordo con la grande distribuzione, dove passa il 70% delle vendite di olio. Se sugli scaffali dei supermercati il divario tra il prodotto italiano e quello estero resta così ampio, l’olio siciliano continuerà a perdere terreno.
Coldiretti: produzione in calo del 20%
Al convegno è intervenuto anche David Granieri, vicepresidente di Coldiretti, che ha fornito un ulteriore dato sull’annata in arrivo. Secondo le previsioni dell’organizzazione agricola, il comparto olivicolo siciliano potrebbe registrare quest’anno un calo produttivo del 20%. Meno olive da raccogliere, quindi, ma con scorte ancora da smaltire e un mercato che non assorbe il prodotto locale.
Madonie, un territorio che vive di olio
Il quadro descritto a Palermo riguarda da vicino il territorio delle Madonie, dove l’olivicoltura rappresenta una delle attività agricole più diffuse. Dalle colline che scendono verso la costa tirrenica fino ai terrazzamenti di Castelbuono, Pollina, Gratteri, Polizzi Generosa e degli altri centri montani, migliaia di piccoli produttori e frantoi locali si preparano alla raccolta. Per molti di loro l’olio non è un business industriale ma un’integrazione al reddito familiare, e un mercato bloccato dai prezzi bassi dell’importazione rischia di rendere antieconomica anche la semplice molitura. La sfida per il territorio è quella di far riconoscere il valore di un prodotto legato alla tradizione e al paesaggio delle Madonie, in un contesto in cui la concorrenza si gioca sempre più sul prezzo.















