Mons. Alfonso Raimo, dalla Sede titolare di Termini Imerese alla Chiesa di Terni-Narni-Amelia


Ha destato non poca curiosità la notizia della nomina a Vescovo di Terni dle Vescovo titolare di Termini Imerese. Essendo Termini Imerese appartenente dell’Arcidiocesi di Palermo, guidata da Mons. Corrado Lorefice.
La Notizia
La Chiesa di Terni-Narni-Amelia accoglierà il prossimo 24 ottobre il suo nuovo Pastore: S.E. Mons. Alfonso Raimo, finora Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Salerno-Campagna-Acerno e Vescovo titolare di Termini Imerese. La nomina è stata resa pubblica il 15 settembre 2026 da Papa Leone XIV, che ha trasferito Mons. Raimo dalla Sede titolare di Termini Imerese e dall’ufficio di Ausiliare di Salerno-Campagna-Acerno alla responsabilità pastorale della Diocesi di Terni-Narni-Amelia.

L’ingresso canonico nella nuova Chiesa particolare avrà luogo sabato 24 ottobre, nella Cattedrale di Terni, in una celebrazione presieduta dal Nunzio Apostolico in Italia, S.E. Mons. Edgar Peña Parra.

Ma, al di là della cronaca della nomina, il passaggio di Mons. Raimo contiene una precisa densità teologica e canonica, perché permette di contemplare nella sua concretezza il rapporto tra Episcopato, Sede episcopale e Chiesa particolare.

Il Vescovo non è mai “senza Sede”

Mons. Giuseppe Marciante, ad esempio è stato vescovo titolare di Tagora, per poi essere Vescovo di Roma Est.

Il dato fondamentale è espresso con particolare chiarezza dal can. 376 del Codice di Diritto Canonico: «Si chiamano diocesani i Vescovi ai quali è stata affidata la cura di una diocesi; gli altri si chiamano titolari».

La distinzione è essenziale.

Il Vescovo, infatti, non è semplicemente il titolare di una funzione amministrativa che può essere trasferita da un territorio a un altro. La consacrazione episcopale imprime nel suo ministero una configurazione ecclesiale permanente: il Vescovo è costituito successore degli Apostoli e Pastore nella Chiesa. Il can. 375 §1 ricorda che i Vescovi, «per divina istituzione», sono costituiti Pastori per essere maestri della dottrina, sacerdoti del culto sacro e ministri del governo; il §2 precisa che, mediante la consacrazione episcopale, ricevono insieme al munus sanctificandi anche i compiti di insegnare e governare, esercitabili nella comunione gerarchica.

Da qui discende una verità ecclesiologica di particolare rilievo: il Vescovo non perde la propria condizione episcopale quando cessa da un determinato ufficio, né rimane privo di una collocazione nella struttura episcopale della Chiesa.

Quando un Vescovo non è preposto al governo di una diocesi, il diritto lo qualifica normalmente come Vescovo titolare. La Sede titolare non è dunque una diocesi governata pastoralmente, ma una sede episcopale storica alla quale il Vescovo è associato a titolo. Il Codice, con la concisa distinzione del can. 376, traduce così sul piano giuridico una realtà ecclesiale più profonda: l’unico episcopato si esercita secondo differenti forme di servizio.

Da Termini Imerese a Terni-Narni-Amelia

È precisamente quanto accade a Mons. Alfonso Raimo.

Nel 2024 Papa Francesco lo aveva nominato Vescovo titolare di Termini Imerese e Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Salerno-Campagna-Acerno; ricevette l’ordinazione episcopale il 1° giugno dello stesso anno.

Ora Papa Leone XIV lo ha destinato alla cura pastorale di una diocesi. La formula ufficiale della Santa Sede è particolarmente significativa: il Santo Padre lo ha nominato Vescovo della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, «trasferendolo dalla Sede titolare di Termini Imerese e dall’Ufficio di Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Salerno-Campagna-Acerno».

Non si tratta, pertanto, di una nuova ordinazione episcopale. Mons. Raimo è già Vescovo. Ciò che muta è la configurazione canonica del suo ministero: dalla condizione di Vescovo titolare e ausiliare passa a quella di Vescovo diocesano.

È il passaggio descritto dal can. 376: da Vescovo titolare a Vescovo cui viene affidata «la cura di una diocesi».