Se vi chiamate Gandolfo, o se avete un nonno, uno zio o un compaesano con questo nome, c’è una buona probabilità che siate siciliani, e ancora di più che siate della provincia di Palermo. Un nome germanico, arrivato in Italia con i Longobardi e poi con i Franchi, oggi sopravvive quasi soltanto in un angolo della Sicilia. E il motivo ha un volto preciso: quello di un frate lombardo, nato a Binasco nel Pavese, che nel Duecento scelse le Madonie come ultima casa e che dal 1320 è il patrono di Polizzi Generosa.
Un nome che viene dal Nord
Gandolfo è un nome antico. Viene dalle parole germaniche che indicano la verga magica e il lupo, un accostamento che parla di forza e di potere, tipico della tradizione longobarda. In Italia è attestato già dall’VIII secolo, nelle forme latinizzate Candolfus e Gandulfus, e per secoli fu un nome del Nord. Poi, con il passare del tempo, nelle regioni settentrionali si è quasi spento. In Sicilia invece è rimasto vivo, concentrato soprattutto nel Palermitano e nei paesi delle Madonie, dove ancora oggi si trovano Gandolfo di tutte le età. La spiegazione non è demografica né linguistica: è devozionale. I siciliani si chiamano Gandolfo perché a Polizzi, per settecento anni, si è pregato un santo con quel nome.
Il frate che scese in Sicilia
Di Gandolfo da Binasco sappiamo poco con certezza. Il Martirologio Romano lo ricorda in modo sobrio: sacerdote dell’Ordine dei Minori, condusse una vita austera e solitaria e percorse le regioni vicine per predicare. Tutto il resto, dal cognome Sacchi alle origini nobili, dallo studio a Pavia al presunto magistero di sant’Antonio, appartiene a una tradizione costruita nei secoli successivi, soprattutto a partire dal Seicento, quando gli storici francescani sistemarono la sua biografia. Quel che è certo è che questo frate del Nord arrivò in Sicilia nei primi decenni della presenza francescana sull’isola, quando i conventi si contavano sulle dita di una mano, e che scelse Polizzi per gli ultimi anni della sua vita, ritirandosi in un eremo e morendo nella chiesa di San Nicolò de Franchis. La tradizione racconta che alla sua morte due campanelle suonarono senza che nessuno le toccasse: sono ancora conservate nella stessa chiesa.
Dal 1320 patrono di Polizzi
La svolta arriva il 17 maggio 1320, lunedì di Pentecoste. Il vescovo di Cefalù Giacomo da Narni, su richiesta dei cittadini di Polizzi, riconobbe un culto che esisteva già da tempo immemorabile, fece riesumare le ossa del frate, che furono lavate con acqua e vino e deposte in una sepoltura più degna, e istituì due feste in suo onore. Da quel giorno Gandolfo divenne ufficialmente il protettore della città. I polizzani cominciarono a dare il suo nome ai figli, e il nome si diffuse nei paesi vicini e in tutta la provincia, seguendo i legami di parentela, i matrimoni e le migrazioni interne. È così che un frate lombardo ha lasciato il segno nell’anagrafe siciliana per generazioni.
Il filo che unisce due paesi
Il legame tra Binasco e Polizzi non si è mai spezzato. Dal 13 gennaio 1995 la chiesa di Binasco custodisce una reliquia di Gandolfo, portata dalla Sicilia dal sindaco di Polizzi e da don Pasquale Lavanco e consegnata al parroco don Luigi Lucini. Il paese pavese ha così riabbracciato il suo figlio partito sette secoli prima e mai tornato. E anche oltreoceano, tra gli emigrati polizzani di New York, il santo ha continuato a essere venerato, tanto che una società intitolata a San Gandolfo ha pubblicato la sua vita in inglese.
Proprio in questi giorni Polizzi Generosa si prepara alla solennità della terza domenica di settembre, il giorno proprio del santo, con la processione dell’urna d’argento e la fiera che un tempo segnava la fine della raccolta delle nocciole. Per chi porta il suo nome, e sono ancora tanti, è la festa di famiglia.















