Cefalù ha perso uno dei suoi volti più cari. Cesare Moceo è morto ieri, 28 settembre, a 72 anni, proprio alla vigilia del suo compleanno: oggi avrebbe compiuto 73 anni. Per tanti cefaludesi e per migliaia di turisti il suo nome resta legato a “Da Nino”, il ristorante sul Lungomare che per quasi quarant’anni ha guidato insieme al fratello Pietro. Ma negli ultimi tempi Cesare aveva scelto un altro modo per parlare alla sua città: la poesia.
Pochi mesi fa, il 24 maggio, aveva scritto una poesia che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook quattro giorni fa. Sono dei versi dedicati a Cefalù. Oggi, riletti dopo la sua scomparsa, suonano come un saluto. Una dichiarazione d’amore scritta da un uomo che la città l’aveva scelta, vissuta e raccontata per tutta la vita, prima ai tavoli del suo locale e poi con le parole.
La poesia di Cesare Moceo per Cefalù
Ecco il testo integrale, così come l’aveva condiviso.
A Te Cefalù, custode dei miei versi
A te, che mi doni la poesia
come vena maestra,
che mi fai respirar la vita
in un accordo di parole.
Per te che hai il piacere più dolce
dentro versi che nutrono l’anima.
La tua rocca maestosa
sorveglia i miei pensieri,
mentre al cuore
fai raccoglier sogni e tormenti.
Tu sai trasformare la schiuma del mare
in un canti caldi che guariscon la mente.
Tu, terra di scogli
e di tramonti d’oro,
sei lo specchio fedele
delle mie forti emozioni.
Possa il tuo dire
viaggiare come un’antica vela,
e il tuo mare donare sempre
nuove aurore.
Nei suoi versi c’è tutta Cefalù: la Rocca che veglia sui pensieri, gli scogli, la schiuma del mare, i tramonti che colorano il golfo. E c’è un augurio finale che oggi pesa di più: che il mare continui a portare nuove aurore. Cesare si firmava semplicemente “poeta di Cefalù”, come se il legame con la città fosse la cosa più importante da dire di sé.
Da Palermo al Lungomare, una vita a tavola
Cesare Moceo era nato a Palermo il 29 settembre 1953. Cresce in una famiglia di lavoratori: il padre era impiegato in un calzaturificio, la madre era una sarta esperta che cuciva abiti per il Teatro Massimo. È proprio lei, grande cuoca, a trasmettere ai figli l’amore per la cucina siciliana. Da quella cucina di casa arrivano due piatti che diventeranno il simbolo del loro ristorante: la pasta con le sarde e la pasta alla Norma.
Da ragazzo Cesare aveva preso la strada degli studi, mentre il fratello maggiore Pietro lavorava già nei locali di Palermo. Poi la scelta di mettersi in gioco insieme. Nel 1978 i due fratelli rilevano “Da Nino” a Cefalù. Gli inizi non sono semplici, tra burocrazia e conti da far quadrare. A dare una mano sono gli amici Ciccio Serio e Vincenzo Perito, che fanno da garanti per il prestito in banca. Da lì comincia una storia fatta di pesce fresco, ricette di famiglia e un’accoglienza che faceva sentire ogni cliente come a casa.
Con gli anni il locale diventa un punto di riferimento. Tra i tavoli passano anche volti noti come Claudio Baglioni, John Travolta e Fausto Leali. Eppure i fratelli Moceo non hanno mai voluto aprire un secondo ristorante: preferivano dedicare tutte le energie a uno solo, e farlo bene. Nel 2016 la decisione di chiudere e di dedicarsi finalmente alla famiglia.
Una voce libera che resta
Chiuso il ristorante, Cesare non ha smesso di raccontare la sua terra. Ha solo cambiato strumento. Con la poesia ha continuato a fare quello che aveva sempre fatto a tavola: offrire agli altri qualcosa di sincero, senza filtri. Una voce libera, che scriveva per il piacere di farlo e per restituire alla città un po’ di quello che da lei aveva ricevuto.
La sua storia, insieme a quella del fratello Pietro, è raccontata nel secondo volume di “Cefalù: 133 storie di amore per la città”, il libro di Mario Macaluso che raccoglie i ritratti di donne e uomini che hanno lasciato il segno nella vita cefaludese. Tra quelle pagine si ripercorre il cammino dei fratelli Moceo, dalle radici palermitane alla lunga stagione di “Da Nino”, e con essa un pezzo della memoria collettiva della città.
Oggi Cefalù lo saluta con affetto. Restano il ricordo di “Da Nino”, i sapori che tanti ancora associano a quel pezzo di Lungomare, e restano i suoi versi. L’ultimo regalo di Cesare Moceo alla città che aveva scelto come casa.
La redazione di Cefalunews si stringe al fratello Pietro e a tutta la famiglia Moceo.















