Cefalù ha perso uno dei sacerdoti che più hanno segnato la sua vita negli ultimi cinquant’anni. Mons. Salvatore Mormino è morto all’età di 78 anni. La notizia è stata data dalla Diocesi di Cefalù, con il vescovo Giuseppe Marciante, i sacerdoti e tutta la comunità diocesana uniti nella preghiera.
Per molti cefaludesi era semplicemente padre Mormino. Un prete dal carattere forte, che non si arrendeva davanti alle difficoltà, e che in città è rimasto per 38 anni. Dietro quel temperamento deciso c’era però un lato che pochi conoscevano fino in fondo: la carità. Ne faceva tanta e la faceva in silenzio. Sapeva chi aveva bisogno, conosceva le famiglie in difficoltà e arrivava da loro senza farsi notare. Spesso il suo stipendio finiva tutto così, in aiuti a chi non ce la faceva. Lui non lo raccontava a nessuno, perché per lui contava soltanto una cosa: dare una mano a chi ne aveva bisogno.
In quegli anni ha visitato le famiglie, è stato vicino agli ammalati, ha aiutato poveri e dimenticati. Un legame così stretto con la gente che diverse famiglie lo hanno voluto come padrino di battesimo o di cresima dei propri figli.
Da Alia a Cefalù, accanto a tre vescovi
Padre Mormino era nato ad Alia. Proprio lì, nella chiesa parrocchiale di Sant’Anna, è stato ordinato sacerdote il 22 giugno 1974 da Mons. Salvatore Cassisa, che da pochi mesi era vescovo di Cefalù. Cassisa lo ha voluto subito come suo segretario. Un incarico che ha mantenuto anche con Mons. Emanuele Catarinicchia, per tutti gli anni del suo episcopato, e poi con Mons. Rosario Mazzola. Tre vescovi.
Custodiva con grande attenzione l’archivio della segreteria vescovile. Scriveva in modo chiaro e semplice, con una grammatica rigorosa, in anni in cui le lettere del vescovo si battevano ancora a macchina. La sera, non di rado, restava in silenzio sul terrazzo che collegava il seminario all’episcopio, a guardare la Cattedrale.
Di quella Cattedrale è stato parroco per 17 anni. Ne curava ogni dettaglio, a cominciare dalla pulizia: voleva che chi se ne occupava fosse preparato, perché per lui pulire il Duomo era qualcosa di speciale, e controllava di persona che i pavimenti splendessero. Quando non esistevano le tecnologie di oggi aveva registrato lui stesso una cassetta in cui spiegava la Cattedrale nei particolari. Ne faceva fare dei duplicati e li regalava ai gruppi di turisti. È stato anche insegnante di Religione nelle scuole e membro di diversi organismi diocesani.
Una guida per i giovani di Cefalù
Se c’è una cosa che a Cefalù tutti ricordano di padre Mormino, sono i suoi ragazzi. Appena arrivato in Cattedrale ha messo insieme un gruppo di giovani che è diventato subito numeroso. Ogni sera si ritrovavano nella sede all’ingresso del palazzo vescovile. C’era un televisore e, nella stanza accanto, i giochi di società di allora. Lì i ragazzi passavano i pomeriggi e le serate, in un posto sicuro e sempre aperto per loro.
Per tanti anni padre Mormino è stato per quei giovani un punto di riferimento. Li riceveva, li ascoltava, li coinvolgeva in tutto quello che faceva. Non li teneva ai margini della vita della parrocchia: li metteva al centro, affidando loro compiti e responsabilità. Con lui i ragazzi imparavano a stare insieme e a lavorare per la città.
Di quegli anni resta un ricordo particolare. Padre Mormino e i suoi giovani aspettavano fino a tarda notte il rientro del vescovo Catarinicchia dalle visite alle parrocchie. Il vescovo era felice di trovarli lì ad attenderlo e, anche se stanco, spesso si fermava con loro per rilassarsi, giocando a briscola e a scopa.
Quanto fosse profondo quel legame si è visto nel 2012, quando padre Mormino è stato trasferito ad Alia. A protestare, a Cefalù, sono stati proprio quelli che erano cresciuti con lui.
La Ninnaredda e la Frottola, due tradizioni ritrovate
L’impegno di padre Mormino non è stato soltanto religioso. A lui Cefalù deve la riscoperta di due tradizioni che rischiavano di perdersi, e in entrambi i casi i protagonisti sono stati i giovani della Cattedrale.
La prima è la Ninnaredda. Nei giorni della novena di Natale padre Mormino la portava in giro con i suoi ragazzi per le vie della cittadina normanna. Le strade tornavano così ad animarsi nell’attesa della festa, e una consuetudine antica ritrovava il suo posto nel Natale dei cefaludesi.
La seconda è la Frottola, la tradizione legata alla festa del Corpus Domini. Anche qui padre Mormino non si limitava a organizzare: lavorava in prima persona. Nei giorni che precedevano la sfilata era nel cortile dell’atrio vescovile, insieme ai tantissimi giovani della Cattedrale, ad allestire i carri infiorati. Poi, alla vigilia del Corpus Domini, quei carri sfilavano per le strade della città.
Due appuntamenti diversi, uno d’inverno e uno alle porte dell’estate, con la stessa idea alla base: far vivere le tradizioni affidandole ai ragazzi.
L’ultimo saluto
Dal 2012 e fino a qualche anno fa padre Mormino è stato parroco delle due parrocchie di Alia, il suo paese.
Il feretro arriverà sabato 3 ottobre alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, detta del Purgatorio, a Cefalù, dove sarà allestita la camera ardente. La chiesa resterà aperta sabato 3 e domenica 4 ottobre, dalle 17 alle 19. I funerali saranno celebrati lunedì 5 ottobre alle 11 nella Basilica Cattedrale di Cefalù. La Messa di trigesimo sarà celebrata ad Alia.
Pubblichiamo alcune foto di padre Mormino. Sono quelle del 30 luglio 2012 quando alla vigilia del Salvatore la parrocchia della Cattedrale lo ha salutato prima del suo trasferimento ad Alia. Le foto sono state scattate da Giacomo Sapienza.




















