Il 15 ottobre scatta la data che apre ufficialmente la stagione dei riscaldamenti in Italia. Non ovunque allo stesso momento, perché il calendario dipende dalla zona climatica di ogni Comune: nel Nord e nelle zone di montagna i termosifoni possono partire dal 15 ottobre, nel Centro dal primo novembre, mentre sulla costa siciliana, Palermo e Cefalù comprese, si rientra nella zona B e si può accendere solo dal primo dicembre, per un massimo di otto ore al giorno. Nei comuni interni delle Madonie, classificati in zona D ed E, si parte invece dal primo novembre o dal 15 ottobre, con dodici o quattordici ore consentite.
Quest’anno però la vera notizia non è la data, ma il prezzo. Il gas per il riscaldamento costa il 38,9 per cento in più rispetto a un anno fa, e il prezzo fissato dall’Arera per i clienti vulnerabili è salito per il quarto mese consecutivo, arrivando a 1,4372 euro al metro cubo tasse incluse, il secondo valore più alto di sempre. La causa è la crisi in Medio Oriente, che ha fatto impennare le quotazioni all’ingrosso proprio alla vigilia dei mesi freddi.
Quanto costerà scaldarsi
Secondo i calcoli del Codacons, una famiglia tipo che consuma 1.100 metri cubi di gas all’anno spenderà circa 1.581 euro nei prossimi dodici mesi, se i prezzi restassero a questo livello. Sommando i rincari della luce, la bolletta energetica complessiva di un utente vulnerabile arriva a circa 2.450 euro l’anno. Poiché gran parte del gas domestico si consuma tra novembre e marzo, la sola stagione del riscaldamento vale tra i 1.000 e i 1.100 euro per una casa media del Nord. In Sicilia, dove la stagione è più corta e i consumi medi più bassi, il conto scende, ma il rincaro percentuale resta lo stesso: chi l’anno scorso ha speso 400 euro per scaldarsi quest’anno rischia di spenderne oltre 550.
Chi ha un contratto a prezzo fisso nel mercato libero è al riparo fino alla scadenza dell’offerta; chi ha un contratto variabile o è rimasto nel servizio di tutela sente l’aumento già dalle prossime bollette.
I 7 trucchi per spendere meno
Il primo è il più banale e il più efficace: abbassare il termostato di un grado. Portarlo da 21 a 20 gradi riduce i consumi del 6-7 per cento, e la differenza di comfort è quasi impercettibile. Molti Comuni nelle ordinanze fissano comunque il limite a 19 gradi con due di tolleranza.
Il secondo è usare le ore consentite con intelligenza. Non serve tenere acceso tutto il giorno: due o tre fasce, al mattino e la sera, con l’impianto spento quando la casa è vuota, costano molto meno di un riscaldamento continuo a bassa temperatura, soprattutto nelle case siciliane dove l’isolamento è spesso scarso e il calore si disperde in fretta.
Il terzo è lo sfiato dei termosifoni prima dell’accensione. L’aria accumulata in estate impedisce all’acqua calda di circolare e il calorifero scalda solo in parte: basta aprire la valvola di sfiato con un cacciavite finché non esce acqua.
Il quarto è chiudere le stanze che non si usano e abbassare le valvole dei loro termosifoni, concentrando il calore dove si vive davvero.
Il quinto è non coprire i caloriferi con tende, mobili o panni ad asciugare: un termosifone coperto perde fino al 20 per cento della sua resa.
Il sesto è la revisione della caldaia. Una caldaia pulita e regolata consuma meno e, per i modelli a condensazione, lavora al meglio con l’acqua a 50-55 gradi invece dei 70 spesso impostati di fabbrica: abbassare la temperatura di mandata è uno dei risparmi più sottovalutati.
Il settimo è controllare le offerte. Con i prezzi all’ingrosso in tensione, i fornitori stanno lanciando promozioni a prezzo bloccato per attirare clienti: confrontare il costo al metro cubo della propria bolletta con quello delle offerte di ottobre può valere diverse decine di euro al mese.
A tutto questo si aggiunge il bonus sociale gas, applicato in automatico in bolletta a chi ha un Isee aggiornato sotto le soglie previste. In un inverno come questo, presentare la Dsu per ottenere l’Isee è la prima cosa da fare.















