Le Madonie una terra di incompiute: intervista all’ex senatore Bartolo Fazio

[three_fourth] Delle terme a Geraci e Sclafani Bagni non si è vista l’ombra. Il campo di golf di Collesano è nell’abbandono. E che dire della diga di Blufi, del porto di Cefalù e ella viabilità di collegamento come la Gangi-Finale, lo svincolo Irosa e le tante strade provinciali? Il quadro della situazione è desolante. Abbiamo fatto il punto con l’ex senatore Bartolo Fazio che domenica è intervenuto alla conferenza “Verso un turismo relazionale e del benessere. Analisi, prospettive, governance, iniziative imprenditoriali e culturali” che si è tenuta a Geraci Siculo. .

Solo se cadono i campanili si può sognare. Che significa questo per le Madonie?
Sono un convinto sostenitore delle municipalità – dice – per immaginare lontanamente di cancellare i nostri comuni. Serve però alleggerire i nostri municipi, accorpare i servizi, eliminare i tanti consorzi, distretti, società (rifiuti, acqua, etc.) trasformati in sottogoverno e gestiti molto spesso per distribuire solo indennità. Un territorio omogeneo per storia e tradizioni come le Madonie deve sperimentare un processo unificante che coinvolga tutta la comunità e possa estendersi al vicino territorio alesino (Tusa, S. Stefano di Camastra) che non sia elitario come mi pare stia avvenendo in questi mesi con la strategia SNAI.

Le Madonie terra di incompiute? Perché accade questo?
Sulle Madonie si è sperimentato uno dei primi patti territoriali della Sicilia. È stata una stagione ricca di concertazione e piena di speranze. Sono stati raggiunti alcuni obiettivi imprenditoriali (un esempio l’azienda dei f.lli Fiasconaro) ma abbiamo assistito al fallimento di altri. Il patto si fondava per esempio sullo sviluppo termale del territorio (Geraci, Sclafani Bagni, etc.) ma di terme non si è vista l’ombra; si è privilegiato il campo di golf di Collesano che oggi è in abbandono e oggetto di fallimento. Incompiute sono rimaste la diga di Blufi, il porto di Cefalù – di recente addirittura in dissesto – come in dissesto è la viabilità di collegamento (Gangi-Finale, svincolo Irosa, le tante strade provinciali). Il quadro è sicuramente desolante.

Su quali presupposti si dovrà realizzare il nuovo modello di sviluppo per le Madonie ?
Le Madonie sono un contenitore straordinario di eccellenze. Il turismo balneare di Cefalù e Pollina, la ricchezza monumentale dei centri storici, il parco naturale, quello astronomico di Isnello, la gastronomia di Castelbuono, i centri termali di Geraci, Sclafani e Termini sono tutti attrattori di turismo diversificato. Serve un coordinamento serio del territorio che veda magari meno Sindaci ma più imprenditori di qualità a gestire i processi di sviluppo piuttosto che assistere al mediocre protagonismo di finti rappresentanti delle parti private. Il governo del territorio non puo continuare a rimanere silente di fronte al mutamento delle tante strutture ricettive in centri per migranti o, cosa ancora più grave, ignorare la crescente attenzione di gruppi come “Aeroviaggi” di Antonio Mangia per la zona.

Per il prossimo futuro?
Se non vogliamo bruciare le ultime risorse dell’Unione Europea è necessario cambiare passo e forse anche con un po’ di umiltà rimetterci tutti in discussione.

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